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giovedì 31 marzo 2016

RIFLESSIONI


C'ERANO UNA VOLTA




Oggi mi sono alzato con la voglia di esternare quello che penso da un po di tempo:
Una ridda di pensieri sui vari aspetti del web e sulle sue componenti
mi riferisco a quello splendido passatempo che è Facebook dove tutto è permesso e tutto è lecito e la tastiera  consente di esprimere emozioni e pensieri che, diversamente, dovremmo tenerci dentro .
Opinionisti giornalieri ci deliziano con post di politica interna che nulla hanno di  politico ma sembrano più gossip.
Esperti di diritto che pontificano su sentenze e disposizioni giuridiche fini assertori della legalità secondo Ponzio Pilato.
Goliardici burloni che postano di tutto facendo facile presa su creduloni che non si sognano minimamente di verificare le notizie ma le riportano solo leggendo il titolo.
Fake che riportano notizie e foto di anni passati facendole passare per attuali.
Troll che si inseriscono in conversazioni e chat esclusivamente per creare dissensi e contrapposizioni.
Insomma la consapevolezza di scrivere seriamente e per poche persone, ormai, dovrebbe essere una regola accettata da chi prende Facebook per quello che è e non per quello che sembra essere.
In questi quattro anni, dall'inizio della vicenda di Max e Salvo, ritengo che le persone veramente interessate a sostenere la loro causa si riducono a non piu di una trentina considerando tutti gli altri (diverse centinaia) sostenitori occasionali che, dopo poco, si sono lasciati prendere dallo sconforto e dalla noia dello stesso argomento.
Non apprezzo minimamente chi ha dato il nome "Maro'" ai nostri due sottufficiali.
Non apprezzo minimamente chi sbandiera il motto "Tutti insieme nessuno indietro" valido per certi reparti ma che, in questo caso, si è rivelato
inappropriato in quanto gli altri componenti della squadra dovevano condividere le sorti di Max e Salvo e rimanere al loro fianco a tutti i costi.
Ho fatto una seria analisi di tutte le iniziative intraprese in questi quattro anni e, devo dire con molto rammarico, che si
sono rivelate tutte molto deludenti, certo alcune hanno portato una discreta visibilità a chi le ha organizzate, ma, alla resa
dei conti, non una ha ottenuto una qualche rilevanza ai fini della causa.
Quello che mi ha fatto decidere di estraniarmi e essere solo un osservatore sono state le varie diatribe
che hanno portato alla formazione di gruppi e pagine sfaldando quella che, all'inizio, era un'unità d'intenti e di informazioni generali che miravano al sostegno dei nostri fucilieri.
Non prive di colpe, a mio avviso, sono le famiglie di Max e Salvo che, ad un certo punto, andarono in conflitto e determinarono la "tifoseria" da ambo le parti, ma questo è comprensibile visto il clima che si era creato attorno alla vicenda.
E veniamo, in sintesi,  alle responsabilità della vicenda:
1) Comando marina (regola non scritta) mai consentire il dirottamento di qualsiasi naviglio.
2) Diplomatici: ( De Mistura) Troppa fretta di fare dichiarazioni di casualità dell'evento.
3) Capo delle FF.AA. disinteresse per la vicenda e non presa di posizione chiara e decisa.
4) AISE scarsa informativa su tutta la vicenda
5) Ministri e diplomatici che credevano chiusa la questione con scuse e risarcimento danni
6) Faciloneria e pressapochismo del governo in carica e dei suoi esperti.
Tutto ciò ha dato addito a varie interpretazioni dell'accaduto, per non parlare delle manipolazioni politiche dei governanti del momento.
Se a questo aggiungiamo le prove costruite e manipolate dalle autorità locali e l'esclusione dei nostri esperti dalle perizie
si può tranquillamente affermare che, tutta la vicenda, ha i contorni del ricatto economico-politico che, al momento, era una ghiotta
occasione da prendere al volo.
Ovviamente vi sono moltissime altre cose, ma dovrei fare un romanzo a puntate (sai che noia) e molti fatti che emergeranno
quando vedremo quei boriosi politicanti traditori della patria sul banco degli imputati di un tribunale internazionale a rispondere e
giustificarsi del loro comportamento (ed è in questi casi che io preferirei un tribunale popolare fatto di persone comuni).

A. Adamo

mercoledì 16 marzo 2016

VERITÀ NASCOSTE

APPRENDISTI  DIPLOMATICI
Li hanno rispediti in Italia, quel 3 gennaio 2013, perché ce li tenessimo: mai gli Indiani si sarebbero aspettati che li avremmo rimandati indietro”.
Deciso e sicuro nell’affermarlo, con l’immancabile piglio del giornalista d’inchiesta che fa di Toni Capuozzo, firma storica di Mediaset, uno degli inviati più seguiti del panorama nazionale.
Lo abbiamo incontrato il 12 marzo u.s. al Circolo Ufficiali dell’Esercito di Bologna, dove ha presentato il suo ultimo libro scritto per Mursia: “Il segreto dei Marò” .
Un libro che il giornalista e volto noto dell’informazione televisiva ha scritto di getto, per amore di verità, e per quel particolare sentimento di amicizia che lo lega - da molto prima del tragico evento - proprio a Massimiliano Latorre, uno dei due fucilieri di Marina conosciuto durante i tanti reportage fatti in Afghanistan.
Come stanno i nostri due militari? Sentono di essere stati abbandonati?
Di Salvatore Girone so quello che mi racconta Massimiliano; so che si sta laureando on line, è cosa lunga far passare il tempo laggiù, tra le quattro mura dell’Ambasciata.
Massimiliano invece continua a non star bene, e se potesse, tornerebbe in India anche domani.
(A differenza di chi ce l’ ha mandato lì) non si perdona il fatto di aver lasciato lì un suo commilitone.
Un libro che vuole fare chiarezza e richiamare l’attenzione su tutta la vicenda.
Questo non è un libro come gli altri; è fatto con tanta rabbia, con il solo intento di non far passare sotto silenzio quello che è realmente successo quel 15 febbraio 2012.
E’ triste il silenzio generale dei media su tutta la vicenda. Sappiamo tutto su Meredith, o su Nadia Gambirasio, ma a nessuno importa di spiegare, ad esempio, se l’ictus che ha colpito a 46 anni Massimiliano Latorre possa essere imputato all’intera vicenda: se sia una conseguenza psicosomatica di quanto patito.
Mi viene quasi il sospetto che in Italia vi siano cittadini di serie A e cittadini di serie B.
E non se ne parla perché la politica e le Istituzioni hanno fatto in tutta la vicenda una pessima figura, mettendo in mostra la fotografia di un paese che non è in grado di portare a casa due suoi servitori in uniforme.
Indicativo che il libro sia prima stato proposto a Mondadori e Rizzoli (prima che si alleassero), e che nessuno dei due colossi editoriali abbia manifestato interesse a pubblicarlo.
Una vicenda, però, che una fetta importante di Italiani stenta a mandare giù.
Ed è molto strano, perché ovunque vada, trovo sempre sale gremite di gente indignata, che vuole conoscere i fatti.
La verità è che questi due ragazzi, con il loro silenzioso ubbidire, ed anche nel modo con cui portano la loro uniforme, sollecitano un forte sentimento di orgoglio. Anzi, a pensarci bene, la divisa hanno dimostrato di portarla con più onore loro dei superiori che li hanno mandati laggiù.
Vero è che una certa Italia, anche istituzionale, non ha mai creduto alla loro innocenza.
Fosse solo per il diritto di avere un giusto processo…
Già, mi viene in mente la domanda di Bertold Brecht “C’è un giudice a Berlino?”
Quel diritto sacrosanto di avere un giudice.
Quattro anni sono ormai passati da quel 15 febbraio 2012, ed almeno altri due ne passeranno prima che il Tribunale Internazionale del Mare di Amburgo decida la competente giurisdizione: solo allora inizierà il processo vero e proprio.
Dove è il sempre invocato garantismo, la cultura del diritto?
Perché la prima volta che sono rientrati in Italia non un solo magistrato, per ragioni di giustizia, abbia ritirato loro il passaporto?
Tempo fa stavo a Roma, a casa di un alto ufficiale delle Forze Armate, presente anche un rappresentante della Procura il quale, alla domanda fattagli dalla padrona di casa sul perché ai due militari non fosse stato - per motivo d’indagine - impedito di espatriare, ebbe a rispondere che fu suggerito di astenersi dal farlo... per il bene dei ragazzi (con buona pace della tanto invocata indipendenza della nostra magistratura, che - si sa - funziona ad intermittenza).
In più, gli Indiani in tre anni non hanno formulato un solo capo di accusa...
E questo fa capire perché li abbiano mandati in permesso in Italia: solo perché ce li tenessimo.
In tal caso, certamente, avrebbero fatto un po’ di caciara a livello diplomatico, ma sarebbe finita lì, e si sarebbero levati dall’imbarazzo dell’intera vicenda.
D’altronde, fatti oscuri la vicenda ne presenta non pochi.
Alle 16.15 la Enrica Lexie comunica un tentativo di attacco da parte di una imprecisata barca di pirati. Tentativo respinto per aver mostrato di avere a bordo personale armato (i militari, sportisi dal ponte, hanno fatto cenno alle armi in dotazione).
Subito dopo, la piccola imbarcazione (dei pirati) cambia rotta e si allontana.
Alle 21.15 dello stesso giorno, poco distante, una petroliera greca lancia un allarme per la presenza di due imbarcazioni con intenzioni ostili (una è proprio quella che aveva cercato di attaccare in precedenza il cargo italiano?).
La Guardia costiera indiana raccoglie il segnale e si precipita sul posto - è notte fonda -; ne scaturisce un intervento a fuoco che colpisce però la barca dei pescatori.
Da questo momento in poi, gli indiani tenteranno di riportare indietro la lancetta per far cadere l’incidente nell’ambito del primo allarme dato dalla nave italiana.
A dimostrazione di questa tesi vi è anche il fatto che la prima autopsia ai cadaveri dei due pescatori eseguita da un medico indiano segnala fori di entrata compatibili con un calibro 7.60mm, proprio quello in uso alla guardia costiera indiana.
Solo dopo che la ricognizione a bordo della nave rivelò la tipologia di armi dei nostri fucilieri (5.56mm), una seconda perizia balistica cambia la compatibilità con quella di dei nostri fucili mitragliatori Beretta.
L’India sta quindi esercitando la sua autorità su due individui scagionati dalle sue stesse prove raccolte sul campo?
Certo, e l’Italia lo sa. Sbaglio, o i marò sono stati ricevuti al Quirinale, anche individualmente, da ben due Presidenti, Napolitano e Mattarella? La prova che sono stati sacrificati alla ragione di Stato.
L’Italia ha però risarcito le famiglie dei due pescatori indiani (€ 150.000 a testa, ndr).
Scelta suicida, soprattutto davanti all’opinione pubblica indiana. Come quella del comandante Vitielli (concordata con l’armatore) di far ingresso in porto, o quella di far salire a bordo la polizia del Kerala; fatto, quest’ultimo, quantomeno insolito – la nave è territorio italiano – verificatosi addirittura alla presenza del nostro Console.
Cosa rimane di questa vicenda?
Pensi solo al messaggio che la storia lascia a tutto il nostro personale in uniforme: qualunque cosa ti accada, nessuno, men che mai il tuo Stato, ti tutelerà.
E’ fiducioso per il futuro?
No, no non lo sono affatto. Soprattutto non ho fiducia nella nostra classe politica, una parte della quale cerca di utilizzare la vicenda a proprio appannaggio.
Quella legge, ricordo, fu l’ultima del governo Berlusconi (su proposta del Ministro della Difesa on. La Russa, ndr) e la votarono tutti.

martedì 12 gennaio 2016

E COSI' SARA'....

LA RESA DI COLONIA: L’OCCIDENTE SENZA DIFESE





di Giampiero Venturi
12/01/16 























































































Interessante analisi di quello che ci capiterà.

Nel settembre del 2006 l’allora Pontefice Benedetto XVI parlando all’Università di Ratisbona, citò Dialoghi con un Persiano dell’imperatore bizantino Manuele II. Il Papa si riferiva al passaggio in cui si deprecava l’uso della forza per la conversione ad una fede o ad un’idea e nello specifico l’imperatore indicava Maometto e la spada dell’islam.

NEL SETTEMBRE DEL 2006
Le frasi di Papa Benedetto citavano parole di pace frutto di un ragionamento basato sull’osservazione di modi e costumi. Nei dialoghi di Manuele c’è un serrato confronto tra sistemi legislativi e culture diverse, fra musulmani, ebrei e cristiani in particolare. Basta leggere per capire che non c’è nulla di aggressivo, né nel libro, né nella citazione del Papa.
Le reazioni alle parole di Benedetto XVI furono feroci. Prima ancora che nel mondo islamico, furono violentissime proprio in Occidente. Il mondo liberal progressista, sempre attento al fascino della ragione, attendeva al varco il papa tedesco dal giorno della sua elezione a Pontefice e l’occasione fu ghiotta. Eugenio Scalfari su Repubblica e soprattutto le coscienze radical di autorevoli officine di pensiero progressista come il New York Times erano lì, pronte al fuoco incrociato. Al Papa che portava il nome di Benedetto patrono d’Europa non si poteva concedere nemmeno l’arbitrio della libertà di parola. Il principio sacro per cui molte teste “senza padrone” erano disposte ad immolarsi, per il Papa non valeva. Nemmeno se le parole erano state estrapolate dal discorso completo e citavano uno scritto di 600 anni prima: no, Papa Benedetto andava bruciato al rogo estremo della libertà (degli altri).
Niente di più utile di quell’episodio per capire il corto circuito ideologico in cui si sta fulminando l’Occidente benpensante: la libertà degli altri di distruggerci è così importante che a chiunque ci rifletta va impedito di essere libero.
Le violenze di capodanno a Colonia e nelle altre città tedesche ci portano sullo stesso piano di analisi. Soprattutto le reazioni delle ultime ore che ripropongono il carosello dei distinguo e dei “però” più preoccupati ad evitare di associare l’islam alla violenza che a indignarsi per la violazione delle libertà più elementari.
Fossero stati i simboli della tradizione europea, bianca e cristiana ad essere profanati, non avremmo avuto problemi. Avremmo trovato perfino accoliti del fanatismo tollerante pronti a condividere. Stavolta il corto circuito invece è totale perché le violenze psico-fisiche di capodanno hanno avuto come oggetto le donne, importunate nel loro diritto di muoversi e soprattutto di essere tali. A Colonia, con una prassi ben radicata nelle culture islamiche, si è violato non tanto il diritto di fare o di agire, ma addirittura di essere.
L’imbarazzo ideologico è evidente. Costretti a scegliere fra i principi basilari del pensiero femminista e l’immigrazionismo integralista, i pensatori chic & choc nicchiano e si appellano all’ultimo nascondiglio ancora possibile: la parola d’ordine diventa “non fare di tutta l’erba un fascio”. Poco importa dei numeri, la statistica a volte non conta.
Basterebbe invece un briciolo di buon senso e soprattutto di umiltà ideologica per capire dove si sbaglia, prima che sia tardi: il rischio di identificare l’islam con violenza e ritardo civile non è più grave di quello di sottovalutarne la diffusione tout court in una società occidentale secolarizzata, fragile, in balia della prepotenza e delle impunità scambiate per diritto.
Basterebbe contare i Paesi a maggioranza islamica con tradizioni democratiche o buttare un occhio ai sistemi penali pakistani, sauditi, malesi, marocchini. Basterebbe riflettere sui principi di reciprocità o sulla condizione sociale della donna in Senegal, in Sudan, nel Brunei, in Qatar, in Mali, in Turkmenistan. Basterebbe viaggiare un po’ e rendersi conto di quanto sia pericolosa l’idea di un progresso unilaterale e a tutti i costi.
Le menti radical così pronte a dichiarare oscurantista una virgola del cardinale Ratzinger o omofobico uno starnuto di Putin chinano gli occhi davanti a un fenomeno macroscopico imbarazzante perfino per un’intelligenza mediocre. Nessuna traccia nemmeno delle battagliere figlie dell’emancipazione femminile sempre pronte ad evirare quel che resta del maschio occidentale. Ma questo è il vento ormai e la libertà vale a seconda di chi la chiede: chi sparava a zero contro Papa Benedetto è lo stesso che un anno fa scriveva Je suis Charlie del resto…
Se il pregiudizio ideologico riuscirà ad andare oltre il buon senso è difficile a dirsi. La furia della ragione è capace di accecare anche se stessa. Il nemico dell’Occidente non è l’islam, ma il suo autolesionismo. Proprio Benedetto XVI citando Pascal diceva che la ragione non sottomessa a principi assoluti rende ciechi. Gli dava ragione perfino la sua ammiratrice atea Oriana Fallaci, quando sosteneva che l’Occidente è senza difese perché ha smesso da un pezzo di volersi bene. Un bizzarro senso della libertà e un’idea strumentale della tolleranza significano proprio questo.
Poveri noi, povera Europa, povero mondo.
(foto: miniatura del XV secolo della battaglia di Nicopoli)

lunedì 16 novembre 2015

Generazioni

Dov’è la gioventù europea mentre l’Europa muore?





D’istinto…
Da Youporn si esce, da Facebook anche. Dai loop è difficile. Girano in tondo e in tondo e in tondo come le palle di chi ci sta ancora con la testa in mezzo a questo caos. Figuriamoci dal blocco di pigrizia mista a voglia di rivoluzionare tutto in due virgola quattro secondi, lo stesso tempo che Google impiega ad offrire risultati alla richiesta di qualsiasi cosa. A questa gioventù, d’altronde, non viene chiesto di salvare il mondo, viene chiesto, quantomeno, di sentirselo proprio, non come uno scomodo lascito.
Dove sono i volti delle nuove leve del futuro occidentale, europeo, solo dietro ad uno stupido filtrino che modifica la foto del profilo social coprendola con la bandiera francese o quella della pace o quella del Turkmenistan, in base all’occorrenza? Dov’è è il guizzo della gioventù che sbeffeggia e schiaffeggia il buonismo militante, lo irride e lo piazza in un angolo, esattamente lì dove dovrebbe stare? Dove il dinamismo? Dov’è il megafono? Dov’è l’irruenza e la sfacciataggine dell’innocenza, dell’ingenuità, la secchiata di merda all’annichilimento di quest’epoca? Ah giusto, occupare piazze, presidiare quell’esatta porzione di suolo nazionale fino a farsi andare via la voce non serve a nulla, certamente. Pensate forse che invece star qui a battere i tasti di un Acer serva a qualcosa? No, serve solo a raddoppiare il livore, a ricalcare a penna la bruttezza della solitudine nelle nostre singole celle sentimentali, rabbiose. Ognuno la propria. Più solitudini virtuali, del resto, non hanno mai fatto una comunità reale. Ah è vero, che pirla che sono diventato: per vomitare rabbia, oggigiorno, basta scrivere in maiuscolo sul web e il gioco è fatto.
Tornando a noi. Insomma Jan Palach è stato uno stronzo. Sì, uno stronzo. Si è dato fuoco per la libertà della sua terra, in pubblica scalinata, figuratevi che imbecille. Sarebbe bastato, che so, un tweet, un post su Facebook: “Mannaggia i carri armati sovietici”. Ve lo immaginate? Ah già, nel ’69 i social neanche esistevano. Come il sacrifico di Palach o come il movimento del ’77 verso il ripudio del marxismo-leninismo, seppur tra le sue storture valoriali. Come le parole di Stenio Solinas all’alba della ‘Nuova Destra’ in versione italiana, così ispirata a un gagliardo De Benoist. Manca la rabbia, manca la rabbia che riempie la piazza, e fomenta d’amore per la propria terra le ore precedenti. Manca il flusso e la liquidità di una generazione gelatinosa, impacchettata nei crismi di quelle precedenti, che si accontenta delle tesi di qualcun altro.
Non si può pretenderla vecchia e saggia fin da subito. Prima dev’essere gioventù errante e prorompente, magari anche fuori dai social.
Come quel plasmarsi continuamente, come quella salvifica metamorfosi che impedisce la cancrena colse gioventù prima della nostra, che dettava l’avanguardia, nuovi modelli e linguaggi, nuove visioni e riferimenti culturali. Un calcio al vecchio, l’innesto del nuovo per reagire alla scelleratezza dei tempi. Dov’è la gioventù europea? Dove, mentre questa terra cade in ginocchio forata dai mitra dell’integralismo islamico, dov’è mentre il vecchio continente è così vecchio da soffrire di Alzheimer e dimenticare padri e radici, dei propri figli? Dov’è la gioventù europea mentre alcuni europei chiedono scusa per ciò che siamo, dimenticando di chi siamo e siamo stati? 
Dove sono i colori delle bandiere nazionali? Manca la forza ma c’è l’anima. E pensare che la serenità dei giovani d’Europa farebbe crepare le gonfie coronarie dei loro coetanei scimmieschi armati di un vecchio mitra, completamente lobotomizzati mentre non distinguono il bene dal male, mentre non distinguono la grandezza, la saggezza, la purezza di un Dio da quella di una merda raccolta nei peggiori meandri della cultura infilatagli nella scatola cranica. Dove sono i fiumi di giovani entusiasmi che spingono i governi sull’orlo, che mettono pressione all’Europa con la marcia e la protesta, con i capricci di un’era personale irripetibile?
Alcuni, addirittura, scelsero la strada della jihad al fianco dell’Isis, pescati sul web come cefali, come ricordava un vecchio sondaggio.
Nessuna frettolosa ideologizzazione tardo antica, ma spirito bruciante nell’assistere inerme ad un nuovo ritorno al medioevo, svuotati della speranza nella logica, della sovranità che ci spetta per nascita oltre al peccato originale e ad una bella fetta di debito pubblico.
Senza troppi sofismi. Contesto il mio tempo perché è vuoto d’umanità, perché è un riflusso di noia. È molle e superficiale, è pieno di rinvii e lacune. Perché non ha le palle di reagire. Perché non si ritorna, perché soffre di eiaculazione precoce. Contesto il mio tempo perché non ha fede, non ha identità, non ha memoria.
Togliete le cuffiette quando non siete in Erasmus e per favore, non vi accontentate, come quel popolo dei lenzuoli, dopo la morte di Falcone e Borsellino, che fece sentire alla mafia la combattente presenza di una giovane generazione

di E. Ricucci

martedì 15 settembre 2015

INNOCENTI


1. FERMI TUTTI! ECCO L'AUTOPSIA CHE SCAGIONA I DUE MARÒ LATORRE E GIRONE. E NON È UN DOCUMENTO MISTERIOSO, MA È STATA ALLEGATO DALL'INDIA (SIC!) AL PROCESSO DI AMBURGO
2. NEL DOCUMENTO SI PROVA SENZA OMBRA DI DUBBIO CHE I PROIETTILI IN DOTAZIONE AI DUE FUCILIERI NON SONO COMPATIBILI CON LE FERITE DEI PESCATORI UCCISI. PERCHÉ I VARI LETTA, MONTI, RENZI, DE MISTURA, NON L'HANNO MAI USATA PER SCAGIONARE I DUE MILITARI?
3. DALLE CARTE EMERGE CHIARISSIMO L'OCCULTAMENTO DELLE PROVE: IL PESCHERECCIO FU AFFONDATO, IL GPS CONSEGNATO DOPO 8 GIORNI (MANOMESSO?), LE VITTIME SUBITO CREMATE
4. L'ENRICA LEXIE FU SEQUESTRATA PER SETTIMANE, ALLA RICERCA DI UN'ARMA CHE CORRISPONDESSE ALLE FERITE (MAI TROVATA). I TRUCCHI INDIANI NON HANNO FUNZIONATO, EPPURE GIRONE È SEMPRE IN INDIA. IL GOVERNO SI SVEGLIERÀ PER L'ARBITRATO ALL'AJA















Di  Maria Giovanna Maglie

Questa autopsia scagiona i due fucilieri di San Marco. La mostro volentieri ai lettori di Dagospia, ma questa autopsia è il segreto di Pulcinella, difficile credere che nessuno ne avesse copia.  E' andata così fra Italia e India per tre anni e mezzo, due militari come carne da macello, ostaggio di affari ,commesse di armi, tangenti, accordi malfatti per far risparmiare gli armatori, promozioni e incarichi insperati per chi ha fatto il lavoro sporco, calunnia su chi si è ribellato. Anche ora, a ogni carta che esce, fanno spallucce, come se gli dispiacesse l'innocenza di due italiani.
AUTOPSIA PESCATORI INDIANI NEL CASO DEI MARO GIRONE LATORREAUTOPSIA PESCATORI INDIANI NEL CASO DEI MARO GIRONE LATORRE

 Tutti zitti come spie, non solo PittiBullo che dopo le spacconate iniziali di marò non ha mai più parlato, non solo il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, alla quale l'incongruenza era stata segnalata già da tempo insieme a una perizia importante e ignorata di Luigi Di Stefano, ma pure il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che per paura di sbagliarsi ripete sempre lo stesso mantra,”riportiamoli a casa, poi si capirà chi ha sbagliato”. Intanto Girone è lì, e nessuno alza un dito.

Poi, sempre poi, qualcuno la chiederà sul serio una commissione di inchiesta parlamentare, visto che finora nessuna richiesta ufficiale è stata presentata da nessun parlamentare, nemmeno uno di coloro che da destra sull'argomento strillano indignazione. Tranquilli, bastano poche firme per una commissione di inchiesta di iniziativa popolare, anche questo basta saperlo. Qualcuno chiederà conto a tutti coloro che in questi anni hanno dichiarato non solo che i due andavano giudicati in India, in spregio a qualunque legge internazionale, ma anche che i due erano probabilmente colpevoli.

Come dimenticare quel “siamo sicuri che siano innocenti” di Emma Bonino, le dichiarazioni tremebonde di Sandro Gozi, ora sottosegretario a Palazzo Chigi, già presidente dell'Associazione Italia India; i “patti da rispettare “ ostentati da Corrado Passera, il risarcimento frettoloso elargito alle famiglie dei pescatori dall'ammiraglio e ministro della Difesa, Di Paola, le riflessioni da statista di Lapo Pistelli, convinto del processo a Delhi, lo sdegno peloso di Enrico Letta, sdegnato chissà “de che” per le dimissioni sacrosante di Giulio Terzi.

Come dimenticare le penose acrobazie di viaggio del super inviato Staffan De Mistura tra le due capitali. Davvero il pluripremiato diplomatico, che ora finge autorevolmente di occuparsi di Siria, che presenziava a finte udienze in tribunale riconoscendo così a nome della nazione italiana la giurisdizione indiana, non ha mai visto l'autopsia? Non l'ha chiesta, né lui né gli avvocati?
Il documento è dunque questo, è l'autopsia ufficiale, mai sostituita da altre, dei due indiani uccisi, non da Massimiliano La Torre, non da Salvatore Girone, il 15 febbraio del 2012 al largo della costa del Kerala. Stava tra le carte presentate dall'India a memoria difensiva al tribunale del mare di Amburgo. Bastava chiedere, come ha fatto genialmente per primo Lorenzo Bianchi, del Quotidiano Nazionale, e poi altri giornalisti, periti, appassionati di una vicenda ogni dì più a fosche tinte; come con tutta evidenza non hanno fatto i governi italiani, a voler loro attribuire incapacità ma non mala fede, a voler pensare che questa autopsia e le altre carte che continuano a venir fuori con relativa facilità non siano state nascoste nel fondo di qualche cassetto, perfino occultate al titolare della Farnesina all'epoca dei fatti.
L'anatomo patologo K. S. Sasikala esaminò i cadaveri dei pescatori, Valentine Jelastine e Ajeesh Pink, il rapporto ufficiale è stato consegnato come allegato numero 4. A pagina 2 Sasikala descrive e misura il proiettile estratto dal cervello di Jelastine. È una pallottola molto più grande delle munizioni calibro 5 e 56 Nato in dotazione ai marò. Sasikala ha misurato un’ogiva lunga 31 millimetri, con una circonferenza di 20 millimetri alla base e di 24 nella parte più larga. Il proiettile italiano è lungo 23 millimetri,8 in meno. I colpi dei kalashnikov si fermano a 26,4 millimetri. Il proiettile viene dunque da un’arma diversa dai mitra Minimi e Beretta Ar 70/90 in dotazione ai fucilieri di marina italiani.
Vi risparmio le testimonianze dei colleghi dei due morti, che parlano come dei laureati ad Harvard e ripetono imboccati le stesse identiche frasi, e, sempre dalle carte depositate ad Amburgo, il dettaglio non insignificante che il Gps del peschereccio Saint Antony non fu consegnato alla polizia appena arrivò in porto, ma otto giorni dopo, il 23 febbraio, il tempo sufficiente a manomettere qualunque dato registrato. D'altra parte il peschereccio colò provvidenzialmente a picco, i due morti furono cremati, etc etc..

peschereccio maro st antonyST ANTONY

In soccorso degli occultatori di prove, oggi sputtanati, corre Repubblica, che scrive che “l'India potrebbe aver inviato ad Amburgo una vecchia perizia con misurazioni fatte in maniera approssimativa poi soppiantata da una nuova perizia fatta anche alla presenza di carabinieri italiani i cui risultati invece confermerebbero la compatibilità delle misure del proiettile estratto  dalla testa di uno dei due pescatori indiani uccisi, con quelle in dotazione dei militari italiani”.

Non è vero, chiunque abbia seguito il caso, e la stessa Repubblica che lo ha scritto nel febbraio del 2012, sa che i due esperti del Ros mandati da Roma per partecipare alla perizia balistica furono subito esclusi dalle prova balistiche, alle quali parteciparono in assoluta segretezza esclusivamente esperti indiani che cercarono di "correggere" le risultanze dell'autopsia, rimaneggiando le misurazioni dei proiettili estratti.

monti severino passeraMONTI SEVERINO PASSERA
Alla fine anche la perizia balistica indiana che e' agli atti della Difesa e della Procura della Repubblica non riusci' a dare elementi conclusivi sulle armi utilizzate, e fu proprio per questo che la petroliera Lexie venne bloccata a Kochi per altre tre settimane, perché la polizia indiana cerco' disperatamente un'arma compatibile con le pallottole indicate dalla patrizia balistica, senza trovarla, e senza riuscire a piazzarne una.

Staffan de MisturaSTAFFAN DE MISTURA
Com'è che oggi quell'autopsia è finita nelle carte di Amburgo? Certamente gli indiani hanno portato a quel Tribunale un'accusa completa, a differenza dell'Italia, che si spera lo faccia ora alla Corte dell'Aja, utilizzando, per la serie meglio tardi che mai, le carte venute fuori che scagionano La Torre e Girone, o il sospetto di complicità diventerà certezza. Certamente gli indiani in questi anni ne hanno fatti non pochi di pasticci, qualche carta può essere scappata loro, ma il primato dei pasticci, sulla pelle di due militari in missione anti pirateria, all'Italia non glielo toglie nessuno.

RENZI GENTILONIRENZI GENTILONI
Commissione d'inchiesta, dunque, e al più presto! Certo, senza rigoroso controllo potrebbe finire come quelle abortite sulle vittime dell'uranio impoverito; una strage, e un'altra storia orribile, tutta da raccontare.
?

martedì 21 luglio 2015

L'IPOCRISIA E L'INUTILITA'DELL'ONU


PAROLE E  SOLO PAROLE



L'ONU e l'italia in particolare, stanno contravvenendo al Proclama annunciato con la DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI che Il 10 dicembre 1948, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvo' e ne chiese la diffusione globale in tutte le lingue.
Lo scopo che si prefigge è: "favorire la soluzione pacifica delle controversie internazionali, mantenere la pace e promuovere il rispetto per i diritti umani"

Gli attuali governanti dell'Italia, firmataria del documento, sembrano ignorare e aggirare quasi tutti gli articoli presenti e dovrebbero venire perseguiti dal Tribunale per i Diritti Umani per l'inosservanza da quanto stabilito dall'assemblea.  (gli omissis possono essere visionati sulla Carta dei Diritti).

Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi (CON UN DEBITO DI € 36.325 appena nati) ed eguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di
fratellanza.    (PROPRIO COME IN ITALIA)
Articolo 2
............................omissis

Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria
persona.  (LE CRONACHE DEGLI ULTIMI TEMPI DICONO IL CONTRARIO)
Articolo 4
...............................omissis
Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a
punizione crudeli, inumani o degradanti. (VEDI SUICIDI, POVERI, PENSIONATI, SFRATTATI E PRECARI)
Articolo 6
....................................omissis
[Articolo 7>11
|Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna
|discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto
|ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente
|Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.
[Articolo 8
|Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibilità di ricorso a competenti
tribunali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla
|costituzione o dalla legge.

[Articolo 9
|Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.
[Articolo 10
|Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e
|pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine
|della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza
|di ogni accusa penale che gli venga rivolta.
Articolo 11
|1. Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la
|sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico
|processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la
|sua difesa.
|2. Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo
|od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetuato, non
|costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto
|internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore
[a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.
(Dal 7 all'11 SONO ARTICOLI COMPLETAMENTE IGNORATI DA UNA PARTE DELLA  NOSTRA MAGISTRATURA)
Articolo 12
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua
vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a
lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad
essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.  (FALSO)
Articolo 13
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i
confini di ogni Stato.
2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e
di ritornare nel proprio paese.    (FALSO)
Articolo 14
..........................omissis
Articolo 15
1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua
cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.  (FALSO)
Articolo 16
1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare
una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione.
Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e
all'atto del suo scioglimento.
2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno
consenso dei futuri coniugi.
3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto
ad essere protetta dalla società e dallo Stato.     (STRAVOLTO)
Articolo 17                                                                            
1. Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in
comune con altri.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua  proprietà.

                                                                          (FALSO)
Articolo 18
Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale
diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di
manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la
propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto
e nell'osservanza dei riti.                   (I MUSSULMANI NON LO SANNO)              
Articolo 19
Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il
diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare,
ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza
riguardo a frontiere.                  (FALSO)
Articolo 20
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione
pacifica.
2. Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.
Articolo 21
1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia
direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai
pubblici impieghi del proprio paese.        
3. La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale
volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni,
effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o
secondo una procedura equivalente di libera votazione. (FALSO)
Articolo 22

Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza
sociale, nonché alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la
cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di
ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua
dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.   (FALSO)
Articolo 23
1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a
giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la
disoccupazione.
2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione
per eguale lavoro.
3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una rimunerazione equa e
soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una
esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da
altri mezzi di protezione sociale.
4. Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la
difesa dei propri interessi.       (I NOSTRI GOVERNANTI NON LO SANNO)
Articolo 24
...................................omissis
Articolo 25
1. Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la
salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare
riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure
mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in
caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in
altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze
indipendenti dalla sua volontà.

2. La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza.
Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della
stessa protezione sociale.                (FALSO)
Articolo 26
1. Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita
almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali.
L'istruzione elementare deve essere obbligatoria. L'istruzione tecnica e
professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione
superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del
merito.                  
2. L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità
umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà
fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza,
l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire
l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da
impartire ai loro figli.             (FALSO)
Articolo 27
.........................................omissis
Articolo 28
........................................omissis
Articolo 29
1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è
possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
2. Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere
sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge
per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà
degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine
pubblico e del benessere generale in una società democratica.
3. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere
esercitati in contrasto con i fini e principi delle Nazioni Unite.  (FALSO)

Io, che ho prestato servizio per tanti anni in questo organismo, mi sto chiedendo se, allo stato attuale, sia di una qualche utilità o svolga funzioni a favore delle nazioni e delle popolazioni.

lunedì 15 giugno 2015

PER CHI NON CREDEVA

Eurogendfor , ora è ufficiale: ecco il comunicato dell’Arma



Eurogendfor a Vicenza

Fatta passare per "bufala" da chi sapeva.

La questione Eurogendfor è stata lungamente dibattuta e c’era persino chi la vedeva come un affare da complottisti. E invece è tutto vero ed ora c’è anche l’ufficialità da parte dell’Arma dei Carabinieri: ecco il comunicato.

http://www.carabinieri.it/arma/partners/eurogendfor
Tra gli strumenti di gestione delle crisi a disposizione delle Organizzazioni Internazionali, ha assunto un ruolo di rilievo, la Forza di Gendarmeria Europea (EGF) che si è imposta come efficace mezzo di intervento in grado di operare anche in scenari altamente destabilizzati. L’idea di creare una struttura composta da forze di polizia ad ordinamento militare, da far intervenire in aree di crisi, sotto egida NATO, ONU, UE ovvero coalizioni ad hoc, fu lanciata nel corso della riunione informale dei Ministri della Difesa dell’UE, tenutasi a Roma l’8 ottobre 2003.
I DETTAGLI DI EUROGENDFOR
In quell’occasione i Ministri della Difesa francese ed italiano, (M.me Michèle ALLIOT MARIE e l’On. Prof. Antonio MARTINO) convennero sulla necessità di un tale strumento in grado di inserirsi in uno specifico segmento delle Operazioni di Supporto alla Pace (PSO), per lo svolgimento di attività di polizia, in sostituzione o in affiancamento alle forze di polizia locali, collassate ovvero in grado di adempiere solo parzialmente ai loro compiti.
Fu così costituito un tavolo tecnico per la predisposizione di una Dichiarazione di Intenti concordata tra i rappresentati delle Forze di Polizia ad ordinamento militare dell’Unione Europea (Arma dei Carabinieri, Gendarmeria Nazionale francese, Guardia Civil spagnola, Guarda Nacional Republicana (GNR) portoghese e la Marechaussée olandese) e firmata il 17 settembre 2004 a Noordwijk (Olanda) a margine della riunione informale dei Ministri della Difesa dell’UE.
La citata Dichiarazione è stata poi recepita in un trattato internazionale, siglato il 18 ottobre 2007 in Olanda e tuttora soggetto al processo di ratifica parlamentare (Italia, Olanda, Spagna e Portogallo hanno già completato il processo di ratifica del Trattato. Solo la Francia non ha ancora finalizzato il relativo iter). In particolare, lo Stato Maggiore (SM) dell’EGF prevede un totale di 36 posizioni, equamente ripartite tra l’Arma dei Carabinieri, la Gendarmeria Nazionale francese, la Guardia Civil spagnola, la Guarda Nacional Republicana portoghese, la Marechaussée olandese che attualmente ricopre anche la carica di Comandante del Permanent Headquarters (PHQ) di Vicenza e la Gendarmeria romena (divenuta membro EGF dal mese di dicembre 2008).
IL COMANDO EUROGENDOFOR
La Caserma Chinotto sede di CoESPU
La Caserma Chinotto sede di CoESPU
Il citato PHQ dell’EGF, la cui sede è presso la Caserma “Chinotto”, ove è situato anche il Centro di Eccellenza per le Stability Police Units (CoESPU) si pone come Comando deputato anche alla pianificazione delle future operazioni di Polizia. Tale soluzione, peraltro, consente in fase di condotta di poter disporre di un Quartier Generale posizionato fuori Teatro in grado di interfacciarsi con le Autorità politiche responsabili della missione nonché di dirigere e controllare le operazioni sul terreno.
L’EGF può, in ragione della flessibilità della struttura, essere posta indifferentemente a disposizione di Autorità militari o civili. La presidenza del CIMIN (Comitato Interministeriale di Alto Livello), organo deputato al coordinamento politico-militare dell’EGF, è stata detenuta, per tutto il 2010, dall’Italia. Nel 2011 dalla Spagna e dal 2012 dal Portogallo. Il crescente interesse per la neo costituita Forza è stato accompagnato dalla richiesta di Romania, Turchia, Polonia e Lituania di aderire all’EGF in qualità di membri, osservatori e partner.
I PARTECIPANTI AL PROGETTO EUROGENDFOR
La valutazione sull’apertura a nuovi Paesi è subordinata comunque al possesso di un requisito tecnico, essere una forza di polizia ad ordinamento militare, e di un requisito politico, essere Paese membro ovvero candidato all’ingresso nell’Unione Europea. Le visite ricognitive condotte nei citati Paesi hanno consentito di riconoscere alla Romania (Gendarmeria romena) lo status di membro effettivo (Riunione CIMIN del 18 dicembre 2008) al pari di Italia, Francia, Spagna, Portogallo ed Olanda; alla Turchia (Jandarma) lo status di osservatore, alla Polonia (Gendarmeria Militare Polacca) e alla Lituania (Public Security Service) quello di partner. Per ciò che concerne il primo impiego operativo dell’EGF, il CIMIN (19 luglio 2007) ha deciso la partecipazione della forza all’operazione militare “EUFOR ALTHEA” in Bosnia Erzegovina nell’ambito dell’Unità Integrata di Polizia (IPU) già a guida Arma, di Sarajevo.
L’impiego operativo di EGF si è concluso il 31 ottobre 2010. L’Arma dei Carabinieri, è stato il maggior contributore garantendo anche il supporto logistico mettendo a disposizione la base di Butmir 2. Dall’8 dicembre 2009 la EGF è ufficialmente impiegata anche in Afghanistan, all’interno della missione ISAF e addestrativa dell’Alleanza Atlantica (NATO Training Mission – Afghanistan, NTM-A) per la formazione, l’addestramento e il mentoring delle forze di polizia afgane. L’8 febbraio 2010 il CIMIN ha, inoltre, approvato il coinvolgimento di EGF nell’ambito della missione MINUSTAH in Haiti, ove ha operato con una Formed Police Unit (FPU) italiana (di 120 Carabinieri), una francese (di 147 Gendarmi) e uno Special Weapons And Tactics (SWAT) Platoon spagnolo (23 u. Guardia Civil). La missione si è conclusa il 31 dicembre 2010.
14 giugno 2015
A.A.