lunedì 7 ottobre 2013

DIFFERENZE DIPLOMATICHE

Quando la Diplomazia e gestita bene

di Antonio Adamo


La diplomatica francese Marion Fesneau-Castaing, dopo essere stata estratta in malo modo dalla sua auto durante una protesta in Cisgiordania, ha dato uno schiaffo a un soldato israeliano, sotto gli occhi di testimoni e ripresa dalle telecamere. Le immagini hanno fatto il giro del web e dopo le proteste del governo di Israele, la donna è stata richiamata a Parigi dal Quai d’Orsay, il ministero degli esteri francese


Il diplomatico Italo-Svedese Stefan de Mistura,  Viceministro degli Affari Esteri  col governo Monti, dopo le dichiarazioni improvvide ( che hanno fatto più danno che pugnalare alle spalle due innocenti)   rilasciate a giornali e TV Indiane ove, senza conoscere ne approfondire come si svolsero i fatti reali, con faciloneria ammetteva che i Fucilieri di Marina Latorre e Girone avevano sparato ma il fatto doveva considerarsi "uno spiacevole incidente" avvallando, così, le accuse che le autorità del Kerala muovevano ai nostri militari, nella vicenda della contesa dei due Fucilieri con l'India circa l'incarico affidatogli dal presidente del Consiglio Mario Monti, che lo ha portato alla firma di un accordo tramite "Nota verbale" direttamente con il ministro degli esteri indiano Kurshid, poiché in ambito diplomatico è prassi trattare a parità di rango, de facto, quindi, scavalcando ed esautorando il ministro degli esteri Giulio Terzi che aveva seguito la vicenda dal principio, e che si era sempre mostrato contrario al rientro dei marò in India per poi dichiarare non valida la "nota verbale" in quanto vi era il timore che un eventuale condanna poteva prevedere la pena di morte dimostrando così di non essere a conoscenza ne della giurisprudenza Indiana ne delle prassi giudiziarie dei tribunali di quel paese.
Il diplomatico NON è stato richiamato dal MAE anzi: essendo dimissionario il ministro Giulio Terzi il Primo Ministro Mario Monti lo nomina Viceministro per gli Affari Esteri e infine, l 3 maggio 2013 viene nominato inviato speciale presso il governo indiano per il caso dei Fucilieri da parte del Governo Letta.

MI VIENE SPONTANEA UNA DOMANDA:- Non sarà il caso di rimandare a scuola dai francesi tutto il nostro corpo diplomatico e i burocrati che lo circondano?

domenica 6 ottobre 2013

AMBIGUITÀ ITALICHE

 MARÒ INNOCENTI MA ANCHE COLPEVOLI…FORSE

di Gianandrea Gaiani
05 ottobre 2013
201303221301-400-maro-latorre-girone1
I fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono innocenti ma forse anche  colpevoli. Parola del governo italiano. Come il precedente esecutivo guidato da Mario Monti anche quello di Enrico Letta non sfugge a quello stile tutto italiano di gestire le crisi senza mai prendere una posizione netta. Un po’ come è accaduto al recente G-20 dedicato alla crisi siriana nel quale il mondo si è diviso tra fautori e contrari alla guerra e l’Italia è riuscita a farsi annoverare su entrambi i fronti. Nel caso dei marò suscitò stupore, l’anno scorso, il fatto che la Difesa sostenesse l’innocenza dei due militari in base al rapporto redatto dagli stessi marò (suffragato da quello degli altri quattro membri del team e da quanto riferito dall’equipaggio della Enrica Lexie) mentre l’allora viceministro degli esteri Staffan De Mistura, riferì in alcune interviste a media italiani e indiani che i due marò erano colpevoli ma non volevano uccidere. Per il governo tecnico Latorre e Girone erano innocenti “ma anche” colpevoli. Benché l’esecutivo guidato da Enrico Letta abbia definito fin dal suo insediamento la questione dei marò “una priorità” nulla sembra essere cambiato.
Non solo perché De Mistura è rimasto della partita come “inviato speciale”, ma soprattutto perché il governo sembra avere opinioni multiple e poco coincidenti circa la vicenda. A dar fuoco alle polveri ha provveduto nei giorni scorsi il ministro degli esteri Emma Bonino che sulla pagina facebook istituita “per ospitare pareri e commenti sulla vicenda che ha coinvolto i due marò”  ha scritto che “non è accertata la colpevolezza, e non è accertata l’innocenza. I processi servono a questo”.
Il ministro non sembra quindi credere a quanto testimoniato dai due marò, dai loro colleghi e dall'equipaggio della Lexie né sembra ricordare che persino gli imputati di Norimberga furono innocenti fino alla dimostrazione di colpevolezza e alla sentenza. Inutile infierire sottolineando che sarebbe lecito attendersi che almeno gli esponenti del governo italiano sostengano che un eventuale processo ai due militari dovrebbe svolgersi in Italia, non in India. Vale però la pena ricordare che il 6 agosto scorso il Ministro della Difesa, Mario Mauro, aveva sostenuto dopo una visita a Latorre e Girone che nel governo “siamo certi dell’innocenza dei due fucilieri di Marina”. Tutto chiaro allora, per  il governo italiano nulla è cambiato da Monti a Letta:  i due marò sono innocenti ma anche colpevoli….forse.
Allora perché stupirsi se gli indiani continuano ad allungare i tempi delle indagini che anticipano il processo a Nuova Delhi pretendendo di interrogare in India anche i quattro marò Renato Voglino, Massimo Andronico, Antonio Fontana e Alessandro Conte che con Latorre e Girone componevano il team imbarcato sulla Lexie. Certo gli investigatori dell’anticrimine (NIA) pretendono di poter disporre a loro piacimento di militari italiani, pratica illecita in tutto il mondo ma che evidentemente è considerata prassi normale di fronte al calabraghismo italico che di fatto ha rinunciato a ogni principio di sovranità accettando un processo (e quindi un verdetto)  gestito da un “tribunale speciale” indiano. Non a torto gli indiani rammentano che, pur di farli rimpatriare, nel maggio 2012 Roma si impegnò a consentire il ritorno dei quattro marò su richiesta della giustizia indiana. Oggi però l’Italia è disponibile solo a farli interrogare in Italia o via videoconferenza e il motivo non sembra dettato da un rigurgito ritardato di orgoglio nazionale ma dal rischio che gli indiani liberino Latorre e Girone per processare Andronico e Voglino.
Nella colpevole leggerezza, improvvisazione con cui è stata gestita l’intera vicenda a livello politico e militare, nell’aprile scorso qualcuno ai piani alti della Difesa ha fatto trapelare il rapporto sulla vicenda redatto dall’ammiraglio Alessandro Piroli nel quale emerge che i fucili che spararono quel 15 febbraio appartenevano ai marò Andronico e Voglino. La notizia venne riportata dal quotidiano “Repubblica”, che ha avuto il rapporto, facendo rapidamente il giro del mondo, India compresa.
Di fronte all’irruzione sulla Lexie della polizia del Kerala, Latorre e Girone potrebbero quindi essersi assunti la responsabilità di aver aperto il fuoco, anche se solo in mare, perché erano i più alti in grado del team. Se così fosse i due militari avrebbero dimostrato in questi quasi 600 giorni in India di avere attributi ancora maggiori di quelli che già tutti riconoscono loro, come uomini e come soldati. Avercene, a Roma, di attributi così.
Questo quanto scrive l'ottimo Gianandrea Gaiani dimenticando, però, di sottolineare l'inefficienza e l'incapacità, di chi ha gestito, fin dai primi giorni, l'intera vicenda, di affermare sia l'immunità Funzionale che il ricorso all'arbitrato.   La responsabilità primaria di tutta la vicenda ricade TUTTA sulle spalle del Primo Ministro (Dotto Tecnico nonché salvatore dell'Italia ora senatore) Mario Monti il quale col suo "low profile" ha adottato una linea di sottomissione in virtù dei preziosi interessi economici prevalenti sulla dignità e l'onore della Nazione per quanto non si può esimere anche il Presidente della Repubblica nonché capo delle FF.AA. Giorgio Napolitano che ha lasciato i due Militari in balia dei burocrati e dei politici incapaci senza mai alzare la voce.   
Ma il fatto tragicomico imperante è l'aver continuato, da parte dell'esecutivo Letta, a confermare questa linea avvalendosi ancora di personaggi che hanno causato danni irreversibili, assegnando i dicasteri interessati a burocrati qualunquisti che hanno stracciato la diplomazia Italiana relegandola ai più bassi livelli.   Non credo che saremo in grado di risollevarci, le università non formano più uomini capaci che intraprendono la carriera politica e diplomatica, forse gli insegnamenti si sono adeguati ai tempi della modernità e la parola "Democrazia" ha cambiato il suo significato primario venendo usata troppo spesso da coloro che, sino a poco tempo fa, hanno vissuto nei regimi totalitari, o li hanno condivisi, e poi hanno scoperto il trasformismo facendo le banderuole, comunemente chiamati "voltagabbana", ed è con questi personaggi che ci dobbiamo confrontare e subirne gli effetti negativi.     Non esiste più la correttezza politica, l'onore, la sincerità, il rispetto di opinioni diverse, la sacralità della parola data insomma la VERA DEMOCRAZIA.


giovedì 3 ottobre 2013

INCOMPETENTI

UN MINISTERO BONINO A NULLA - TONI CAPUOZZO: “ABBIAMO ELEMENTI CHE CONFERMANO LE DICHIARAZIONI DEI MARÒ. PERCHÉ AMMAINIAMO IL DIRITTO A GIUDICARLI?”

“Forse la Farnesina è convinta della colpevolezza dei due Marò, o magari del fatto che i colpevoli sono altri nel team a bordo della Lexie, e con un po’ di sarcasmo sfida il giudice di Dehli ad arrampicarsi su un’indagine scadente anche per l’accusa. Oppure l’unica cosa provata è l’incompetenza della Farnesina”…

Dal blog di Toni Capuozzo - http://mezzitoni.tgcom24.it 

Pubblicato dal "Foglio"
D'accordo, non è a firma del ministro degli Esteri, ma del suo staff. Che ha gestito malamente la piccola valanga di critiche, richieste di chiarimenti, lamentele sul profilo facebook di Emma Bonino, dove per qualche giorno ci sono stati interventi sulla questione dei Marò detenuti in India, e in particolare sul fatto che non sia stata colta l'occasione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite per sollevare l'attenzione sulla vicenda.
HOLLANDE ED EMMA BONINOHOLLANDE ED EMMA BONINOtoni capuozzo - Valerio Lo MauroTONI CAPUOZZO - VALERIO LO MAURO
Commenti respinti al mittente come off topic, persone bannate, alcuni riammessi: non il massimo per la pagina di un'esponente radicale il cui profilo di combattente per i diritti umani è noto e apprezzato. Fino a una risposta, sempre a firma dello staff del ministro, in cui si dice testualmente: "Non è accertata la colpevolezza, e non è accertata l'innocenza. I processi servono a questo".
Così apprendiamo improvvisamente che la questione del diritto a giudicare i Marò italiani per un incidente avvenuto in acque internazionali, a lungo sola ed esile bandiera delle autorità italiane, viene ammainata definitivamente.
Dovremo adesso attenderci attestati di fiducia e commenti tipo "la giustizia faccia il suo corso", "abbiamo fiducia nella magistratura indiana", "le sentenze si rispettano"? C'è di più: siamo tra quelli che hanno prodotto importanti elementi che portano a confermare le dichiarazioni rese dai due Marò e a smentire la ricostruzione dei fatti a opera degli inquirenti del Kerala.
I due marò italiani in IndiaI DUE MARÒ ITALIANI IN INDIAFlavio Zanonato Alan Le Roy Emma Bonino e David ThorneFLAVIO ZANONATO ALAN LE ROY EMMA BONINO E DAVID THORNE
E ora tutto questo, che dovrebbe costituire una linea difensiva davanti a un tribunale il cui diritto a decidere è comunque in discussione, è accantonato. Pilatescamente, ci si rimette alla Corte speciale indiana. Delle due l'una: o la Farnesina è convinta della colpevolezza dei due Marò, o magari del fatto che i colpevoli della morte dei pescatori sono altri nel team dei Marò a bordo della Lexie, e con un po' di sarcasmo sfida il giudice di Dehli ad arrampicarsi sulle risultanze di un'indagine scadente anche per l'accusa. Oppure l'unica cosa provata è l'incompetenza della Farnesina a occuparsi della vicenda. Ipotesi tristi entrambe.
TONI CAPUOZZOTONI CAPUOZZO












domenica 29 settembre 2013

LOGICA GIURIDICA

FUCILIERI  DEL S. MARCO :  ovvero QUANDO I POLITICI GIOCANO SPORCO


di Antonio Adamo
Domenica 29 settembre 2013

Accertato che sia stato il console italiano a Mumbai  (non certo di sua iniziativa) a decidere che i militari del reggimento San Marco dovevano scendere a terra altrimenti la polizia indiana sarebbe intervenuta con la forza e si sarebbe avuto uno scontro. È quanto risulta ai carabinieri del Ros,  come pure la Farnesina, hanno inviato l'atteso rapporto in Procura.
Dopo 19 mesi, ci sono le prime ricostruzioni ufficiali con due informative che descrivono quanto è accaduto al largo delle coste indiane il 15 febbraio scorso, a partire dal tentativo di abbordaggio dei pirati fino al fermo dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Sono momenti drammatici, in cui la petroliera italiana ha da poco raggiunto il porto di Kochi e ad aspettarla ci sono la polizia indiana e il console italiano a Mumbai, allertato dal ministero degli Esteri (che quindi era già al corrente di quanto accaduto).
Gli uni e l'altro salgono sulla nave, perché il nucleo militare di protezione deve spiegare cosa è successo (Qui il primo errore in quanto la polizia non poteva salire a bordo senza autorizzazione)
Ma alla polizia indiana i chiarimenti non bastano: vogliono che i marò scendano a terra.
A bordo si discute, alla fine - per evitare attriti e un conflitto armato- il console dà parere favorevole (non prima di aver chiesto istruzioni al suo diretto superiore).
"Qui ipotiziamo che la risposta sia stata:- "fateli scendere che tanto con le autorità Indiane siamo in ottimi rapporti".
E appena lasciata la Enrica Lexie Latorre e Girone vengono fermati. Il pm Francesco Scavo, volato all'Aia per l'annuale conferenza di Eurojust proprio sulla pirateria, leggerà le informative domani, al suo ritorno. E valuterà se dare il via all'inchiesta con una rogatoria.
Nel frattempo però è giallo (per modo di dire) sull'ipotizzato scambio tra l'Enrica Lexie e l'Olympic Flair: da Atene a Roma, da New Delhi a Londra si inseguono smentite e conferme.
La Marina mercantile ellenica infatti nega con decisione (e gran faccia tosta) che il suo cargo sia stato attaccato: «Non risulta che niente del genere sia accaduto a nessuna nave greca in navigazione al largo dell'India nei giorni indicati».
Però un funzionario della società armatrice, la «Olympic shipping and management», raggiunto al telefono dall'Ansa, pur senza confermare il tentativo di abbordaggio non lo smentisce.
Emerge anche una strana circostanza: la guardia costiera indiana avrebbe contattato quattro mercantili per chiedere se fossero stati attaccati dai pirati (oltre alla Enrica Lexie, il Giovanni, pure italiano, il Kamone Victoria e l'Ocean Breeze) ma non l'Olympic Flair. (Perché questa omissione? il tentativo di abbordaggio risulta, senza alcun dubbio, all'International maritime bureau dell'Icc (la Camera di commercio internazionale) di Londra, che lo ha confermato via mail alla Marina militare. Il rapporto inglese, dopo aver indicato la data, l'ora e le coordinate (9.57 latitudine nord e 76.2 longitudine est, a circa 2,5 miglia nautiche dalla costa), descrive l'attacco: «Circa 20 predoni in due barche hanno avvicinato un mercantile ancorato e hanno provato ad abbordarlo». Chi era di guardia, si legge ancora, «ha notato i predoni, ha lanciato l'allarme e ha riunito l'equipaggio. I predoni hanno rinunciato all'attacco dopo aver visto l'equipaggio allertato e mobilitato». 
L'analisi Tecnica del Perito Giudiziario Luigi Di Stefano "Enrica Lexie - Le ragioni dell'innocenza" ricostruisce perfettamente la situazione di quel giorno con dovizia di particolari e prove ricavate dai filmati e documenti reperiti dopo un estenuante lavoro di ricerca e con l'aiuto di alcune persone che si sono impegnate per puro senso altruistico.
Per l'Icc «la nave a cui si riferisce l'incidente è l'Olympic Flair battente bandiera greca». E del mercantile ellenico gli inglesi forniscono anche il numero IMO, cioè il codice che identifica ogni natante superiore alle cento tonnellate: 8913966.
Per i fucilieri di marina Girone e Latorre sono passati TROPPI giorni dal loro fermo: più di un anno e mezzo dall'incidente al peschereccio St. Anthony al largo delle coste del Kerala. Da allora i due militari italiani attendono ancora che la giustizia indiana si pronunci sul caso, sulla giurisprudenza e sulle responsabilità che gli vengono attribuite.
Nuovi documenti e studi approfonditi sulla vicenda, condotti da Stefano Tronconi e Luigi Di Stefano non lascerebbero dubbi.
Il "sequestro" di Girone e Latorre sarebbe opera di due potentissimi esponenti politici indiani: Oommen Chandy e A.K.Antony. Il primo è l'attuale primo ministro del Kerala, già coinvolto in diversi casi di corruzione e scandali. Il secondo è invece l'attuale ministro della Difesa indiano, nonché predecessore dello stesso Chandy alla guida dello stato del Kerala e del Partito del Congresso locale. Essi si sarebbero forniti reciproco appoggio e avrebbero sfruttato il "caso marò" per trarne vantaggi ai fini della loro stessa carriera politica (Agevolati da una linea diplomatica Italiana assolutamente Inadeguata e lassista se non addirittura colpevole di negligenza e opportunismo) Da qui una serie infinita di manipolazioni di prove per cercare di coprire gli "errori" commessi dagli inquirenti indiani e attribuire la colpa dell'incidente alla petroliera italiana che imbarcava gli uomini del San Marco in servizio antipirateria.

Va detto, inoltre,  che le nostre autorità erano da subito, con faciloneria tipica Italiana e sicure della teoria dell'incidente non voluto, convinte della colpevolezza dei nostri Fucilieri  e si sono precipitati a risarcire le Famiglie delle due vittime e il proprietario del S. Antony dimostrando di accogliere le accuse delle autorità del Kerala.
Parlando ad un canale televisivo indiano il 18 maggio 2012, il sottosegretario del Ministero degli affari esteri italiano, Staffan de Mistura, ha affermato: "Loro (soldati della marina italiana) hanno cercato di inviare dei segnali. Hanno sparato in acqua e sparato dei colpi di avvertimento ed alcuni sono andati nella direzione sbagliata". Ha descritto la morte dei due pescatori nella sparatoria come un'"uccisione accidentale" e "un incidente sfortunato di cui tutti si rammaricano. I nostri soldati non volevano che questo accadesse, ma sfortunatamente è successo
Dopo di che è risultato facile, per gli scaltri politici coinvolti, approfittare dell'ingenuità e buonafede delle autorità Italiane non avvezze a confronti di tale portata e alle prese con i numerosi problemi interni. 
Le tre mosse delle autorità locali sono state:
1) far sparire la documentazione originale relativa all'incidente (che però, grazie a internet, è stata interamente recuperata alcuni mesi fa);
2) esercitare forti pressioni sul proprietario del St. Anthony, Freddy Bosco, che in in primo tempo aveva dichiarato che l'incidente era avvenuto alle 21.30, salvo poi ritrattare e sostenere che invece i fatti sarebbero avvenuti alle 5 del pomeriggio, in un orario compatibile con quello in cui la Enrica Lexie denunciò di aver incontrato dei pirati;
3) imporre il silenzio sul caso, tramite un'ingiunzione, al prof.Sasikala, il medico legale che effettuò l'autopsia sui due pescatori vittime dell'incidente e che dichiarò che il proiettile estratte era di calibro incompatibile con le armi in dotazione ai militari italiani.
Al lavoro della Guardia Costiera, che avrebbe anche modificato la zona in cui sarebbe avvenuto l'incidente,
facendola ricadere nelle acque territoriali indiane (a 12 miglia dalla costa, invece che a 20) ha anche contribuito la donazione ai familiari delle vittime dell'incidente, da parte dello Stato italiano. Non solo. Da New Dehli, dove si trova Antony, arriva un sostanziale aiuto al collega di partito Chandy: "E' così che l'avvocato dello Stato inizialmente incaricato a Delhi di seguire la vicenda, avvocato che davanti alla Corte Suprema indiana afferma senza mezzi termini che quanto sta avvenendo in Kerala con il sequestro della nave e dei militari italiani è del tutto illegale, viene immediatamente sostituito con un altro avvocato pronto
docilmente a seguire le direttive politiche del clan del Kerala".
Ora, avendo la NIA svolto le indagini ex novo su ordine della Suprema Corte,  non potendo effettuare riscontri sugli esami del patologo ne su quelli balistici deve basarsi sulle prove testimoniali di conseguenza, non ritenendo valide quelle acquisite a suo tempo degli altri quattro Fucilieri del Team, è naturale che non possa presentare le proprie conclusioni al giudice designato in quanto non verrebbero accettate essendo incomplete; di qui l'allungamento dei tempi per Max e Salvo.
Considerato tutto questo e facendo una previsione giuridica di quello che potrebbe decidere un giudice monocratico, sulla base degli elementi che gli verranno presentati e sentito il parere di eminenti giuristi Indiani,  si può ragionevolmente affermare che potrà essere sancito il "non luogo a procedere" oppure  "assolti per non aver commesso il fatto".


venerdì 27 settembre 2013

L'unica via d'uscita a questo caos è scritta nella Costituzione: basta applicarla

Lettera aperta a Napolitano



Signor Presidente della Repubblica,
nella nostra veste di Presidenti dei gruppi parlamentari di Forza Italia, intendiamo rappresentarLe alcune considerazioni a seguito della sua Dichiarazione relativa all'assemblea dei nostri gruppi parlamentari svoltasi ieri.
I gruppi parlamentari, nella loro autonomia costituzionalmente garantita, hanno ritenuto di riunirsi, per esaminare le prospettive di vicende prossime che investiranno direttamente attribuzioni rimesse in via esclusiva agli organi parlamentari dall'articolo 66 della Costituzione.
L'assemblea non era finalizzata né ad assumere decisioni sul governo del paese né, tantomeno, anche per l'evidente illegittimità di simili ipotesi, ad assumere orientamenti operativi sulle decisioni della magistratura o sulle prerogative del Capo dello Stato.
Né la riunione era istituzionalmente volta a manifestare solidarietà al Presidente Berlusconi, parlamentare anch'egli e leader del Partito, pur essendo questa una eventualità che non costituirebbe, com'è di tutta evidenza, alcuna ipotesi di comportamento inappropriato o ingiustificabile da parte di coloro che condividono, con il Presidente Berlusconi, i medesimi orientamenti politici e le medesime battaglie.
L'oggetto della riunione riguardava viceversa l'atteggiamento da assumere, ciascuno nella propria libertà, come si addice a parlamentari che rappresentano la Nazione e godono delle guarentigie di cui all'art. 67 della Costituzione, rispetto all'orientamento del Senato della Repubblica, che sembra ormai farsi strada e che comunque rappresenta un'eventualità molto concreta, in ordine alle determinazioni sull'applicazione al Sen. Berlusconi della c.d. Legge Severino.
In particolare, si tratta, come Ella sa, di una pronunzia che il Senato dovrà assumere nella propria qualità di organo della verifica dei poteri ai sensi dell'art. 66 della Costituzione, qualità che, secondo costante orientamento della Corte di cassazione e della Corte costituzionale, costituisce esercizio, seppure speciale, di funzioni giurisdizionali.
Sotto questo punto di vista, la riunione del gruppo era volta ad esigere il rispetto dell'organo parlamentare, allorché, come nel caso di specie, in questione è proprio lo Stato di diritto nella sua manifestazione suprema che è la Costituzione.
Com'è infatti noto, le norme sul sindacato incidentale di costituzionalità delle leggi impongono che qualsiasi organo eserciti funzioni giurisdizionali sia tenuto, allorché ritenga una questione di legittimità rilevante e non manifestamente infondata, a investirne la Corte costituzionale.
Si tratta di un dovere cui l'organo giudicante non può sottrarsi quando rilevi l'esistenza di un dubbio, senza necessità - va aggiunto - che sia previamente raggiunta da parte sua una certezza sulla incostituzionalità.
Che sulla c.d. Legge Severino vi siano consistenti dubbi di legittimità qualora la si voglia applicare al caso Berlusconi è dimostrato dalle tantissime voci, di ogni orientamento culturale, che tra i giuristi ed esperti si sono nelle ultime settimane levate.
Il rifiuto di ascoltare questi dubbi da parte di molti parlamentari, malgrado ci si trovi in una sede di verifica dei poteri, è stato ritenuto dalla totalità dei partecipanti alla riunione dei gruppi di Forza Italia, un'inaccettabile negazione dello Stato costituzionale di diritto, tale da rendere intollerabile la permanenza in un Parlamento che si dimostrasse cosi sordo alle ragioni della legalità.
Nessuno ha voluto interferire con la vita del governo o con le decisioni del presidente del Consiglio e del Capo dello Stato.
In gioco è solo, ma si tratta della questione più importante per dei parlamentari, il rispetto della Costituzione da parte dell'organo che rappresenta direttamente la sovranità nazionale: il Parlamento della Repubblica.
Desumere ulteriori intenzioni non corrisponde alle motivazioni dell'iniziativa che è e rimane rimessa alla sola libera coscienza di ciascun parlamentare di Forza Italia.
In fede
On. Renato Brunetta, Sen. Renato Schifani

ODISSEA

Pubblicato su  da Alfredo
1)Gen Termentini siamo arrivati a quasi 600 giorni e i nostri ragazzi sono ancora in India. Da un governo che ha nominato inviato speciale Staffan De Mistura potevamo aspettarci qualcosa di diverso? E se si cosa si aspettava che facesse questo governo?
Sono molto pessimista dott. D'Ecclesia per vari motivi. In tutta onestà, mi sarei aspettato ben altro da questo Governo ed in particolare dal Ministro Bonino da sempre paladina dei diritti umani e che invece per la vicenda dei due Marò non sembra essere coinvolta più di tanto.
Non si conoscono, infatti, prese di posizione del Ministro. Solo sporadiche frasi di circostanza, spesso retoriche come quando si esprime sull’equità e la rapidità del processo. Esercizi linguistici parlare di rapidità dopo che sono trascorsi 19 mesi dagli eventi e 6 mesi dall’insediamento del Governo. Offese ai diritti dell’uomo ed alla Giustizia garantendo equità in un processo penale.
Giorno dopo giorno mi convinco sempre di più che come avvenuto in passato per l’Ambasciatore Terzi, anche oggi il Ministro degli Affari Esteri è praticamente estromesso dalla gestione di un problema che invece dovrebbe essere di esclusiva competenza della Farnesina, Dicastero tenutario dell’expertise necessaria per la gestione di fatti e controversie internazionali.
In tutta questa vicenda, infatti, emerge e si conferma sempre di più un’ambiguità gestionale difficilmente comprensibile. Con il precedente Esecutivo abbiamo visto che fin dal primo momento la Difesa ha rappresentato il polo dove si sono concentrate le iniziative e forse anche delegate le competenze. E’ stata la Difesa, infatti, a dare l'ok all'armatore perché la Erica Lexie rientrasse sul porto di Koci ed a sottoscrivere - per quanto noto - l'impegno con l'India per rendere disponibili per un futuro interrogatorio gli altri 4 Fucilieri di Marina componenti il NMP coordinato da Massimiliano Latorre.
Il Ministro Di Paola ha pagato gli indennizzi alle famiglie dei due poveri pescatori uccisi e per i danni al peschereccio indiano. Un'iniziativa sicuramente non presa in autonomia dal Ministro ma coordinata con la Presidenza del Consiglio se non altro per giustificare l’onere economico da contabilizzare, difficilmente imputabile agli usuali capitoli di spesa. Un atto peraltro interpretato dagli indiani ed anche da qualche italiano come un'ammissione di colpa.
Una Difesa accompagnata da discontinue comparse dell'allora Sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura, come tale delegato dagli Esteri, ma in buona sostanza palesemente autorizzato a decidere in autonomia forse sempre dall’Esecutivo, non sempre in sintonia con l’ex Ministro Terzi.
Non solo un’ipotesi, quella della mancata condivisione fra Ministro e Sottosegretario nella gestione degli eventi, ma quasi una certezza considerando il ruolo palesemente ricoperto dal dott. De Mistura nel consigliare il rientro improvviso in India dei due Fucilieri di Marina nel marzo u.s., anche sconfessando sue precedenti convinzioni espresse qualche giorno in merito alla necessità di avviare un arbitrato internazionale.
Da quel momento il dott. De Mistura e non il Ministro degli Esteri é diventato l’interlocutore privilegiato per la trattazione del problema, delegato anche a rilasciare poche e scarne informazioni, di volta in volta riprese quasi testualmente dagli altri Dicasteri interessati alla questione.
Nominato Commissario del Governo per la vicenda, oggi risponde direttamente a Palazzo Chigi, limitandosi, quasi sicuramente, solo ad informare gli Esteri che diventa portavoce di decisioni prese da altri, forse anche con il coinvolgimento delle più altre cariche dello Stato.
L'italo svedese Staffan de Mistura, di fatto é diventato il gestore del futuro dei due marò e lo sta facendo con un approccio non sempre condivisibile. Una designazione che lascia perplessi, sicuramente imposta da valutazioni di vertice condizionate probabilmente anche da alleati importanti impegnati a difendere i propri interessi in India.
2) Il Ministro degli Esteri Bonino ha delegato ad altri le azioni,sembra decisamente fuori ruolo,e anche nelle dichiarazioni ha denotato un assenza e una non conoscenza assoluta della vicenda,deducibile da cose dette non solo in maniera improvvisata ma anche in maniera sciagurata e mi riferisco alle sue dichiarazioni sulle vedove,su quelli che non ci sono più e sulla cocciutaggine nel voler riportare a casa i due ragazzi. Caro Generale ma quando parla il ministro a chi si rivolge?
Credo di poter ripetere confermando quanto detto in precedenza: il Ministro Bonino si esprime sulla base delle informazioni di cui dispone e che al momento arrivano esclusivamente dal dott. De Mistura in quanto credo che anche il ruolo dell’Ambasciatore a Delhi sia stato al momento ridimensionato per quanto attiene ai fatti specifici.
Leggendo la Sua domanda, penso inoltre, che anche Lei che da tempo si occupa della vicenda abbia consolidato una convinzione simile alla mia, ma quello che mi lascia perplesso é il perché il Ministro Bonino abbia accettato un ruolo di subordine in una vicenda importantissima come quella di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Un’accondiscendenza che appare inusuale conoscendo le caratteristiche intellettuali, professionali e caratteriali della titolare del Dicastero degli Esteri.
Di fatto si sta ripetendo quello che é avvenuto con il precedente Esecutivo. Una Farnesina di fatto vincolata da decisioni superiori in cui il ruolo di de Mistura diventa dominante e condizionante le decisioni di Palazzo Chigi. Il perché ciò avvenga e sia avvenuto sulla pelle di due cittadini italiani non é facile ipotizzarlo, ma di fatto sta accadendo sulla scia di un passato sicuramente mal gestito e quasi sicuramente condizionato da lobby economiche ed alleanze politiche sul piano globale.
3)Grazie al vice ministro degli esteri siamo venuti a conoscenza che il governo italiano sin dal primo giorno aveva deciso di affidare all'India la gestione del caso.L'India li processa e se li reputa colpevoli ,si dimostra comprensiva non esasperando la pena che i nostri marò vengono a scontare in Italia.Può un governo trattare i suoi uomini a questa maniera gen.Termentini,come se fossero due criminali ?
Questo é l'aspetto che maggiormente indigna. Una serie di fatti che senza offesa per nessuno mi permetto di definire vergognosi per una serie di motivi. La cessione completa della sovranità nazionale delegando all'India il diritto di giudicare che nessuna legge internazionale prevede. Il non pretendere che ai nostri militari sia concessa l'immunitá funzionale riconosciuta dal diritto consuetudinario e pattizio, applicata, peraltro, dalla stessa India nei confronti di due suoi militari inquadrati nel contingente ONU impiegato in Congo ed accusati di stupro. Il non pretendere che L'India si attenga alla Convenzione di Montego Bay sul diritto della mare da Delhi sottoscritta. Riconsegnare due cittadini italiani ad un Paese che prevede la pena di morte per i reati loro attribuiti, confidando nei contenuti di un documento sottoscritto dall'Addetto di affari indiano a Roma, peraltro sconfessato di lì a qualche giorno dallo stesso premier indiano Singh in risposta ad una telefonata del Senatore Monti sullo specifico.
Questi i principali aspetti di cui io come cittadino italiano mi vergogno e non vado oltre nell’elencarli per non annoiare. Arrossisco, però, per questa serie di azioni che evidenziano la inefficacia delle parole dette e ridette in questi mesi dai rappresentanti istituzionali anche di elevato rango. I fatti stanno, infatti, dimostrando che l'impegno istituzionale italiano per i due marò é più formale che sostanziale, un interesse quasi obbligato dalle circostanze ma non sentito come dovere etico.
Parole e solo parole, fatti inconcludenti, che dimostrano una verità al momento incontrovertibile: la valenza indiana nella gestione delle trattative è di gran lunga superiore alla nostra e tale da evidenziare in ambito internazionale una pochezza italiana che va ben oltre la valenza economica del Paese.
4)Il 15 Agosto abbiamo saputo dall'inviato De Mistura che c'erano problemi con l'India per l'audizione degli altri 4 marò,hanno aspettato il 15 Agosto per comunicarlo,Cosa andava a fare De Mistura in India,oltre a portare le orecchiette,a trattare l'audizione dei 4?
E come mai continua a ricoprire quel ruolo ,riesce a farsene una ragione?
Alla prima domanda rispondo esprimendo un dubbio : forse il dott. de Mistura fa parte a quella categoria di Funzionari adusi a dire di fronte ad eventi importanti che potrebbero coinvolgerli direttamente, "io non c'ero, se ero presente ero momentaneamente fuori posto o impegnato in altro ".
Infatti, appare strano che un Commissario governativo incaricato di mediare per la sorte di due italiani dimentichi di anteporre a qualsiasi richiesta della controparte aspetti sostanziali come quelli dell'impegni sottoscritti a marzo del 2012 su un eventuale interrogatorio degli altri 4 Fucilieri di Marina.
Chi è titolare di responsabilità del genere non può permettersi di disconoscere o solo dimenticare aspetti che si stanno dimostrando fondamentali per la chiusura delle indagini e quindi l’inizio del processo. Elementi difficilmente impugnabili in quanto parte integrante di norme procedurali indiane che prevedono determinate prerogative e diritti decisionali a coloro a cui sono affidate le indagini.
Aver relegato in subordine questi vincoli rappresenta una imperdonabile sottostima della controparte che dimostra di essere tuttaltro che sprovveduta. Ancora una volta la conferma della pochezza dei contenuti dell'azione diplomatica italiana a fronte, invece, di una determinazione indiana.
I motivi per cui il dott. De Mistura rimane al suo posto sono noti solo a chi lo ha designato per questo incarico. Sostituirlo in questo momento, comunque, potrebbe dimostrare agli indiani che in questi 600 giorni l'Italia ha sbagliato tutto anche nella scelta dei propri Funzionari. Si potrebbe rimediare al danno affiancando al dott. De Mistura un supporto, "una spalla" giustificata dalla stanchezza del Commissario accumulata in questi 19 mesi.
5)Nessuna parola è stata proferita all'Onu sui marò,nessun incontro ,nemmeno al bar. E' normale tutto ciò Generale?
Una scelta incomprensibile ed assolutamente difficile da accettare come cittadino italiano. Non un cenno nell’agenda dei lavori, nemmeno un incontro "face to face" se non altro con gli indiani.
Un silenzio generalizzato ormai diventato tombale, come se qualcuno avesse dimenticato o gli è stato imposto di dimenticare che da 19 mesi ci sono due militari italiani in ostaggio di uno Stato terzo.
Non ci sono parole, se prima ho utilizzato l’aggettivo "vergognoso" ora non vado oltre altrimenti supererei ogni limite di decenza.
6) Non è venuto fuori nessun nome di chi ha dato ordini che non poteva dare,e a quanto pare in molti sono stati pure premiati .In tutti i paesi del mondo sarebbero cadute molte teste,in Italia no vengono premiati .Come mai generale hanno seguito alla lettera gli ordini del mandante o dei mandanti?
La parola "ordine" ha intrinseco il significato di un obbligo da rispettare. Un'adempienza che deve essere osservata e non disattesa (to must, per usare un termine inglese che rende benissimo il concetto ). Forse nell’intera vicenda qualcuno ha interpretato piuttosto che applicato regole e normativa.
L'Armatore avrebbe dovuto informare il Comando della Squadra Navale (CINCINAV) della Marina Militare per avvertire del rientro della Lexie in acque territoriali indiane. Un obbligo previsto da un’apposita convenzione sottoscritta tra l'Associazione armatori ed il Ministero della Difesa nel quadro delle norme attuative della legge 130/2011.
L'ex Ministro Di Paola avrebbe dovuto chiarire perché il Comando Operativo Interforze (COI) avvertito dall’Armatore sul rientro della Lexie a Koci come da lui stesso riferito al Parlamento il 15 ottobre 2012, non abbia coinvolto CINCINAV da cui dipendevano sulla linea gerarchico funzionale i Fucilieri di Marina. Una dimenticanza che lascia perplessi per due motivi. Il primo perché il Ministro della Difesa doveva sapere dei vincoli imposti da una convenzione stipulata dalla Difesa. Il secondo, più importante, é rappresentato dal fatto che l'allora Ministro, già Ammiraglio di altissimo rango, conoscendo le procedure applicate per il coordinamento operativo dei marinai e delle navi impiegate "Fuori Area" non abbia chiarito perché nella fattispecie ciò non sia avvenuto.
7) A quanto pare un ruolo particolare continua ad averlo Finmeccanica,e lei lo sbocco finale di tutti quelli che hanno dato gli ordini? E anche di quelli che dovevano monitorare?
Probabilmente Finmeccanica sta tentando di difendere come é giusto e corretto sul piano imprenditoriale i propri interessi. Si spera solo che non lo faccia sulla "pelle" dei nostri ragazzi sfruttando una situazione ormai ai limiti dell'inverosimile.
8)Cosa si può fare per i nostri ragazzi?E chi dovrebbe farlo gli attuali governanti che si sono bruciati tutti,o dei referenti nuovi nazionali o internazionali,quale può essere la via d'uscita gen Termentini?
A mio avviso l'unica via d'uscita ormai possibile, lecita ed incontestabile, é il ricorso all'arbitrato internazionale attivabile, peraltro, in brevissimo tempo come confermano esperti di diritto internazionale (anche in sole due settimane). Questa strada, però, è stata abbandonata.
Solo una determinazione internazionale potrebbe, infatti, indurre l'India a tornare sui propri passi. Un atto forse anche auspicato dagli stessi indiani che sono entrati in un loop senza fine a ridosso delle prossime elezioni politiche. Delhi potrebbe trovare un alibi nella risoluzione internazionale motivando ogni decisone come imposta dall’arbitrato.
Una soluzione che probabilmente agevolerebbe anche Finmeccanica nel risolvere i propri problemi con gli indiani.
caso marò:Intervista al gen.Fernando Termentini

I BISNONNI DELLE FRECCE TRICOLORI

La nascita del volo acrobatico


25/09/2013 - Quella che di fatto viene comunemente considerata la nascita dell’acrobazia aerea in Italia, il primo atto di quella tradizione di cui oggi è erede il 313° Gruppo Addestramento Acrobatico “Frecce Tricolori”, è l’assunzione del comando del 1° Stormo Caccia da parte del Ten.Col. Rino Corso Fougier , il 1° giugno 1928 presso lo storico aeroporto di Campoformido – Udine, anche se il formale passaggio di consegna avverrà il 1° settembre. Pioniere e iniziatore del volo collettivo in Italia, Fougier è un valente aviatore, portatore di un’idea innovativa, per alcuni rivoluzionaria, quale l’importanza dell’acrobazia come parte indispensabile dell’addestramento del pilota militare. Secondo Fougier, infatti, per conseguire la massima efficacia nell’impiego bellico dell’aeroplano, un pilota militare deve prima acquisire sicurezza, padronanza, sensibilità e coordinazione in qualsiasi assetto di volo. Esattamente ciò che si ottiene attraverso il volo acrobatico.


Ma la neonata Regia Aeronautica fatica ad accettare questa nuova impostazione addestrativa che nei ranghi del 1° Stormo trova invece terreno fertile. Rimane memorabile la dimostrazione di acrobazia collettiva fornita nella primavera 1928 da tre piloti del Reparto, i Serg. Magg. Fruet, Lana e Pancera, che lanciano i loro biplani Fiat CR.1 in audaci looping in formazione nel cielo di Campoformido. Proprio a Fruet verrà affidato il delicato compito di selezionare, presso la scuola di volo, i giovani piloti, futuri “cacciatori”, da avviare all’addestramento acrobatico. Ma per superare la diffidenza e in qualche caso l’ostilità di chi addita i “ragazzi” di Campoformio come dei “saltimbanchi del cielo”, il piglio caparbio di Fougier avrà bisogno anche di un’occasione per guadagnare il definitivo sostegno della Forza Armata. L’occasione si presenta nel luglio del 1929, quando Italo Balbo in persona , in qualità di Sottosegretario all’Aeronautica, pensa ai ragazzi del 1° Stormo per arricchire la manifestazione che l’Aero Club d’Italia sta organizzando per domenica 14 sull’aeroporto del Littorio (Roma) per accogliere i due aviatori statunitensi Roger Williams e Lewis Jance, protagonisti del primo collegamento aereo tra il Nord America e Roma. Balbo si attende molto dal 1° Stormo, un’esibizione acrobatica in piena regola con sei aeroplani (un settimo sarà a terra, come riserva) chiamati ad eseguire un programma che gli uomini di Fougier dovranno mettere a punto e provare in appena ventiquattr’ore!




Il tutto con caccia nuovi di zecca, i Fiat CR.20, con i quali non hanno mai volato prima. L’esibizione del Littorio, neanche a dirlo, è un trionfo. Solo pochi mesi dopo, vede la luce una direttiva operativa della Regia Aeronautica che riconosce finalmente la validità del metodo di addestramento caldeggiato da Fougier. Il manipolo di “indisciplinati”, piloti del 6° Gruppo, si trasforma così in una scuola di acrobazia destinata negli anni a riscuotere entusiasmo e consenso in Italia e all’estero.

venerdì 20 settembre 2013

MA SIAMO TUTTI IMBECILLI? A DOMANDA RISPONDO:


SI’, SIAMO TUTTI IMBECILLI-E TANTO DI PIU’




Di Filippo Giannini 

So bene che chi scrive su questo argomento (il signoraggio) rischia la vita. Perché? Leggete avanti.

Quante volte ho confessato che di economia ne capisco poco. Tuttavia, quando in un giorno del 2003 mi fu chiesto di organizzare un MANIFESTO DEL XXI SECOLO, aderii con entusiasmo, con l’idea di riaccendere quella fiamma che animò tanti uomini e donne, in quel 14 novembre 1943, quando a Castelvecchio a Verona si celebrò il congresso del Partito Fascista Repubblicano. E in quel contesto vennero fissati i punti cardini di un Manifesto che avrebbe dovuto essere la premessa della nuova Costituzione dello Stato Repubblicano. Poi fummo sopraffatti dalla più grande coalizione liberal-capitalista e l’idea della socializzazione dello Stato andò a morte prima della nascita.

Ma torniamo al 2003. Quando mi fu affidato l’incarico contattai Rutilio Sermonti, Alberto Spera, Stelvio Dal Piaz, Carlo Morganti e, Manlio Sargenti che essendo lontano e piuttosto malato non poteva intervenire direttamente, tuttavia mi garantì l’assistenza. Tutti aderimmo con entusiasmo. Ho tralasciato di ricordare, a ragion veduta, la presenza attiva di Giacinto Auriti. Così nacque il Manifesto del XXI secolo. “Ho tralasciato”, come ho scritto, “a ragion veduta”, la collaborazione di Giacinto Auriti perché in quel periodo di economia ne capivo ancor meno di quanto ne capisco oggi. Quando questo maestro (Giacinto Auriti) mi parlava di signoraggio, non lo capivo e, probabilmente non capivo perché mi sembrava impossibile (come mi sembra impossibile ancora oggi) che una truffa di questa portata possa aver preso vita senza che gli organi di uno Stato, che si dice dei diritti e della libertà, non sia intervenuto (e ancora oggi non interviene) a bloccare quella che alcuni sostengono essere la più grande truffa mai perpretata.

Per essere più chiari riporto il Punto 13 delle Proposte ideali, voluto e imposto proprio dal (Grande) Giacinto Auriti: <Il popolo crea la ricchezza col proprio lavoro. La moneta nasce dunque di proprietà dei cittadini. Essa è di proprietà del popolo e la sovranità di essa appartiene al popolo>. Inutile ripetere che allora, in quel contesto, mi sembrava fissare un punto di grande ovvietà. Invece… Sì, invece approfondendo l’argomento ho cominciato (finalmente) a capire qualcosa.

Qualche giorno fa ho ricevuto una mail da Excalibur Italia contenente un articolo di Gianfredo Ruggiero, articolo dal quale riporto molti concetti.

Gianfredo Ruggiero inizia ricordando che all’origine del debito pubblico (chiamiamolo così, anche se questo è il frutto della grande truffa), che ha generato nei conti dello Stato una voragine in continuo aumento, vi è un meccanismo ben congeniato definito “signoraggio”. 

Facciamo ora un passo indietro e ricordiamo la nascita dell’IMI (Istituto Mobiliare Italiano), che nasce il 13 novembre 1931 IX E.F. e quella dell’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale), costituito con R.D.L. 5/1933 XI E.F. avente finalità di ente finanziario di diritto pubblico; concepito per il risanamento e per la riorganizzazione del sistema finanziario e bancario italiano duramente provati dalla crisi del 1929. L’uno e l’altro, sempre organi pubblici: l’IMI e l’IRI concepiti per assicurare i finanziamenti di medio-lungo periodo (l’IMI), e l’IRI che acquisì le partecipazioni azionarie delle banche in difficoltà e i pacchetti di controllo delle banche stesse (1). A seguire fu elaborata, nell’ambito dell’IRI la legge di riforma bancaria del 1936 XIV E.F. Una prima parte della legge (che dovrebbe essere tuttora in vigore), legge che definì la Banca d’Italia ISTITUTO DI DIRITTO PUBBLICO e le affidò definitivamente la funzione di emissione (non più in concessione) della moneta e gli azionisti privati furono espropriati dello loro quote (2).

Poco dopo Adolf Hitler nazionalizzò la Deutsch Bank sull’esempio dell’Italia di Mussolini. E qualcuno ancora oggi si chiede del perché della Seconda Guerra mondiale!?

Torniamo ai meravigliosi giorni di oggi.

Partiamo dalla Banca d’Italia che non è la Banca dello Stato italiano in quanto è presente con un minuscolo 5,8%, e questo per giustificare, scrive Gianfredo Ruggiero, la definizione di Ente di Diritto Pubblico. Infatti i principali azionisti, tutti rigorosamente privati, sono (dati riportati dal citato articolo di Ruggiero): Intesa San Paolo (30,3%,), Unicredit (15,7%), Banco di Sicilia (6,3%), Assicurazioni Generali (6,3%), Cassa di Risparmio di Bologna 6,2%), Banca Carige (4%), Banca Nazionale del Lavoro (2,8%), Monte dei Paschi di Siena (2,5%), Fondiaria (1,25%), Allianz (1,3%) e altre banche di minore importanza.

Si tenga presente che la Banca d’Italia è ora una filiale della Banca Centrale Europea (BCE) anch’essa privata. Infatti i principali azionisti sono le banche centrali (private) europee, tra queste, appunto, la Banca d’Italia con il 14,57%. Scrive sempre Gianfredo Ruggiero: fatto paradossale è la presenza, tra i maggiori azionisti (e benefattori del signoraggio) con il 15,98%, della Banca d’Inghilterra che, oltretutto, non fa parte dell’Euro. Alla BCE è affidato il controllo dell’operato degli Istituti di Credito, in pratica le banche che controllano se stesse. Inoltre viene concesso il diritto esclusivo di stampare banconote, poi cedute al governo in cambio di titoli di debito pubblico (BOT, CCT, ecc,). In pratica l’entità del debito pubblico, da cui deriva la politica finanziaria di una Nazione, non la decidono i governi, bensì i mercati. Dato che coniare le monetine di metallo, ha un costo superiore alle banconote, queste sono a carico dello Stato.

Specifica Gianfredo Ruggiero; il meccanismo in sintesi è questo: la Banca d’Italia, che in questo caso si comporta come una semplice tipografia, stampa una banconota, ad esempio da 500 Euro, il cui costo di produzione è di circa 50 centesimi tra filigrana e inchiostro e la cede allo Stato, non al costo di produzione maggiorato del suo guadagno, come logica vorrebbe, bensì al valore nominale della banconota stessa: 500 Euro! Lo Stato per tutta la sua esistenza pagherà – quindi noi poveri imbecilli paghiamo - alle banche private gli interessi su delle monete che in teorie (macché teoria, in effetti) gli dovrebbero appartenere. Riassumendo: la nostra banconota da 500 Euro – la cosa vale per qualunque taglio – alla BCE è costata pochi centesimi di Euro, mentre al popolo italiano quel pezzetto di carta colorata senza alcun valore reale costa 500 Euro più gli interessi perenni.

Questa è l’origine del debito pubblico su cui, volutamente, non vi è alcuna informazione e dibattito. Pertanto: SE LO STATO SI RIAPPROPIASSE DEL DIRITTO DI STAMPARE MONETA, L’ITALIA NON AVREBBE DEBITI. La cosa, però, sarebbe estremamente poco probabile perché i partiti tutti sono ossequienti al sistema bancario di Wall Street.

Certo quanto stiamo per ricordare non servirà per giustificare la nostra imbecillità, anzi: anche i dollari stampati dalla privata Federal Reserve americana, sono anch’essi dei pezzi di carta colorata, privi di un reale valore. Questo perché dal 1971 l’America ha abolito l’obbligo della corrispondenza in oro per ogni banconota emessa.

Ci ricorda sempre Gianfredo Ruggiero: Nel 1944 (quindi a guerra non ancora conclusa, ma con un risultato scontato) i ministri delle finanze delle potenze prossime vincitrici della seconda guerra mondiale, si riunirono in conferenza a Bretton Woods (Usa) per concordare quale politica seguire in merito alla finanza ed economia. Di conseguenza furono fondate la Banca Mondiale (BIRS) e il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Inoltre al dollaro fu attribuito il ruolo di moneta di riferimento per gli scambi internazionali. Questo comportò l’impoverimento del resto del mondo. E ancora Nixon, constato che a Fort Knox di oro ne era rimasto ben poco, il 15 agosto 1971 a Camp David, annunciò con decisione unilaterale, di sospendere la convertibilità del dollaro in oro. Osserva Gianfredo Ruggiero: da allora le Banche centrali continuano, come se nulla fosse, a stampare moneta anche se prive di controvalore, in quanto non convertibile in oro. (3).

Allora sono tutti gangsters e truffatori?

Continuate a leggere.

Abramo Lincoln, sedicesimo presidente Usa fu assassinato il 15 aprile 1865; James Garfield ventesimo presidente fu ucciso il 19 settembre 1881; William McKinley, venticinquesimo presidente cadde colpito da due colpi di pistola esplosi dal polacco Leon Czolgosz e morì il 14 successivo; John F. Kennedy trentacinquesimo presidente, e questo episodio molti di noi ancora lo ricordano almeno per la ridicola ricostruzione del fatto, e per come furono condotte le inchieste, fu assassinato a Dallas il 22 novembre 1963. Cosa legava fra loro questi presidenti e da cosa dipendeva la loro morte violenta? Tutti, nel corso del loro mandato presidenziale, elaborarono (almeno i primi tre) l’idea di cambiare il sistema monetario americano estromettendo la privata Federal Reserve Bank dalla ricordata esclusività di emissione monetaria. A questi dobbiamo ricordare che John F. Kennedy, in pratica, l’aveva già messo in atto. Infatti il 4 giugno 1963, a pochi mesi dal suo assassinio, Kennedy autorizzò, con l’ordine esecutivo n° 11.110 di riconsegnare allo Stato americano il diritto della sovranità monetaria, estromettendo la Banca Centrale (FRB). Come ricordato il 22 novembre 1963 fu ucciso. Cinque mesi dopo, ricorda Gianfredo Ruggiero, le “banconote Kennedy” furono ritirate. Una nuova vittoria delle banche private.
Tutto ciò non fu solo virtù di alcuni presidenti Usa, perché anche in Italia, a parte l’iniziativa mussoliniana del 1936, dobbiamo ricordare che Aldo Moro con il DPR 20/6/1966 e 20/10/1967 e successiva autorizzazione regolata il 14/2/1974 autorizzò l’emissione delle 500 lire (serie Mercurio), che furono stampate direttamente dal Poligrafico dello Stato che affiancavano le 500 lire d’argento. 

Tutti sappiamo che fine ha fatto Aldo Moro.

Ma non è finito: l’ex questore di Genova Arrigo Molinari aveva “osato” citare in giudizio Bankitalia e la BCE per la truffa del Signoraggio. L’udienza fu fissata per il 5 ottobre 2005, ma fu assassinato a coltellate il 27 settembre 2005. Intervistato da un giornalista de Il Giornale poche ore prima della sua morte, ad una domanda, rispose: <Sta tutto scritto nei miei ricordi, riuniti ex articolo 700 del Codice di Procedura civile contro la Banca d’Italia e la Banca Centrale Europea per la così detta truffa del “Signoraggio”, consentita fin dal 1992>, L’intervistatore chiese: <Ricordiamo chi era, allora, il ministro del Tesoro>. La risposta di Arrigo Molinari: <Era un ministro sottile che ha permesso agli istituti di credito privati di impadronirsi del loro arbitro Bankitalia e quindi di battere moneta e di prestarla allo Stato stesso con tasso di sconto a favore delle banche private>.

Non chiedetemi che fine ha fatto questa iniziativa di Arrigo Molinari: non lo so!!!!

Concludo ricordando ancora Gianfredo Ruggiero, che sentenzia: <Con la prossima scomparsa della moneta fisica soppiantata dalla moneta elettronica, la nostra dipendenza dal sistema bancario-finanziario sarà totale, come immenso sarà il loro potere. Su questi argomenti a livello politico non vi è alcuna informazione e dibattito. Tutti zitti, vuoi per ignoranza, vuoi per condivisione ideologica nessuno ne parla (…)>.

Per fortuna posso confutare il bravo Gianfredo Ruggiero. Infatti il 22 maggio di quest’anno (2013), alla Camera dei deputati il deputato del Movimento Cinque Stelle, Carlo Sibilia, dal suo scranno ha denunciato la truffa del Signoraggio. Vedremo come andrà a finire. Non vorrei che domani si leggesse che il coraggioso e onesto giovane deputato, è stato trovato ucciso per indecifrabili motivi!

Conclusione: alla domanda: “Siamo tutti imbecilli?”. La mia risposta è: <Per quanto è mia idea, gli italiani sono doppiamente imbecilli, perché essi stessi hanno ucciso ed esponendolo ancora oggi al ludibrio e alla diffamazione, l’unico statista onesto che provvedeva alle reali necessità del comune cittadino, eleggendo, invece, agli allori i vari,i tanti, i troppi “ministri Sottile>.

1) Con l’avvento dei Governi democratici, sia l’Imi che l’Iri furono trasformate in Società per Azioni (quindi furono privatizzati) e dopo pochi anni chiusero i battenti. In occasione del cinquantenario dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale, l’allora presidente Romano Prodi (quello stesso che fu candidato nel 2013 a Presidente della Repubblica Italiana) rilasciò questa inquietante dichiarazione: <Se l’IRI negli anni Trenta rappresentò una soluzione, oggi rappresenta un problema>.

2) Nel 1993, in piena Era dello Stato dei Diritti e della libertà, la Banca d’Italia diventò, come vedremo, Ente privato.

3) Gianfredo Ruggiero riporta alcune definizioni, di personaggi molto noti sull’argomento, che solo per brevità ne citiamo solo due: Herry Ford, il fondatore dell’anonima casa automobilistica americana: <Ė un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario perché, se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina>. L’altra. Di A.M. Rothschild, capostipite della nota famiglia di banchieri tedesca: <La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo conferenze di pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa avere benefici. Le guerre devono essere dirette in modo tale che entrambi gli schieramenti sprofondino sempre più nel loro debito e quindi sempre di più sotto il nostro potere>. Non è quello che sta accadendo da un secolo e mezzo?