Il Diritto è Indiano?
l’MHA ha rigettato le tre opzioni che l’Italia aveva offerto per tentare di risolvere in modo ragionevole e soddisfacente (solo per noi) il problema sollevato dagli inquirenti indiani circa l’ottenimento delle testimonianze degli altri quattro Fucilieri non indagati, che si trovavano a bordo della Enrica Lexie con Latorre e Girone. E’ nota la pretesa degli indiani di interrogare nuovamente i 4 fucilieri, nonostante questi abbiano già reso le loro deposizioni all’epoca dei fatti (alle autorità del Kerala) e che siano stati interrogati numerose altre volte nel corso del sequestro della Lexie nel porto di Kochi, durato quasi due mesi ma essendo, le indagini, ripartite da zero quelle dichiarazioni sono state inficiate di qui il legittimo diritto della NIA di riascoltare i quattro testi per la nuova fase istruttoria. Tra l’altro, essendo il Ministero degli Interni indiano titolare dell'inchiesta (su sentenza della Suprema Corte), non può agire in altro modo se non chiedere il rispetto dell'Affidavit firmato da noi per sbloccare il rilascio della Lexie e quindi evitare un inestricabile ginepraio dell’intera vicenda.
Comunque, nella circostanza l’Italia non ha dimostrato spirito collaborativo per venire incontro alle esigenze degli indiani, proponendo tre alternative: l’invito rivolto ad una delegazione di magistrati e di inquirenti indiani a venire a raccogliere le testimonianze ritenute indispensabili qui in Italia, a Roma; oppure di ricorrere ad un sistema di video-conferenza tra le parti; od ancora, ottenere le dichiarazioni richieste per iscritto con una rogatoria internazionale secondo prassi giuridiche consolidate. Ma, come detto, nessuna di queste tre soluzioni è stata ritenuta soddisfacente da parte degli indiani, che ancora una volta hanno tenuto a sottolineare che “fintanto che non otterrà queste dichiarazioni testimoniali la NIA, National Investigation Agency, non potrà concludere la fase inquirente, rimandandosi così sine die la possibilità di istruire un processo equo e rapido ai due Fucilieri”. In pratica un vero ricatto. La visita in Italia è stata esclusa perché secondo loro non permetterebbe l’applicazione del CrPC (Criminal Procedure Code) peculiare dell’India. La video conferenza non va bene perché filtra l’aspetto emozionale del rapporto diretto e non crea i presupposti per stabilire un feeling tra inquirenti e testi , mentre la rogatoria è stata esclusa perché darebbe luogo a richieste reiterate di approfondimenti e chiarimenti delle fredde affermazioni ricevute per iscritto, che solo con un processo interattivo diretto di domande-risposte si può sperare di potere ottenere.
La più immediata conseguenza di questa ennesima impasse, al di là dei messaggi improntati ad irresponsabile ed infondato ottimismo della Bonino e del suo vice Staffan De Mistura, è che si complica maledettamente in India la posizione dei due Militari italiani trattenuti sotto l’accusa di omicidio di due pescatori indiani. Le indagini che la Corte Suprema indiana aveva affidato alla NIA lo scorso mese di aprile insieme ad un termine perentorio di 60 giorni per condurle a termine sono infatti giunte ad un punto morto. Dapprima c’era stato il pretesto della necessità di riprodurre tutta la documentazione, atti, rilievi della polizia, verbali di deposizioni e di testimonianze, con ciascun atto scritto come capitava in una delle quattro lingue possibili, ovvero malayalam, hindi, italiano ed inglese, in una unica lingua comprensibile a tutti, cioè l’inglese. Questo ha comportato la richiesta della NIA, accettata dalla Corte di New Delhi, di poter sforare il termine dei 60 giorni per la conclusione della fase istruttoria e per la produzione del relativo FIR, First Investigations Report, in assenza del quale non può essere avviata la fase di istruzione del processo con la formulazione esatta dei capi d’accusa, o la dichiarazione del non luogo a procedere, a seconda delle conclusioni raggiunte sulla base degli elementi probatori emersi e presi in considerazione. Queste ulteriori lungaggini accettate supinamente dagli addetti ai lavori appaiono particolarmente gravi alla luce dei nuovi elementi acquisiti di recente e che rafforzano ulteriormente il convincimento dell’estraneità dei Fucilieri ai fatti loro contestati.
Un primo elemento, riguarda l’ora in cui i Militari hanno sparato colpi di avvertimento in acqua per dissuadere un barchino di pirati, le 16.15 circa, che differisce di oltre 5 ore dall'ora che il comandante del peschereccio aveva indicato come quella dell’aggressione da parti di ignoti, cioè le 21.30 circa, nella quale aveva avuto luogo la sparatoria che ha causato la morte dei due pescatori. Un secondo elemento si è evidenziato nell'attenta rilettura delle dichiarazioni del procuratore generale della Corte Suprema di New Delhi Goolam E. Vanhavati. Questi ammette esplicitamente due cose: la prima era già nota ed è l’ammissione che l’incidente è avvenuto in acque territoriali internazionali, come l’Italia ha sempre sostenuto, ma ciò nonostante la Corte Suprema ancora non si è pronunciata in merito al quesito di competenza giurisdizionale sollevato da parte italiana che, giustamente, rivendica il diritto di rinviare a giudizio i due Fucilieri, se ne ricorrono gli estremi.
La seconda è una questione sfuggita ai più, inclusi tra questi non soltanto i distratti ministri del governo italiano di prima e di adesso, ma pare persino gli avvocati del collegio di difesa dei nostri Militari. Allo stato delle cose, i due Fucilieri sono ufficialmente accusati di “aver sparato contro un peschereccio indiano, causando la morte di due membri di equipaggio scambiati per pirati”. Ora noi ovviamente non siamo per niente esperti di diritto penale indiano, ma questa formulazione del capo d’accusa lascia chiaramente intendere l’attribuzione ai due Fucilieri, posto, ma non concesso che siano stati loro a sparare al St Antony, della volontà non di offendere, ma di difendersi legittimamente da individui ritenuti per il loro atteggiamento sospetto come pericolosi e determinati pirati, non certo degli innocui pescatori. In altri termini, questa accusa dovrebbe tradursi nel riconoscimento della legittima difesa personale, che resta tale anche quando solo fondatamente presunta e non inficiatile neanche nelle circostanze in cui a posteriori si venga a rilevare l’oggettiva inesistenza di una minaccia immediata, grave e reale all’incolumità propria e di altre persone poste sotto la propria tutela. Ovvio che in questo caso ci si aspetti che l’accusa di omicidio venga fatta decadere e che ai Marò venga immediatamente restituita la libertà personale, inclusa quella di rientrare in Italia. L’altra alternativa plausibile è che, proprio a causa dell’aver scambiato i pescatori per pirati, come dato per acquisito dagli stessi inquirenti indiani, l’accusa di omicidio venga derubricata in quella di omicidio colposo, mentre non regge più quella di omicidio volontario che è contraddittoria ed incongruente con l’accertata ignoranza dei Marò che si trattasse di pescatori, perché tutto in quelle circostanze ha concorso a fare ritenere che si trattasse di pirati.
Volendo metterci nei panni del PM, le accuse dovrebbero essere ridimensionate, oscillando tra l’eccesso di legittima difesa e l’omicidio colposo, reati per i quali il periodo di detenzione preventiva, arrivato a 18 mesi, sta ormai abbondantemente superando l’eventuale pena che si può ragionevolmente presumere che possa essere comminata nel caso, che appare assai remoto allo stato dei fatti, di riconosciuta colpevolezza dei Marò. Tra l’altro le famiglie delle vittime sono già state risarcite con 150mila euro ciascuna, per cui hanno rinunciato alla costituzione di parte civile, mentre quella richiesta dallo stato del Kerala è stata ritenuta inammissibile. Per queste ragioni, l’allungamento dei tempi di indagine diviene ogni giorno di più intollerabile ed insopportabile, ancorché assolutamente non giustificato. Eppure sembra che da questo punto di vista la situazione stia letteralmente precipitando. Per risolvere il problema della traduzione in inglese dei documenti, alla NIA era stata concesso lo spostamento dei termini per la produzione del FIR al 1 agosto, ma questa data ci è inesorabilmente scivolata alle spalle senza che nulla di nuovo si sia verificato.
A tale proposito, si deve ricordare che anche gli stessi Latorre e Girone erano stati convocati come testi, e pur potendosi allontanare sulla Lexie già in rotta verso il Corno d’Africa, preferirono essere collaborativi prestandosi a rientrare a Kochi per aiutare la polizia indiana in una azione che era stata definita di contrasto alla pirateria. Sappiamo tutti poi come sia andata a finire in quella sciagurata occasione, con i due disponibili Fucilieri Italiani passati proditoriamente dal banco dei testimoni a quello degli imputati, e di qui direttamente in cella. E' comprensibile che l’italia si sia rifiutata di “consegnare” anche gli altri 4 Fucilieri, seppure richiesti solo come testimoni, che non rischiano a loro volta di essere accusati e trattenuti in arresto dagli indiani. Ora però non dimentichiamo che se vogliamo veramente che ci sia la conclusione della indagine e dell’istruttoria, un minimo di fiducia dobbiamo concederlo, è pur sempre una eventualità da annoverare nell'ambito dei possibili sviluppi della vicenda.
In conclusione, noi stiamo facendo gli indiani e loro stanno facendo di peggio. Intanto si astengono da qualsiasi presa di posizione circa il conflitto di giurisdizione che dovrebbero riconoscere all’Italia secondo diritto internazionale, con ciò addirittura impedendo che il caso possa essere affrontato con l’atteggiamento positivo di volerlo risolvere. Poi si inventano ostacoli che non esistono, come quello della traduzione in inglese che ha comportato l’allungamento di due mesi dei tempi concessi per la predisposizione del Rapporto conclusivo sulle indagini.
C’è un nervo scoperto nella politica estera dell’India, l’ambizione più volte manifestata di essere cooptata nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU per meglio tutelarsi nei confronti di temibili potenze come la Cina e la Russia, o da nemici giurati come il Pakistan e lo Sri Lanka. E’ di ieri la notizia dell’uccisione di 5 soldati indiani lungo il cosiddetto Loc (Line of control) nel settore Poonch del Kashmir-Jammu della contrastata linea di confine con il Pakistan, morti per le quali l’India nulla può rivendicare se non lamentarsene. L’Italia è tra quelli che ha sempre sostenuto la candidatura dell’India, ora sarebbe giunto il momento di fargliela pesare. Per entrare nel CdS l’India si può scordare il voto della Cina, e forse pure quello della Russia, mentre Francia e Regno Unito non paiono impazienti di dare il loro consenso. L’Italia potrebbe minacciare l’India di schierarle contro non solo i suoi nemici dichiarati, ma tutti i Paesi alleati in ambito europeo e mondiale, Stati Uniti compresi. Di fronte ad una prospettiva del genere, forse, l’India scenderebbe a più miti propositi e la faccenda dei Fucilieri si risolverebbe più in fretta.
giovedì 8 agosto 2013
lunedì 5 agosto 2013
IL VERO VOLTO DELLA SINISTRA
Da Almirante a Craxi chi tocca la sinistra muore
Il leader del Msi fu accusato di stragismo, quello del Psi distrutto per aver messo i comunisti nell'angolo. Da 20 anni nel mirino c'è Berlusconi
Il leader del Msi fu accusato di stragismo, quello del Psi distrutto per aver messo i comunisti nell'angolo. Da 20 anni nel mirino c'è Berlusconi
Marcello Veneziani - Lun, 05/08/2013
Vorrei conoscere la segreta legge in base alla quale chi si oppone alla sinistra è sempre un delinquente. Cito tre esempi principali, diversi per stile ed epoca, più altri casi paralleli. Quarant'anni fa il delinquente si chiamava Giorgio Almirante. Aveva ottenuto un gran successo elettorale, riempiva le piazze, spopolava in tv.
Perciò si decise che era un criminale, e dunque andava messo fuori legge col suo partito. Badate bene, il Msi in quella fase era meno fascista di prima, era in doppiopetto, era diventato destra nazionale, apriva a liberali e monarchici, aveva perfino partigiani. Ma allora risorse il fronte antifascista. La stessa criminalizzazione era avvenuta nel '60 quando l'Msi aveva svoltato in senso moderato, appoggiando un governo centrista, presto rovesciato da un'insurrezione violenta di piazza. L'antifascismo veniva sfoderato non quando si sentiva odore di fasci ma quando si sentiva odore di voti e di governo. Su Almirante piovvero stragi e accuse tremende, si creò un cordone sanitario per isolare la destra, la sua stampa e le sue idee, si favorì una scissione. La persecuzione finì quando il Msi tornò piccolo e innocuo. Le accuse di fascismo non risparmiarono neanche due combattenti antifascisti come Sogno e Pacciardi che erano però militanti anticomunisti. La campagna infame si accanì col Quirinale: Leone, eletto con i voti del Msi e senza quelli del Pci, fu massacrato e costretto a dimettersi, con accuse poi rivelatesi infondate.
Vent'anni fa il delinquente si chiamava Bettino Craxi, e la sua associazione a delinquere era non solo il Psi, ma il Caf, che comprendeva Andreotti e Fanfani vituperato anticomunista (poi sostituito da Forlani). Craxi aveva inchiodato il Pci all'opposizione, aveva conquistato la centralità del sistema politico, voleva modernizzare lo Stato. Eliminato.
Parallelamente Cossiga, da quando si emancipò dall'intesa consociativa che lo aveva eletto al Quirinale e cominciò a esternare contro i partiti, fu linciato, minacciato di impeachment, accusato di stragi e delitti. Fino a che Cossiga depose ogni progetto gollista e si limitò a esercitare l'arte del paradosso. Andreotti è un caso contorto ma anche lui diventò un delinquente solo quando smise di presiedere i governi consociativi.
Ora il delinquente si chiama Berlusconi, dopo un ventennio di caccia all'uomo.
Vi risparmio di farvi la storia del berluschicidio, vi esce ormai dalle orecchie. Dirò solo che rispetto agli altri lui ha l'aggravante tripla di essere ricco, di non essere un politico e di avere un grande elettorato. Con lui ci sono altri casi annessi (anche extrapolitici, come Bertolaso e don Verzè). Esempio? Il modello Lombardia di Formigoni&Cl, un sistema di potere analogo a quello delle coop rosse in Emilia, con le stesse ombre, ma con risultati di eccellenza in termini di amministrazione. Massacrato mentre le coop rosse furono risparmiate. Per la sanità la Lombardia fu indagata di pari passo con la Puglia di Vendola, ma con una differenza: la prima funzionava bene, la seconda no. Risultato: la prima fu sfasciata a norma di legge, la seconda no. Anche lì l'aggravante era il largo consenso recidivo a Formigoni.
Vi risparmio di farvi la storia del berluschicidio, vi esce ormai dalle orecchie. Dirò solo che rispetto agli altri lui ha l'aggravante tripla di essere ricco, di non essere un politico e di avere un grande elettorato. Con lui ci sono altri casi annessi (anche extrapolitici, come Bertolaso e don Verzè). Esempio? Il modello Lombardia di Formigoni&Cl, un sistema di potere analogo a quello delle coop rosse in Emilia, con le stesse ombre, ma con risultati di eccellenza in termini di amministrazione. Massacrato mentre le coop rosse furono risparmiate. Per la sanità la Lombardia fu indagata di pari passo con la Puglia di Vendola, ma con una differenza: la prima funzionava bene, la seconda no. Risultato: la prima fu sfasciata a norma di legge, la seconda no. Anche lì l'aggravante era il largo consenso recidivo a Formigoni.
Cos'hanno in comune i casi citati? Erano antagonisti della sinistra. E poi un'altra peculiarità: da Almirante a Pacciardi e Sogno, da Fanfani a Cossiga, a Craxi e a Berlusconi, volevano una repubblica presidenziale, bestia nera del Partito-Principe. Il mistero resta: come mai tutti coloro che si oppongono alla sinistra sono delinquenti, chi per eversione, chi per golpismo, chi per malaffare? C'è una spiegazione logica, scientifica a questa curiosa coincidenza? Cosa c'era di vero nelle accuse? Almirante era fascista, è vero, ed è pure vero che alcuni neofascisti erano violenti; ma Almirante e il suo partito non c'entravano nulla con stragi, assassini e violenze, di cui furono più vittime che artefici. Craxi navigò alla grande nel sistema delle tangenti, è vero, usò modi illeciti per finanziare la politica, ma la tangente fu inventata storicamente dalla sinistra dc parastatale e i finanziamenti illeciti, prima di Craxi riguardò la Dc, il Psi antecraxi, gli alleati, più i soldi che arrivavano da Mosca al Pci e le tangenti sull'import-export con l'est. Anche Berlusconi non è uno stinco di santo, ma se qualunque grande azienda italiana o qualunque grande partito italiano fosse setacciato, intercettato e perquisito con la stessa meticolosità, avrebbero trovato reati analoghi, anzi delitti peggiori e pure arricchimenti illeciti a spese del denaro pubblico. Appena si è scoperchiato l'affare Monte dei Paschi vedete cosa ne è venuto fuori, suicidi inclusi. Se avessero poi applicato il criterio usato per Berlusconi - il capo è colpevole degli illeciti compiuti nel suo regno - avremmo avuto in galera i due terzi del capitalismo nostrano e della partitocrazia.
A questo punto la conclusione è netta: o avete il coraggio di teorizzare l'iniquità razziale di chiunque si opponga alla sinistra, e dunque il nesso etico e genetico tra antisinistra e criminalità, o c'è qualcosa di turpe nella sistematica criminalizzazione del nemico. Certo, non tutti i giudici che si sono occupati di Berlusconi e dei casi precedenti erano di parte. Alcuni decisamente sì, erano di parte; altri invece erano solo nella parte, ovvero accettate quelle premesse non puoi che avere quelle conseguenze; si crea un meccanismo a cascata, una coazione a ripetere e a non contraddire le sentenze dei colleghi di casta.
Il punto era ridiscutere i presupposti dell'indagine, a partire dall'accanimento selettivo; e poi, a valle, porsi il problema della responsabilità, cioè considerare le conseguenze per l'Italia. I giudici non sono una vil razza dannata, sono nella media degli italiani: l'unica differenza è che solo loro dispongono di un potere assoluto, inconfutabile, irresponsabile. Che non risponde di sé né dei danni pubblici che arreca. La serra in cui fioriscono le sentenze è una Cupola editoriale-giudiziaria-finanziaria, benedetta da alcuni poteri transnazionali. Un allineamento di fatto, non un complotto premeditato; non è una congiura ma una congiuntura. La sinistra politica ne è solo il terminale periferico.
Non sono affatto innocentista, ma l'esperienza mi conduce a una conclusione: ogni potere ha la sua fogna, in forme e misure diverse; ma alcune vengono portate alla luce e altre no.
Non sono affatto innocentista, ma l'esperienza mi conduce a una conclusione: ogni potere ha la sua fogna, in forme e misure diverse; ma alcune vengono portate alla luce e altre no.
Usciamo in fretta dalla seconda repubblica: non quella nata nel '94, ma quella abortita dal '68
.
.
PARTIGIANI ?
Sinistra lobotomizzata, cerebrolesa, giustizialista, affetta da amnesia ideologica conclamata
Ai lobotomizzati cerebrolesi giustizialisti travestiti da garantisti, ai sinistronzi affetti da amnesia ideologica conclamata, ai sostenitori del regime illiberale giustizialista, ai cultori dell’odio a prescindere, oltre a dire loro che ormai la misura è colma, voglio ricordare che il loro compagno, partigiano, assassino, comunista, Francesco Moranino, parlamentare del PCI, fu graziato dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat dopo essere stato condannato all’ergastolo per ben 7 omicidi.
Questi i fatti: 5 partigiani “bianchi”: Stazzera, Compasso, Francesconi, Scimone e Santucci, confidarono al compagno, partigiano, assassino, comunista “Gemisto” di voler raggiungere in Svizzera gli Alleati per costituire un gruppo partigiano autonomo, svincolato dai comunisti. Il compagno, partigiano, assassino, comunista, “Gemisto”, volle considerare questo intendimento come un tradimento.
Il compagno, partigiano, assassino, comunista, Francesco Moranino, parlamentare del PCI, radunò una banda di di criminali antifascisti come lui, che in località Portula, uccisero tutti e cinque i partigiani “bianchi” e non contenti, con la vigliacceria nel proprio dna, massacrarono anche due delle loro mogli.
Ovviamente, il loro compagno, partigiano, assassino, comunista, Francesco Moranino, parlamentare del PCI in forza della codardia che li contraddistingue, protetto dal Pci di Togliatti, fuggì prima del processo e della condanna in Cecoslovacchia (paese comunista loro amico).
Nel 1953 il Pci ebbe il coraggio di rieleggerlo deputato e lui ebbe l’arroganza, l’oltraggio di tornare in Italia.
Un anno e n giorno prima che io nascessi, il 27 gennaio del 55 la Camera dei Deputati per la prima volta nella storia della Repubblica, su richiesta della Procura di Torino votò l’autorizzazione all’arresto.
Il codardo, compagno, partigiano, assassino, comunista, Francesco Morarino, parlamentare del PCI da buon codardo per evitare il carcere scappò di nuovo nel paese comunista amico, la Cecoslovacchia.
Il 22 aprile 1956 (non avevo neanche 3 mesi), a Firenze si svolse il processo in contumacia che lo condannò all’ergastolo per ben 7 omicidi.
Non è dato sapere come e perché, il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat lo graziò e lui il 27 Aprile 1965 felice e contento, come nulla fosse tornò in Italia.
Nella foto: Il graziato, compagno, partigiano, assassino, pluriomicida, comunista, Francesco Moranino, parlamentare del PCI.
venerdì 2 agosto 2013
ITALIANI: POPOLO O GREGGE
CERCASI STATO DI DIRITTO
Con una frase di Guglielmo il Taciturno: “Non occorre riuscire per perseverare, né sperare per intraprendere”. E adesso? “Tanti, troppi mesi dopo, sono ancora fermo lì…”. Si vorrebbe far battaglia, ma adesso persino il campo di battaglia è scomparso. “Siamo un paese che si è messo i pantaloni sotto le chiappe e se li tira su ogni volta che fa un passo”.
Il caso di Max e Salvo sta subendo una parentesi di silenzio dovuta alla risonanza mediatica della vicenda Berlusconi che rispecchia in pieno la dipendenza politica di una certa magistratura consapevole di avere un potere capace di sovvertire la sovranità popolare.
A dare forza a questo tipo di Magistrati sono le contraddizioni tra Codice Penale, Codice Civile e Codice finanziario con articoli che danno ampio spazio all'interpretazione personale, alle teorie e alle supposizioni.
La condizione che si sta creando in Italia, penso, sia insostenibile per qualsiasi persona raziocinante e di buon senso.
Non è concepibile che una minoranza si faccia forza della condizione creata nel corso degli anni, con l'occupazione dei vertici del potere, per aggirare e sopraffare la maggioranza addormentata e incapace di reagire.
In effetti non si è mai visto un gregge di pecore che riesca a scacciare un .lupo o un branco di lupi ma ne subiscono passivamente le incursioni e, a volte, anche i cani che intervengono in difesa del gregge ne escono sconfitti.
Quale Stato lasciamo ai nostri giovani?
Che prospettive hanno?
Domande che tutti si pongono ma nessuno ha il coraggio di essere realista e dare una risposta sincera.
Dov'è lo Stato di "diritto" che tutela il cittadino nelle forme democratiche?
Dove sono le Istituzioni che salvaguardino l'operato delle Forze Armate e Forze dell'Ordine?
Evidentemente la nuova classe politica predilige la tutela degli immigrati, la tolleranza dei drogati, la clemenza con delinquenti e assassini o terroristi, il non fare l'interesse dei cittadini ma quello delle lobby, la persecuzione o rendere vano il lavoro delle forze dell'ordine, la tolleranza di uno sparuto gruppo di NO TAV
che causano danni enormi alla nostra economia; insomma tutto è permesso o tollerato dalle unioni gay alla strage, seppur accidentale, sulle strade.
E' a questo punto che mi domando:- ha ancora senso sentirsi Italiani?
Quanto possiamo durare a proteggere il gregge dall'attacco del branco?
In questo contesto non posso avere, o immaginare, una risposta ma la mia preoccupazione di Nonno mi consente di dire che non lascerò crescere i miei nipoti in Italia nonostante la mia ferma intenzione di adoperarmi ancora, con ogni mezzo, per cercare di rendere la dignità e l'onore alla nostra bandiera e stranamente mi vengono in mente le parole pronunciate da una piccola grande donna la vedova dell'agente Vito Schifani della scorta di Falcone:-
“Io, Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani – Vito mio – battezzata nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato – lo Stato… – chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso.
Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro, ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare… loro non cambiano… di cambiare, di cambiare… loro non vogliono cambiare… loro non cambiano, loro non cambiano!… di cambiare radicalmente i vostri progetti, progetti mortali che avete...........Beh...c'è qualcuno che può convincermi che in Italia è cambiato qualcosa e che sia stata fatta giustizia?
Con una frase di Guglielmo il Taciturno: “Non occorre riuscire per perseverare, né sperare per intraprendere”. E adesso? “Tanti, troppi mesi dopo, sono ancora fermo lì…”. Si vorrebbe far battaglia, ma adesso persino il campo di battaglia è scomparso. “Siamo un paese che si è messo i pantaloni sotto le chiappe e se li tira su ogni volta che fa un passo”.
Il caso di Max e Salvo sta subendo una parentesi di silenzio dovuta alla risonanza mediatica della vicenda Berlusconi che rispecchia in pieno la dipendenza politica di una certa magistratura consapevole di avere un potere capace di sovvertire la sovranità popolare.
A dare forza a questo tipo di Magistrati sono le contraddizioni tra Codice Penale, Codice Civile e Codice finanziario con articoli che danno ampio spazio all'interpretazione personale, alle teorie e alle supposizioni.
La condizione che si sta creando in Italia, penso, sia insostenibile per qualsiasi persona raziocinante e di buon senso.
Non è concepibile che una minoranza si faccia forza della condizione creata nel corso degli anni, con l'occupazione dei vertici del potere, per aggirare e sopraffare la maggioranza addormentata e incapace di reagire.
In effetti non si è mai visto un gregge di pecore che riesca a scacciare un .lupo o un branco di lupi ma ne subiscono passivamente le incursioni e, a volte, anche i cani che intervengono in difesa del gregge ne escono sconfitti.
Quale Stato lasciamo ai nostri giovani?
Che prospettive hanno?
Domande che tutti si pongono ma nessuno ha il coraggio di essere realista e dare una risposta sincera.
Dov'è lo Stato di "diritto" che tutela il cittadino nelle forme democratiche?
Dove sono le Istituzioni che salvaguardino l'operato delle Forze Armate e Forze dell'Ordine?
Evidentemente la nuova classe politica predilige la tutela degli immigrati, la tolleranza dei drogati, la clemenza con delinquenti e assassini o terroristi, il non fare l'interesse dei cittadini ma quello delle lobby, la persecuzione o rendere vano il lavoro delle forze dell'ordine, la tolleranza di uno sparuto gruppo di NO TAV
che causano danni enormi alla nostra economia; insomma tutto è permesso o tollerato dalle unioni gay alla strage, seppur accidentale, sulle strade.
E' a questo punto che mi domando:- ha ancora senso sentirsi Italiani?
Quanto possiamo durare a proteggere il gregge dall'attacco del branco?
In questo contesto non posso avere, o immaginare, una risposta ma la mia preoccupazione di Nonno mi consente di dire che non lascerò crescere i miei nipoti in Italia nonostante la mia ferma intenzione di adoperarmi ancora, con ogni mezzo, per cercare di rendere la dignità e l'onore alla nostra bandiera e stranamente mi vengono in mente le parole pronunciate da una piccola grande donna la vedova dell'agente Vito Schifani della scorta di Falcone:-
“Io, Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani – Vito mio – battezzata nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato – lo Stato… – chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso.
Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro, ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare… loro non cambiano… di cambiare, di cambiare… loro non vogliono cambiare… loro non cambiano, loro non cambiano!… di cambiare radicalmente i vostri progetti, progetti mortali che avete...........Beh...c'è qualcuno che può convincermi che in Italia è cambiato qualcosa e che sia stata fatta giustizia?
mercoledì 31 luglio 2013
Incomprensibile Gioco
SCACCO O STALLO?
Nonostante siano emersi elementi che scagionano i nostri Fucilieri del S. Marco, o quantomeno di dubbio sul loro coinvolgimento dei fatti concernenti il peschereccio S. Antony, non è comprensibile la posizione del Governo Italiano che continua a mantenere la linea iniziale impostata dal precedente esecutivo.
Dopo aver sbandierato "priorità, impegno e team di Luminari del diritto internazionale" con dichiarazioni attestanti un "processo rapido ed equo" i nostri illuminati politici hanno pensato bene di giocare un po a braccio di ferro sulla questione dell'interrogatorio degli altri quattro Fucilieri, pur sapendo che esiste un affidavit che li impegna a rispettare tale richiesta, con l'unico risultato di allungare i tempi delle indagini e indispettire la magistratura Indiana che, sulla parola data, ha un concetto di sacralità che forse noi non abbiamo più.
Ma alla luce delle analisi peritali, svolte dall'ottimo Luigi Di Stefano, il collegio difensivo dei Fucilieri (composto anche da avvocati Italiani) quantomeno dovevano subito richiedere, alla Suprema Corte, l'acquisizione agli atti di tale documentazione come controdeduzioni alle teorie dell'accusa.
Ma, forse, la difesa vuole tenere tale documentazione come asso nella manica o prendere spunto da essa per impostare una linea difensiva difficilmente confutabile dall'accusa anche se, si presume, che siano ormai tutti a conoscenza di questa, visto il massiccio invio fatto da alcuni sostenitori della causa di Latorre e Girone a giornali, Agenzie e TV Indiane, per non citare la NIA e la Suprema Corte.
L'incognita è sapere se queste ultime abbiano preso in considerazione la cosa; voci non confermate dicono che sono state valutate dai dirigenti ma non si conosce la considerazione ottenuta.
Rimane il fatto che, ne il MAE ne il Governo Italiano abbiano rilasciato dichiarazioni in merito anzi continuano a sostenere la teoria di un processo "rapido ed equo come se ci fosse già un accordo col giudice Monocratico del Tribunale Speciale.
Ora bisogna dire che, continuando su questa linea, tra India e Italia la partita è in stallo e che se la NIA non dovesse poter terminare il proprio compito le ripercussioni sarebbero tutt'altro che favorevoli per Latorre e Girone.
L'impressione che se ne ricava è che il nostro governo non voglia sostenere l'innocenza dei nostri ragazzi in primis De Mistura che ha sempre dichiarato "incidente" il fatto, perdurando su una linea che si è rivelata dannosa e umiliante per noi, quindi i leader dei dicasteri interessati che continuano a fare dichiarazioni fantasiose come se tutto fosse già risolto e non volendo ricorrere all'arbitrato internazionale dichiarando che i tempi si allungherebbero.
Insomma il buon Macchiavelli rimarrebbe sbalordito di fronte a simili comportamenti ma, evidentemente, chi ricopre incarichi istituzionali non pensa ad agire con raziocinio e secondo i dettami del Diritto ma predilige favorire gli interessi economici. e dare risposte di comodo ad eventuali interrogazioni.
A nulla valgono le pressioni dei numerosi gruppi che chiedono, a gran voce, giustizia per Massimiliano e Salvatore, le petizioni firmate da migliaia di persone, gli appelli delle associazioni d'Arma, i nostri politici rimangono impassibili e non accennano minimamente a cambiare tattica con la fondata certezza che se subiscono una pesante sconfitta non è colpa loro ma di chi li ha preceduti, se invece la partita si chiuderà a nostro favore, prontissimi a sbandierare l'efficacia del metodo adottato e pavoneggiarsi per una vittoria tutta loro.
venerdì 26 luglio 2013
MARINES ITALIANI IN INDIA
La vergogna di due paesi
Si tratta di un documento inteso sia come un articolo per la pubblicazione pronti o come un progetto di testo da utilizzare liberamente, modificato e pubblicato da un giornalista in un paese senza diritti richiesto dallo scrittore originale.
Scritto il 15 lug 2013
di Stefano Tronconi
E 'ormai diciassette mesi da oggi il presunto incidente è avvenuto.
E 'stato 15 Febbraio 2012, intorno alle 4, quando la nave italiana Enrica Lexie, durante la navigazione nelle acque internazionali al largo della costa del Kerala, in India, ha subito un attacco da parte di una nave pirata. I marines italiani che forniscono sicurezza alla nave, secondo il loro racconto, respinsero l'attacco sparando colpi di avvertimento in acqua e l'aria. Sempre secondo la loro storia, la barca dei pirati interrotto l'assalto senza vittime su entrambi i lati.
Lo stesso giorno, alle 11:20 un peschereccio indiano tornò a riva in Kerala con i corpi dei due pescatori uccisi da ignoti.
La Guardia Costiera indiana e la polizia locale si sono affrettati a stabilire un legame tra i due incidenti e la storia di due marines italiani mistakingly sparano due pescatori indiani pensando che fossero pirati realizzati i titoli dei giornali di tutto il mondo.
Dopo diciassette mesi, un lasso di tempo sorprendente di per sé, i due marines italiani sono ancora detenuti in India con il permesso di lasciare il paese, in attesa che le indagini del loro caso da completare. Ma la vera notizia scioccante è che ora sta emergendo una storia completamente diversa di ciò che accadde in quel giorno. Sulla base di nuove prove emerse negli ultimi weks, sembra che non era nei Marines italiani che hanno sparato i pescatori. Tuttavia, essi sembrano essere stati volutamente inquadrato a causa di convenienza politica locale nel Kerala, mentre i deboli governi centrali di India e l'Italia stavano vergognosamente dai disposti e in grado di intervenire, mentre il caso dispiegato
La principale nuova prova documentale che ha capovolto il conto indiano degli eventi è il seguente:
un'intervista televisiva da parte del proprietario del peschereccio indiano all'arrivo sulla riva del Kerala affermando chiaramente che l'uccisione dei due pescatori avvenuto intorno alle 21:30 e non intorno alle 04:00 (ora della Lexie incontro Enrica con una barca dei pirati) come poi riportato nelle indagini di polizia;
il documento con il quale la guardia costiera indiana (ICG) ha chiesto l'Enrica Lexie a testa per Kochi per chiarimenti circa l'incidente della pirateria indica un tempo di 21:36 e quindi distrugge interamente la validità della richiesta che l'operazione di richiamare in porto l' Enrica Lexie, come riportato nella polizia e documenti ufficiali ICG, è stato iniziato alle 07:00;
infine, vi è il rapporto di un attacco pirata sofferto nelle acque al largo della costa del Kerala dalla nave greca Olympic Flair inviato all'Organizzazione marittima internazionale alle 22:20 il 15 febbraio 2012; in tale relazione ci sono molti dettagli che portano a pensare che avrebbe potuto ben essere il Flair olimpica, e non la Enrica Lexie, che in data 15 febbraio 2012 incrociato il peschereccio indiano.
Come è possibile che tale prova non è venuto alla luce per quasi un anno e mezzo? Come è possibile che l'intera indagine della polizia Kerala indica tempi e luoghi dei presunti eventi organizzati in modo da far sembrare che fosse i marines a bordo della nave italiana che hanno aperto il fuoco contro il pescatore indiano? Che cosa è successo in Kerala all'indomani di quello che oggi appare come due diversi incidenti che hanno portato alla realizzazione apparente di una causa contro i due marines italiani?
Abbiamo bisogno di non dimenticare che, al momento dell'incidente il primo ministro del Kerala, il signor Chandy, era impegnato nella campagna per le elezioni locali combattuta su una maggioranza rasoio-sottile. Il 16 febbraio 2012 Il Sig. Chandy si ritrovò con due pescatori morti (e le potenti organizzazioni di pescatori, che avrebbero influenzato un gran numero di voti, a gran voce chiedendo un colpevole), una nave italiana che, ignari di tutto il misfatto, aveva accettato di banchina nel porto di Kochi e una nave greca, la probabile involontaria responsabile dell'uccisione dei due pescatori, che nel frattempo si era salpato.
Cosa sarebbe un politico senza scrupoli, che non si preoccupa della giustizia, ma ha molto a cuore il potere, fare in un caso del genere? Le dichiarazioni quotidiane fatte da Mr. Chandy nei giorni immediati dopo gli incidenti, prima quindi dell'inizio di qualsiasi indagine seria, dichiarando che non vi era evidenza inattaccabile contro i marines italiani e che nessuna clemenza sarebbe stata mostrata verso di loro suonano davvero molto sospetto . Essi sembrano essere state indicazioni abbastanza chiare per la polizia locale del modo che l'indagine dovrebbe andare e, ovviamente, erano proprio quello che era necessario per vincere una quota molto maggiore dei voti del previsto alle prossime elezioni amministrative.
Nel frattempo, il governo centrale indiano, che è noto per la mancanza della capacità di intraprendere azioni rapide e decisive su qualsiasi questione, ovviamente non poteva essere d'accordo su tutte le linee di prendere su un caso che per molti motivi era davvero senza precedenti. Alcuni ministri e consiglieri giuridici erano pienamente consapevoli che l'India era violare le leggi internazionali e pratiche su come Stati sovrani che fare con un altro quando sfortunati incidenti avvengono. Tuttavia, in questo contesto di confusione generale, era abbastanza per il signor Chandy per garantire l'appoggio dell'ex ministro degli esteri indiano, Mr. Krishna (lo stesso ministro che non era in grado di distinguere il proprio discorso da quello di un collega portoghese e ha iniziato a leggere il secondo nel corso di una sessione delle Nazioni Unite) per andare avanti senza opposizione con il suo piano.
Ma, come è possibile che il governo italiano per diciassette mesi non ha davvero stava dai suoi soldati, non ha presentato alcuna denuncia formale in qualsiasi internazionale e / o l'organizzazione multinazionale tra i tanti di cui l'Italia è parte e ha sostanzialmente accettato alcun tipo di abusi su sua sovranità?
Lo Stato italiano non ha ancora raggiunto la bancarotta finanziaria, ma è ora di circa due decenni dal fallimento morale ed etica hanno di fatto dichiarato in Italia. L'alternanza tra centro-destra, governi di coalizione di centro-sinistra e di grande, o anche i governi guidati dai cosiddetti tecnocrati ha fatto alcuna differenza e la reputazione del paese ha continuato a tuffo. Il governo tecnico, in carica al momento e per la durata della maggior parte della vicenda Enrica Lexie, e ora il nuovo governo nominato di recente, hanno avuto solo un messaggio coerente consegnato alle autorità indiane nel corso degli ultimi diciassette mesi: 'L'incidente non dovrebbe pregiudicare le relazioni commerciali tra i due paesi ". In altre parole, le imprese prima che la giustizia, la stessa vergognosa filosofia che ha portato in questi ultimi giorni ad un altro imbarazzo internazionale con il rimpatrio in Italia al Kazakistan della moglie e la figlia di un leader kazako opposizione. Di fronte a tale debolezza italiana, anche il governo indiano tradizionalmente debole ha sentito alcuna pressione per consegnare la giustizia o di trovare una soluzione per il caso imbarazzante e imbarazzante il comportamento delle autorità in Kerala.
Beh, forse l'indiano e il governo italiano sta ancora pensando che possano continuare a giocare con questo caso, al fine di trovare un modo per salvare la faccia. A questo punto, e dopo l'emersione di nuove prove, non siamo d'accordo, e pensiamo che il tempo di consegnare la giustizia da sud subito scaricando i due marines italiani presumibilmente innocenti e di trovare una soluzione per il caso imbarazzante è sicuramente venire. Diciassette mesi lontano dalle loro famiglie, mentre i loro figli adolescenti crescono senza i loro padri innocenti dalla loro parte è sicuramente un tempo troppo lungo per accettare anche per i due soldati fedeli di qualsiasi paese.
Ciò che invece ha bisogno di iniziare sia in India che in Italia è una seria indagine per far luce su tutti gli errori, i comportamenti illeciti o addirittura criminali che si sono verificati lungo tutto questo caso. E 'una responsabilità che entrambi i paesi hanno nei confronti dei loro cittadini. Italiani non dovrebbero avere la sensazione che il governo del loro paese è pronto a sacrificare la loro a favore di eventuali accordi commerciali. Indiani non dovrebbe avere la sensazione che qualcuno attraversa per caso il percorso dei potenti e ben collegato (se qualcosa di simile è accaduto a due soldati italiani, si può certamente accadere a milioni di indiani) è a rischio di perdere la libertà e la dignità. Se gli Stati nazionali non possono garantire tali diritti di base ai loro cittadini, non hanno motivo di esistere o di comandare qualsiasi rispetto a livello internazionale. E questo vale sia per l'India e l'Italia.
LE PAURE DEI COMUNISTI

PERCHÉ QUESTI SIGNORI SONO TERRORIZZATI CHE I FUCILIERI SIANO INNOCENTI?
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/15807
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 625 del 20/04/2012
Firmatari
Primo firmatario: TURCO MAURIZIO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 20/04/2012
Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
BELTRANDI MARCO PARTITO DEMOCRATICO 20/04/2012
BERNARDINI RITA PARTITO DEMOCRATICO 20/04/2012
FARINA COSCIONI PARTITO DEMOCRATICO 20/04/2012
MECACCI MATTEO PARTITO DEMOCRATICO 20/04/2012
ZAMPARUTTI ELISABETTAPARTITO DEMOCRATICO 20/04/2012
Destinatari
Ministero destinatario:
MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI delegato in data 20/04/2012
Stato iter: IN CORSO
Fasi iter:
SOLLECITO IL 28/05/2012
SOLLECITO IL 04/07/2012
SOLLECITO IL 26/07/2012
SOLLECITO IL 26/10/2012
SOLLECITO IL 06/12/2012
Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-15807
presentata da
MAURIZIO TURCO
venerdì 20 aprile 2012, seduta n.625
MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
da articoli di stampa si è appreso che il 16 aprile 2012, presso la Camera dei deputati l'ingegner Luigi di Stefano ha tenuto un convegno illustrando in modo estremamente dettagliato le prove scientifiche che a sua detta scagionerebbero i militari del reggimento San Marco, Girone e Latorre, detenuti in India con l'accusa di aver ucciso in un conflitto a fuoco due pescatori indiani;
in precedenza la diplomazia italiana ha nominato a difesa dei due militari italiani due esperti balistici provenienti dai reparti delle investigazioni scientifiche dei carabinieri, il maggiore Paolo Fratini e il maggiore Luca Flebus. Allo stato dei fatti, non risulta che tali esperti balistici siano stati affiancati, ovvero sostituiti con altri professionisti tra cui l'ingegner Luigi Di Stefano;
i maggiori Fratini e Flebus hanno potuto presenziare marginalmente alle operazioni di perizia svolte dal laboratorio scientifico indiano del Trivandrum, assistendo di fatto solamente al sequestro delle armi presenti sulla petroliera «Enrica Lexie» e alle prove a fuoco;
l'ingegner Luigi De Stefano ha svolto alcuni incarichi di perizia nell'ambito di incidenti aerei, mentre non risulta essere conosciuto in ambito forense in qualità di esperto balistico -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto in premessa e dei contenuti dell'analisi balistica del «caso dei marò» esposta alla Camera dei deputati dall'ingegner Luigi Di Stefano;
se e a quale titolo l'ingegner Luigi Di Stefano sia coinvolto nel presente caso;
in quale modo il predetto ingegnere sia venuto eventualmente in possesso di informazioni riservate relative al presente caso e se l'autorità giudiziaria competente ne sia informata;
Questi signori percepiscono uno stipendio per far perdere tempo alla Camera con richieste che
mirano volutamente a screditare un serio professionista che ha l'unica colpa di voler dimostrare l'innocenza dei nostri Fucilieri di Marina.
A chi giova questa interrogazione? Chi è terrorizzato dall'idea che Di Stefano abbia ragione?
Parlamentari di scarsissimo peso politico spinti da chi? Come mai, solo dall'area della sinistra,
vi sono simili prese di posizione? Tutti questi interrogativi hanno una sola logica risposta:-
Hanno sempre avuto paura della verità.
LA PROVA CHE MONTI HA SEMPRE MENTITO
QUANDO UN INCAPACE FA IL TECNICO
C'è un po' di confusione sull'Economia, su che cos'è e a che cosa serve. E' comprensibile, visto l'uso scriteriato e folle che ne ha fatto Monti, assieme a molti altri. Se seguite Byoblu.com sapete più o meno tutto quello che c'è da sapere, ma quello che forse non si è ancora capito bene, però, è che coloro che si definiscono "economisti", ossia scienziati che studiano l'economia, hanno decretato la "morte dell'economia di mercato" da almeno quarant'anni. Gli studi di Stiglitz, Fitoussi, Kenneth Arrow e Brian Arthur, solo per citarne alcuni, indicano chiaramente che la festa è finita.
Per capire perché la festa è finita, bisogna capire che il mercato non può gestire beni a prezzo infinito, come la salute o l'acqua nel deserto. Né può gestire beni pubblici come la sicurezza e le infrastrutture. E neanche beni ad informazione asimmetrica, come le assicurazioni o i titoli finanziari derivati. Scientificamente, si dimostra che il mercato fallisce nel gestire questi problemi. Significa che non si trova un prezzo di equilibrio, o il prezzo è assurdo, o in costante ed erratica variazione.
Ma il colpo di grazia lo danno le economie di scala crescenti. Ossia, quei prodotti nuovi nella storia dell'umanità che possono essere prodotti all'infinito con un costo per copia via via decrescente. In tutte le teorie economiche, neoclassiche, austriache, keinesiane, marxiste, monetariste ecc. vige l'assunto che se produco un certo numero di pezzi di un prodotto, ogni copia in più mi farà guadagnare un po' di meno della copia precedente. Scorte, invenduti, problemi di gestione, materie prime che mano a mano che le uso costano di più, maggiore disponibilità di beni sul mercato ecc. sono tutti fattori che riducono il prezzo ed aumentano il costo di produzione. Ad un certo punto produrre l'ennesimo pezzo mi frutterà zero: andare oltre diventerebbe un costo.
Ma da un po' di tempo, per molti mercati, le cose non stanno più così. Nei mercati ad alto contenuto di tecnologia (software, hardware innovativo, strumenti finanziari negoziati elettronicamente, alcuni tipi di servizi ad alta automazione come i servizi bancari, musica, cinema, televisione) i prodotti possono essere "stampati" all'infinito. In alcuni di questi mercati, addirittura, il prezzo di un bene tende ad aumentare mano a mano che esso diventa più diffuso. Ad esempio la pubblicità su Google. Tutte le teorie economiche studiate fino oggi, tutte quante, sono finite. I (neo)classici i (neo)Keinesiani, i (neo)Monetaristi e così via sono completamente fuori rotta. La stessa idea di PIL è inutile, sia nella finanza derivata come persino nell'economia reale, per esempio con mercati come quello del software, dei servizi tecnologici (motori di ricerca, social network), oppure dei "contenuti multimediali" che da soli e in pochi anni hanno fatto ormai mezzo PIL mondiale.
Serve un cambio di paradigma, e il momento è adesso. Al di là dell'inganno dell'Euro, che crea un sistema di vasi comunicanti al contrario, permettendo a chi ha un vantaggio iniziale di crescere a dismisura a danno degli altri, e al di là delle ideologie di destra degli "uomini forti", per le quali la troppa democrazia fa male all'economia, il giocattolo si è rotto. Lo ha rotto un prodotto che non si può limitare, non si può pesare, perché nel momento stesso in cui lo pensi, ne hai creato di nuovo: il pensiero. Nessuna ricetta tradizionale basata sulla creazione di circoli auto-alimentati di scambio fra produzione e moneta, che sia essa la follia inflazionistica Barnardiana, o la lucida demenza dell'omicidio collettivo dell'austerità Montiana, può porre rimedio a questa situazione. E allora?
E allora si studia! Si studia come possiamo vivere senza moneta, o almeno senza la possibilità di accumularla. Gli "economisti contro" (contateli: per titolo e numero: sono di gran lunga la maggioranza) propongono a gran voce teorie consolidate. Fanno bene, perché se almeno quelle fossero state seguite, se almeno il reganismo non avesse imposto al mondo l'idea assurda di sottoporre al mercato le operazioni che - era pacifico fra gli scienziati - il mercato era matematicamente incapace di gestire, almeno avremmo guadagnato un po' di tempo. Ma anche quelle soluzioni proposte dagli "economisti contro", che forse avrebbero potuto essere adeguate prima che la situazione fosse compromessa, ora sono inutili.
"Decrescita" è una parola che ogni tanto risuona nei media, ma come un fantasma agghiacciante dal quale tenersi lontano. "L'orto sovversivo" è un concetto che pare, in qualche modo, solo grillino. Eppure vi sono studiosi seri e teorie solide, simposi periodici, intense e ferventi attività di ricerca applicata, pura, intellettuale e filosofica. Herman Daly è uno dei primi a proporre l'"economia a stato stazionario", ossia un'economia della non-crescita. E siamo ancora nel mondo dell'economia che ha una moneta, sebbene sia virtualmente impossibile accumularla all'infinito, dal momento che lo stock è fisso. Ma con una popolazione terrestre che si avvia a raddoppiare nell'arco dei prossimi cinquant'anni, anche le teorie economiche a stato stazionario entrano in crisi.: Infatti, il primo fattore per il mantenimento della stabilità economica è la stabilità demografica.
E allora c'è chi va oltre. C'è chi prova a pensare ad un'economia senza moneta fatta di soli scambi. Grazie alle tecnologie moderne, grazie alla possibilità di organizzare i flussi di lavoro, di produzione dei servizi, del pensiero nel modo più razionale possibile. Determinando in tempo reale di cosa c'è bisogno - e dove ce n'è bisogno - è possibile costruire un'economia che non necessita della funzione di riserva della moneta. Un mondo dove vali per quello che dai alla comunità e la comunità c'è sempre e comunque, quando tu hai bisogno.
E sapete dove si studia questa cosa? Beh, in molti posti ma, per ora, l'unico esperimento su larga scala è opera di un professore della Bocconi. Sì, la Bocconi: il pericoloso covo di squali della finanza, il tempio di Monti. E' lì che Massimo Amato sta realizzando su vasta scala un esperimento che, senza le potenzialità dell'informatica, sarebbe stato pura utopia. A Nantes le aziende si pagano così: lavorando le une per le altre, attraverso un sistema di rete diffuso di "crediti e disponibilità" che tutti i partecipanti al sistema possono verificare, in tempo reale.
Dimenticavo; anche io sono uscito dalla Bocconi, e proprio sotto il rettorato di Monti. È lì che, per quattro anni, mi hanno ripetuto che le teorie economiche classiche fallivano miseramente alla prova dei fatti. Dei docenti che ho conosciuto, nessuno aveva una linea di pensiero che si sarebbe potuta ritenere affine a quella mostrata da Monti in questo periodo. Credo, nemmeno Monti stesso. E non credo che Monti non sappia quello che sta facendo: sono abbastanza convinto che in qualche modo creda che la sua linea di azione comporti il male minore.
Ma quello che non ho ancora capito, e credo di poter dire anche molti bocconiani insieme a me, è: il male minore "di chi"?
LO STILE DI ANTONIO PAPPALARDO
MARO' - E adesso che abbiamo scoperto che non sono stati
i due Marò a sparare, ma potrebbero essere stati alcuni militari
di altri Stati, che non esitano a sparare addosso a chicchessia
si avvicini troppo alle loro navi mercantili, che facciamo ???
Cominciamo a sputare in faccia a coloro che troppo sbrigativamente li hanno fatti ritornare in India ???
Seppure lo volessimo, non potremmo farlo, perché occorrerebbe tanta di quella saliva, che un comune mortale non può possedere. Solo un dio greco, Marte, Mercurio e, perché no, anche Caronte, il vile traghettatore delle anime nel regno dei morti, può averne così tanta da colpire tutti quei traditori, perché sono tali, che non hanno difeso, prima che quei ragazzi, l’onore della nostra Patria.
E i traditori non sono solo quei politici che si sono calate le brache, ma anche e soprattutto quei vertici militari e della Rappresentanza Militare, che sono rimasti a guardare. Tanto il sedere non era il loro.
Un giorno, credetemi, tutti costoro saranno giudicati e non dai magistrati, che oggi li proteggono, mente mandano in galera qualche delegato perché non ha compilato bene il foglio di viaggio.
Taluni vertici hanno ormai messo la faccia sotto terra. Tanto “che gli è frega”. Con tutti quei soldi che guadagnano, possono perdere anche la loro dignità, se mai ne hanno posseduta una.
Che bravi i vertici dei militari dell’Egitto che, quando insorge il popolo, si schierano al suo fianco e cacciano via un Presidente che non ha mantenuto gli impegni assunti con il popolo!
Se avessero fatto nel tempo il loro dovere i nostri vertici, le carceri italiane sarebbero piene di politici e di mafiosi. Trovandosi tutti nello stesso luogo, avrebbero fatto meno fatica a fare le loro trattative.
Noi in Sicilia abbiamo scritto una lettera al Capo dello Stato dicendogli che è partito il processo dell’autodeterminazione del popolo siciliano. Il Presidente Napoletano ci ha risposto. Molto cortesemente.
Noi abbiamo replicato in tal modo:
“Ella, dopo aver dichiarato di non poter accettare la nostra richiesta di essere da Lei ricevuti, rappresentando Ella l’unità nazionale, ha però precisato che “la strada efficace per liberarsi da interessi particolari, riscoprire l’interesse generale e poter contare di più contro le lobby finanziarie internazionali non sia la frammentazione delle sovranità nazionali, ma solo un rafforzamento delle istituzioni statali e comunitarie di una sempre maggiore integrazione dell’Europa”.
Ci conforta il fatto che Ella stessa abbia rilevato che l’Italia è afflitta da interessi particolari e da attività di lobby finanziarie internazionali, che la nostra classe dirigente politica non solo non è stata capace di contrastare, ma addirittura ha favorito con comportamenti conniventi inqualificabili.
Lei ci suggerisce di rafforzare le istituzioni nazionali e comunitarie per abbattere questo sistema perverso di potere, e non di frammentarle.
Signor Presidente, qualche giorno fa mi sono recato nella località dove è stato ucciso, in un conflitto a fuoco con i Carabinieri, Antonio Canepa, che i Siciliani ricordano come un fervente patriota, che ha difeso la dignità e l’autonomia della propria terra.
Mi sono fermato a meditare davanti al cippo, che commemora il fatto.
Entrambi, Carabinieri e Antonio Canepa, hanno fatto il loro dovere: i primi nel difendere, in obbedienza ai loro rigidi regolamenti, un ordine costituito, comunque imposto da una classe dirigente politica che aveva paura di confrontarsi democraticamente e pacificamente con un popolo, più volte tradito perché mandato a morire in guerre colonialiste e di potere e sottoposto a regimi dittatoriali, che mai hanno fatto parte della cultura isolana; il secondo, perché, rilevato lo stato di sofferenza e di prostrazione del popolo siciliano, non ha esitato a imbracciare le armi per difendere la sua terra da uno Stato divenuto oppressivo.
Di recente, si è giunti a giustificare coloro che hanno militato sotto la Repubblica di Salò, perché ritenuti comunque in buona fede nella difesa di valori in cui credevano.
Dei Caduti siciliani nessuno, né a livello nazionale né regionale, ha mai speso una parola. Eppure, quando lottavano, erano nel giusto!
I primi traditori sono quei parlamentari siciliani, che ottenuti i consensi del popolo isolano, chinano il capo a leader politici del Nord, e dimenticano i loro doveri verso i propri rappresentati.
Ma noi del Movimento “Unione dei Siciliani” non dimenticheremo quegli uomini coraggiosi che, seppur consapevoli di soccombere di fronte a forze schiaccianti, non hanno esitato a combattere e a morire per i loro ideali.
Lei si dichiara rappresentante dell’unità nazionale. Dedichi una giornata questi splendidi giovani, che non hanno nulla di che invidiare a Goffredo Mameli.
Noi siamo dell’avviso che questo sistema politico si è talmente incancrenito che non sono sufficienti i metodi che Lei auspica, per liberarsi di questo cancro.
Noi avvertiamo la sua sofferenza quando continua a strigliare questo sistema politico, sordo ad ogni reale ed efficace cambiamento.
Lei di recente ha parlato di stimoli.
Ci creda, Signor Presidente, gli stimoli non bastano.
L’Italia è una terra di terremoti e solo una scossa tellurica di rilevante magnitudine può riformare un Paese ormai vecchio e logoro.
Uno Stato Indipendente in Sicilia, all’interno di un Repubblica Federale e degli Stati Uniti d’Europa, Isola della Pace e Giardino ecologico, può far conseguire non solo all’Italia, ma a tutto il Continente, quel salto di qualità di cui ha bisogno, per rinnovare istituzioni politiche, sociali ed economiche che continueranno a devastare l’Italia se non ricevono un perentorio “ALT”.
Non rifiuti il nostro invito di essere ricevuti da Lei. Noi rappresentiamo quella cultura e quei valori del territorio, che sono stati ignorati e disprezzati per interessi particolari, come dice bene Lei.
In attesa della risposta del Presidente della Repubblica, noi ci rivolgiamo al popolo siciliano e italiano perché faccia giustizia !
Antonio Pappalardo
i due Marò a sparare, ma potrebbero essere stati alcuni militari
di altri Stati, che non esitano a sparare addosso a chicchessia
si avvicini troppo alle loro navi mercantili, che facciamo ???
Cominciamo a sputare in faccia a coloro che troppo sbrigativamente li hanno fatti ritornare in India ???
Seppure lo volessimo, non potremmo farlo, perché occorrerebbe tanta di quella saliva, che un comune mortale non può possedere. Solo un dio greco, Marte, Mercurio e, perché no, anche Caronte, il vile traghettatore delle anime nel regno dei morti, può averne così tanta da colpire tutti quei traditori, perché sono tali, che non hanno difeso, prima che quei ragazzi, l’onore della nostra Patria.
E i traditori non sono solo quei politici che si sono calate le brache, ma anche e soprattutto quei vertici militari e della Rappresentanza Militare, che sono rimasti a guardare. Tanto il sedere non era il loro.
Un giorno, credetemi, tutti costoro saranno giudicati e non dai magistrati, che oggi li proteggono, mente mandano in galera qualche delegato perché non ha compilato bene il foglio di viaggio.
Taluni vertici hanno ormai messo la faccia sotto terra. Tanto “che gli è frega”. Con tutti quei soldi che guadagnano, possono perdere anche la loro dignità, se mai ne hanno posseduta una.
Che bravi i vertici dei militari dell’Egitto che, quando insorge il popolo, si schierano al suo fianco e cacciano via un Presidente che non ha mantenuto gli impegni assunti con il popolo!
Se avessero fatto nel tempo il loro dovere i nostri vertici, le carceri italiane sarebbero piene di politici e di mafiosi. Trovandosi tutti nello stesso luogo, avrebbero fatto meno fatica a fare le loro trattative.
Noi in Sicilia abbiamo scritto una lettera al Capo dello Stato dicendogli che è partito il processo dell’autodeterminazione del popolo siciliano. Il Presidente Napoletano ci ha risposto. Molto cortesemente.
Noi abbiamo replicato in tal modo:
“Ella, dopo aver dichiarato di non poter accettare la nostra richiesta di essere da Lei ricevuti, rappresentando Ella l’unità nazionale, ha però precisato che “la strada efficace per liberarsi da interessi particolari, riscoprire l’interesse generale e poter contare di più contro le lobby finanziarie internazionali non sia la frammentazione delle sovranità nazionali, ma solo un rafforzamento delle istituzioni statali e comunitarie di una sempre maggiore integrazione dell’Europa”.
Ci conforta il fatto che Ella stessa abbia rilevato che l’Italia è afflitta da interessi particolari e da attività di lobby finanziarie internazionali, che la nostra classe dirigente politica non solo non è stata capace di contrastare, ma addirittura ha favorito con comportamenti conniventi inqualificabili.
Lei ci suggerisce di rafforzare le istituzioni nazionali e comunitarie per abbattere questo sistema perverso di potere, e non di frammentarle.
Signor Presidente, qualche giorno fa mi sono recato nella località dove è stato ucciso, in un conflitto a fuoco con i Carabinieri, Antonio Canepa, che i Siciliani ricordano come un fervente patriota, che ha difeso la dignità e l’autonomia della propria terra.
Mi sono fermato a meditare davanti al cippo, che commemora il fatto.
Entrambi, Carabinieri e Antonio Canepa, hanno fatto il loro dovere: i primi nel difendere, in obbedienza ai loro rigidi regolamenti, un ordine costituito, comunque imposto da una classe dirigente politica che aveva paura di confrontarsi democraticamente e pacificamente con un popolo, più volte tradito perché mandato a morire in guerre colonialiste e di potere e sottoposto a regimi dittatoriali, che mai hanno fatto parte della cultura isolana; il secondo, perché, rilevato lo stato di sofferenza e di prostrazione del popolo siciliano, non ha esitato a imbracciare le armi per difendere la sua terra da uno Stato divenuto oppressivo.
Di recente, si è giunti a giustificare coloro che hanno militato sotto la Repubblica di Salò, perché ritenuti comunque in buona fede nella difesa di valori in cui credevano.
Dei Caduti siciliani nessuno, né a livello nazionale né regionale, ha mai speso una parola. Eppure, quando lottavano, erano nel giusto!
I primi traditori sono quei parlamentari siciliani, che ottenuti i consensi del popolo isolano, chinano il capo a leader politici del Nord, e dimenticano i loro doveri verso i propri rappresentati.
Ma noi del Movimento “Unione dei Siciliani” non dimenticheremo quegli uomini coraggiosi che, seppur consapevoli di soccombere di fronte a forze schiaccianti, non hanno esitato a combattere e a morire per i loro ideali.
Lei si dichiara rappresentante dell’unità nazionale. Dedichi una giornata questi splendidi giovani, che non hanno nulla di che invidiare a Goffredo Mameli.
Noi siamo dell’avviso che questo sistema politico si è talmente incancrenito che non sono sufficienti i metodi che Lei auspica, per liberarsi di questo cancro.
Noi avvertiamo la sua sofferenza quando continua a strigliare questo sistema politico, sordo ad ogni reale ed efficace cambiamento.
Lei di recente ha parlato di stimoli.
Ci creda, Signor Presidente, gli stimoli non bastano.
L’Italia è una terra di terremoti e solo una scossa tellurica di rilevante magnitudine può riformare un Paese ormai vecchio e logoro.
Uno Stato Indipendente in Sicilia, all’interno di un Repubblica Federale e degli Stati Uniti d’Europa, Isola della Pace e Giardino ecologico, può far conseguire non solo all’Italia, ma a tutto il Continente, quel salto di qualità di cui ha bisogno, per rinnovare istituzioni politiche, sociali ed economiche che continueranno a devastare l’Italia se non ricevono un perentorio “ALT”.
Non rifiuti il nostro invito di essere ricevuti da Lei. Noi rappresentiamo quella cultura e quei valori del territorio, che sono stati ignorati e disprezzati per interessi particolari, come dice bene Lei.
In attesa della risposta del Presidente della Repubblica, noi ci rivolgiamo al popolo siciliano e italiano perché faccia giustizia !
Antonio Pappalardo
LE CONSEGUENZE DELLE NUOVE INDAGINI DELLA NIA
Indagato per stupro e falsificazione delle prove il ministro del Kerala il commissario D.S. Jaison e alcuni funzionari di polizia
La scusa che il CBI era troppo impegnato per cui si affidavano le indagini alla NIA era subito apparsa, ai più, uno stratagemma di Altamas Kabir e del Governo per verificare se vi fosse un disegno di cospirazione politica agganciata al caso dei Fucilieri di Marina.
Questa è la statura morale, la dignità e la credibilità degli accusatori dei Marò.
PK Kunhalikutty in questi giorni è salito alla ribalta della stampa nazionale e locale indiana non per uno degli interessi che rientrano tra le sue tante responsabilità che abbiamo elencato, ma per quello che in India viene chiamato “The ice-cream parlour sex case”, ovvero il caso degli abusi sessuali della gelateria, perchè era nella sala di una famosa gelateria di Thiruvananthapuram di proprietà di tale Sreejith che venivano prese di mira ed adescate le vittime.
Insomma, nel quadro politico indiano Kunhalikutty non è esattamente il primo che passa, ne l’ultimo arrivato visto che sta in politica da più di 15 anni. Le nuove indagini della NIA hanno dato nuovo impulso a quelle già in corso e che richiamavano responsabilità anche del fratellastro K. A. Rauf che ha fatto da tramite, lo stesso che fungeva da ufficiale pagatore, e lo ha assistito nel porre in atto le sue ennesime prodezze di amante abusivo e che solo lo stato di coercizione e di ineludibile prigionia delle stuprate rende irresistibile nelle sue violente esplosioni sessuali.
A chiamarlo pesantemente in causa sono due ragazze che avevano ignorato sino ad oggi di essere le ultime di una lunga sequela di donne violentate : Roslin, residente ad Eranhipalam, e K. Bindu di Meenangady che hanno chiesto al tribunale di potersi inserire nel procedimento giudiziario già avviato nei confronti del Ministro e sul quale sta indagando l’agenzia federale CBI, Central Bureau of Investigation. Nella loro richiesta all’Alta Corte del Kerala, le due ragazze denunciano, con ampia dovizia di particolari, di essere state sequestrate e ripetutamente violentate per due lunghissimi giorni da Kunhalikutty in quel di Thiruvananthapuram, dove risiede il Ministro ed ha sede il governo del Kerala.
In un Paese dove si stuprano e si ammazzano decine di donne al giorno, dove spesso le denuncianti non sono credute e messe a loro volta sotto accusa con il rischio di incorrere in lunghe e disumane detenzioni e dove la gente sparisce all’improvviso non lasciando più traccia alcuna dietro se stessa, le due donne meritano un plauso per il coraggio avuto e, forse, indignate per la scarsa ricompensa infatti sono state le 10mila Rupie elargite in contanti a ciascuna di loro, figuriamoci, l’equivalente di 128 euro al cambio di oggi. Ai superstiti dei due pescatori indiani, per l’uccisione dei quali il ministro era tra quelli che hanno accusato i Marò italiani, Monti fece recapitare 150mila euro a famiglia, tanto per rendere l’idea.
Per completare il quadro, non va dimenticato che da più parti, soprattutto da parte del leader dell’opposizione V.S. Achuthanandan, si invocano indagini perché si accertino cause e circostanze che hanno causato la morte di Abbas Sait, l’ex capo della segreteria politica del ministro. Sapeva troppo?
Con i riflettori di inquirenti e magistrati puntati sul fortemente sospettato, si sono ridotti al minimo i rischi di una esposizione giudiziaria nei suoi confronti per cui le due ragazze hanno alla fine trovato il coraggio per uscire allo scoperto.
Nonostante la collusione del commissario D.S. Jaison e alcuni funzionari di polizia, tutti coinvolti anche nel caso di Girone e Latorre, PK Kunhalikutty dovrà rispondere ai seguenti capi d'accusa : rapimento e sequestro di persona, stupro aggravato e continuato, lesioni gravi, minacce gravi e continuate, corruzione, reiterazione di tutti i reati contestati.
GLI ITALIANI VERI....GLI ITALIANI CHE CAPISCONO
DOPO 17 MESI.......LA MISURA E' COLMA
(DIO VI GUARDI DALLA NOSTRA IRA)
Quando una nazione perde la dignità e l'onore quando un popolo viene vessato, vilipeso, affamato e considerato responsabile dei guai causati dai governanti che ha eletto o che hanno usurpato il posto con raggiri, ribaltoni o intese che sono contrarie alla volontà della maggioranza di coloro che li hanno eletti quali loro rappresentanti (non padroni)è il momento di dire BASTA.
In qualsiasi azienda chi manca di rispetto al datore di lavoro, chi ruba o crea danni per la stessa viene licenziato l'azienda ITALIA è l'unica al mondo che paga i propri dipendenti perché venga danneggiata.
Paga i signori del palazzo, che ormai, hanno acquisito la consapevolezza che possono raggirare i propri datori di lavoro riducendoli al silenzio con dichiarazioni in politichese, promesse e raggiri oppure alleanze tra loro per non dover tornare al giudizio di noi sprovveduti che li potremmo mandare a casa; possono fare decreti che favoriscono le corporazioni delle quali fanno parte o delle categorie di appartenenza; non si sognano minimamente di ridurre il loro numero e i loro compensi; nessuno ha mai presentato un disegno di legge che vieti, a chi fa politica, di esercitare la propria professione e dedicarsi a tempo pieno alla funzione per la quale e stato eletto pena l'interdizione; nessuno, di quei signori che siedono in comode poltrone in ambienti lussuosi, è disposto a rinunciare a privilegi e indennità anzi trovano sempre il modo di aggirare qualsiasi iniziativa o proposta.
Diciamoci la verità: siamo un popolo di creduloni, ingenui, timorosi di perdere quel benessere che ci siamo guadagnati col sudore di un onesto lavoro e per questo subiamo passivamente qualsiasi tipo di sopruso.
Confidiamo ancora che con referendum possiamo modificare, abolire o cambiare qualcosa mentre ci hanno dimostrato che non servono a nulla (vedi finanziamento pubblico ai partiti, ministero dell'agricoltura, ecc...).
Crediamo che con petizioni possiamo smuovere le coscienze ignorando che vengono passate nei trita documenti e riciclate in nuovi fogli per farne altre.
Abbiamo l'ingenuità di credere che le promesse fatte in campagna elettorale possano venir mantenute non capendo che non è uno che può decidere cosa fare ma sono tanti e che la pensano in maniera molto diversa.
Quando i politici dichiarano l'Italia "Democratica" hanno uno strano concetto della democrazia, esercitano una pressione fiscale degna del più feroce tiranno medioevale, mettono in crisi le aziende inducendo le persone oneste al suicidio, non tutelano il lavoro, dichiarano il FALSO sull'economia per puri scopi politici, le forze dell'ordine non sono tutelate, anzi spesso, sono messe sotto accusa mentre i delinquenti sono assolti vuoi per compiacenza o inadempienza di certa magistratura vuoi per articoli della giurisprudenza non più attuali ma obsoleti.
La stoccata finale, che ha ucciso la nostra credibilità, l'economia e l'immagine, l'hanno data coloro che erano stati chiamati come i salvatori della patria; tecnici e professori osannati da una certa parte politica e fortemente voluti da colui che dovrebbe essere il garante di tutti noi.
Mai scelta si è rivelata più funesta; oltre ad affossare il paese la loro incapacità a portato l'Italia e le FF.AA. al dileggio internazionale, alla vergogna e disonore, gettato la nostra bandiera nel fango e chinata la testa di fronte alla protervia di un paese "amico" che con l'inganno e false accuse ha sequestrato due nostri Fucilieri di Marina per un fatto commesso da altri e non si sono dimostrati in grado, dopo 17 mesi, di contrastare con fermezza le prepotenze Indiane, anzi adottando una linea di sottomissione in nome degli scambi commerciali ed economici.
Latorre e Girone, processo in autunno e poi torneranno in Italia.
Intanto, dal rientro in India, come assistenti dell’addetto militare hanno uno stipendio di 6.400 euro.
Nell’accordo siglato con l’India per il rientro dei marò c’era
l’impegno che non venivano arrestati.
Da pochi giorni si conosce “ l’ affidavit “ ,
il documento che è servito al governo Monti a rispedire i Marò
in India, dopo aver deciso pochi giorni prima di trattenerli in Italia.
La comunicazione porta la data del 21 marzo ed è stata
consegnata dall’ inviato del governo, Staffan De Mistura,
ai parlamentari del Movimento 5 Stelle durante una recente
audizione.
L’ambasciata indiana si impegna su due punti fondamentali.
Il primo che i due marò non verranno arrestati se rientrano
nei tempi stabiliti dalla corte suprema indiana per il permesso
che era stato concesso di rientrare in Italia; poi si sostiene
che saranno rispettate tutte le condizioni già previste come
la possibilità di poter restare in ambasciata.
Dal rientro in India le condizioni dei due marò sono ulteriormente migliorate e con il nuovo incarico come assistenti dell’ addetto militare hanno uno stipendio mensile di 6400 euro netti.
I familiari vanno a trovarli regolarmente ed alloggiano in due piccoli ma confortevoli appartamenti.
Il fatto che i marò sono da 17 mesi in India e che non saranno processati in Italia rimane; al punto due si legge – secondo la consolidata giurisprudenza indiana il caso dei marò non rientra nella categoria che può comprendere la pena capitale quindi su questo riguardo non si può nutrire alcuna preoccupazione. Il 10 Luglio, Latorre e Girone sono stati interrogati; sulle accuse di aver ucciso i due pescatori hanno preferito non rispondere.
Intanto, dal rientro in India, come assistenti dell’addetto militare hanno uno stipendio di 6.400 euro.
Nell’accordo siglato con l’India per il rientro dei marò c’era
l’impegno che non venivano arrestati.
Da pochi giorni si conosce “ l’ affidavit “ ,
il documento che è servito al governo Monti a rispedire i Marò
in India, dopo aver deciso pochi giorni prima di trattenerli in Italia.
La comunicazione porta la data del 21 marzo ed è stata
consegnata dall’ inviato del governo, Staffan De Mistura,
ai parlamentari del Movimento 5 Stelle durante una recente
audizione.
L’ambasciata indiana si impegna su due punti fondamentali.
Il primo che i due marò non verranno arrestati se rientrano
nei tempi stabiliti dalla corte suprema indiana per il permesso
che era stato concesso di rientrare in Italia; poi si sostiene
che saranno rispettate tutte le condizioni già previste come
la possibilità di poter restare in ambasciata.
Dal rientro in India le condizioni dei due marò sono ulteriormente migliorate e con il nuovo incarico come assistenti dell’ addetto militare hanno uno stipendio mensile di 6400 euro netti.
I familiari vanno a trovarli regolarmente ed alloggiano in due piccoli ma confortevoli appartamenti.
Il fatto che i marò sono da 17 mesi in India e che non saranno processati in Italia rimane; al punto due si legge – secondo la consolidata giurisprudenza indiana il caso dei marò non rientra nella categoria che può comprendere la pena capitale quindi su questo riguardo non si può nutrire alcuna preoccupazione. Il 10 Luglio, Latorre e Girone sono stati interrogati; sulle accuse di aver ucciso i due pescatori hanno preferito non rispondere.
Oramai il governo Letta sembra rassegnato al processo indiano e ad una possibile condanna che poi verrebbe scontata in Italia.
Pochi si sono resi conto che sono i poteri economici a dettare le regole e i poteri economici hanno tutto l'interesse a svendere il nostro paese.
Quando le loro leggi o decreti, che dovrebbero tutelare i cittadini, creano disagi o disparità o favoriscono solo alcune "classi" andrebbero abrogate e riscritte.
Tutto questo,e altro, a scapito del "popolo sovrano" che subisce passivamente e anzi favorisce e rinforza il potere di quella minoranza che, forte del consenso di pochi, spadroneggia con arroganza e quando prestano giuramento sulla Costituzione: fanno SPERGIURO consapevolmente.
Insomma il gregge si è fatto circondare dai lupi e nessuno, ne il pastore ne i cani, sono in grado di proteggerlo e quindi è necessario far intervenire gli arieti.
Noi siamo gli "arieti", tutti coloro che credono nei valori della patria, che credono nell'altruismo nell'onestà nella fratellanza, nella dignità e che non sono disposti a lasciare che i lupi facciano scempio del gregge.
Valendo il principio che l'unione fa la forza:
Propongo di costituire un Comitato, Associazione o movimento, chiamatelo come volete per la tutela dei Militari che operano all'estero, DOVREBBERO RIUNIRSI TUTTI I GRUPPI in un unica Associazione con l'obbiettivo di evitare il ripetersi di simili episodi e perseguire tutti coloro che hanno generato questa insostenibile situazione
Iscriviti a:
Post (Atom)










