mercoledì 21 agosto 2013

Il cortocircuito tra Roma e Delhi



Sulla vicenda dei due Fucilieri italiani trattenuti in India 
 
La vicenda dei due Militari Massimiliano Latorre e Salvatore Girone è stata vissuta in Italia come una crisi di prima grandezza nella nostra politica estera. Nelle cancellerie e nelle opinioni pubbliche di altri paesi, anche amici e alleati, l’attenzione è stata tutto sommato distratta. Il governo indiano l’ha considerata come una crisi di rilevanza secondaria e la stampa del paese l’ha spesso relegata nelle pagine interne.
Eppure, ci sarebbe stato più di un motivo per occuparsene in maniera diversa: la crisi dei marò ha messo in luce aspetti che presentano per l’insieme delle relazioni internazionali implicazioni potenzialmente rilevanti. Si è parlato molto di pena di morte intorno a questa vicenda, in Italia: in parte per una preoccupazione reale, e in parte non minore per una tattica negoziale che si riteneva – erroneamente a mio avviso – potesse indurre a unatteggiamento più costruttivo le autorità indiane.
La prassi giudiziaria indiana la prevede solo in casi definiti “the rarest of the rare” (nel più estremo fra i casi estremi) e l’ambiguità della formula è stata sempre interpretata in maniera restrittiva a Delhi. L’ultima esecuzione ha riguardato il terrorista pakistano, unico sopravvissuto dei responsabili della strage di Bombay del 2008. Pensare che un tribunale indiano potesse condannare a morte degli appartenenti alle forze armate di un paese amico, per di più membro della NATO, significa non valutare correttamente i meccanismi decisionali e le logiche di influenza della politica indianaQuello che preme sottolineare qui, tuttavia, non è tanto il fatto che le possibilità di una sentenza capitale siano giuridicamente improbabili e politicamente astratte, quanto che il tema della pena di morte sia entrato in questa vicenda mettendo a nudo esitazioni e ritardi nella battaglia per la sua messa al bando.
L’Italia è da sempre all’avanguardia nel campo abolizionista.
L’India invece ha dimostrato una forte ritrosia, votando in genere contro le risoluzioni societarie, in nome del diritto a una sovranità interna che rifiuta vincoli automatici, indipendentemente dal fatto che la pena venga applicata o meno. Che tutto ciò non abbia colpito più di tanto la comunità internazionale costituisce una manifestazione abbastanza evidente dell’effettivo livello di attenzione su questo tema. Diverso e non meno grave è stato il divieto imposto al nostro ambasciatore di lasciare il territorio indiano. All’ambasciatore italiano in India e accreditato anche in Nepal gli sarebbe stato di fatto impossibile esercitare le sue funzioni, con un’evidente lesione degli interessi italiani, nel caso di una qualche urgenza nei nostri rapporti con quel paese.
Che la sanzione imposta dalle autorità indiane abbia costituito una chiara violazione delle immunità diplomatiche sancite dalla Convenzione di Vienna, è di tutta evidenza. Le stesse ragioni addotte per cancellare il provvedimento sono apparse inaccettabili, nella misura in cui accreditavano ulteriormente l’ipotesi che si fosse agito in presenza di un fumus di reato.
Abbiamo espresso sollievo quando all’ambasciatore Mancini è stata restituita la libertà di movimento.
Forse avremmo dovuto anche, se non di più, ribadire l’indignazione.
La mossa indiana avrebbe dovuto provocare una protesta ben più forte, e soprattutto generalizzata: le parole imbarazzate della Ue, la presa di distanza di fatto delle Nazioni Unite e l’indifferenza di molti paesi alleati, non sono state tanto o solo un danno per la credibilità dell’Italia (che pure c’è stato).Hanno lasciato intravedere la possibilità di una deriva che ci si augura non abbia a verificarsi ma che, in caso contrario, sarebbe difficile arginare e getterebbe nel caos la dinamica dei rapporti internazionali. I due marò erano impegnati in una azione di protezione antipirateria e questo, quali che siano state le modalità, resta un punto centrale. La Enrica Lexie è stata attirata in porto dalle autorità indiane con la scusa di collaborare all’identificazione di presunti pirati appena catturati (stando a quanto è stato riferito all’epoca e mai smentito). Si è trattato di uno stratagemma illegittimo che ha fatto perno sulla buonafede italiana in quello che si riteneva un impegno comune a entrambi. Il danno fatto all’Italia avrebbe giustificato una ben più decisa reazione, ma soprattutto si è creato un vulnus all’impegno della comunità internazionale di stroncare sotto l’egida dell’Onu il flagello della pirateria. Quale altra nave risponderà mai a richieste di cooperazione del genere in futuro?
Il rischio è quello che una campagna voluta dalle Nazioni Unite, la cui efficacia si basa sull’adozione di norme uguali per tutti, finisca per naufragare nella confusione, o al massimo di divenire preda della logica del più forte come unico parametro di comportamenti e reazioni. La pirateria è un problema serio; i nostri marò potrebbero anche avere commesso degli errori (personalmente ne dubito), ma azioni come quella indiana possono avere un effetto dirompente sull’intero sistema di prevenzione.
C’è chi ha visto nell’azione del governo indiano la riprova della rivendicazione, da parte dei “giganti emergenti”, del diritto di riscrivere le regole di comportamento sin qui vigenti, a seguito del rovesciamento delle linee d’influenza tradizionali del rapporto Nord-Sud, in un mondo globalizzato e sempre meno unipolare. È la lettura di quanti hanno ritenuto inevitabile per l’Italia prendere una posizione sostanzialmente rinunciataria davanti a pretese sicuramente infondate. Nulla di più potenzialmente pericoloso: resta da dimostrare se l’atteggiamento indiano sia stato figlio di una mentalità da Superpotenza saldamente introiettata, o se non si sia trattato di una nuova manifestazione di insicurezze antiche, quelle di un paese che vorrebbe convincersi di essere grande, ma non vi riesce del tutto, e reagisce rompendo il paniere delle regole che per altri versi vorrebbe poter determinare. L’India è un paese emergente, ma non ancora emerso del tutto.
Quale che sia la lettura giusta, resta il fatto che il mutamento degli equilibri globali richiederà una assunzione di responsabilità tanto da parte dei “nuovi grandi” come delle potenze tradizionali, più o meno declinanti, per fissare i paletti di un nuovo recinto condiviso.
È possibile, e forse anche probabile, che Latorre e Girone vengano condannati dal tribunale indiano che li dovrà giudicare. Non importa a che tipo di pena: resterebbe il fatto che due membri delle forze armate italiane, in servizio di Stato nell’interesse di una campagna voluta dalle Nazioni Unite, avrebbero subito una condanna penale e che questa condanna l’Italia avrebbe di fatto accettata. C’è davvero da riflettere su cosa ciò significherebbe in termini di capacità del nostro paese di avere una proiezione internazionale all’altezza non so se delle sue ambizioni, ma di certo del suo ruolo e delle sue responsabilità.





lunedì 19 agosto 2013

Quando il "gregge" NON sa

MES(ESM):un trattato Europeo che tutti dovrebbero conoscere....


IL POPOLO SOVRANO

Provate a chiedere e verificate voi stessi quante persone, su 10, sappiano dirvi cosa sia il MES.
Penso pochissime, ad ogni modo, ovunque vi troviate nel mondo, spero stiate Benissimo e al sicuro, insieme a Persone che vi amano. 
Cercate sempre, per quanto possibile, soprattutto nei momenti più bui e disperati, di resistere all'impulsività e alla violenza, altrimenti chi vi cerca, chi ha bisogno di voi, potrebbe non riconoscervi.
E io so che molti di Voi sono persone profonde e sensibili.
E in questo mondo dove la superficialità sembra farla da padrone, voi siete il vero motivo per cui il mondo resta azzurro e continua a girare.
Se non fosse per persone come voi, questo pianeta sarebbe da tempo una landa desertica e radioattiva.

Ma veniamo alla riflessione di cui in premessa ovvero cerchiamo di capire insieme cosa sia il MES (ESM), il meccanismo di stabilità europea, un organismo sovranazionale che tutti dovrebbero conoscere ma che come vi ho anticipato, da quanto sto verificando e da come voi stessi potete verificare chiedendo in giro, pochissimi sono invece al corrente.
Come state per apprendere, più che una riflessione, questa volta, il presente post è un accorato invito che rivolgo a Tutti.
Quando dico Tutti, intendo proprio TUTTI.
Non ha importanza che mi stimiate od odiate. NON dovete credere in me ma in voi stessi.
Ormai solo le persone in malafede, quelle stolte o quelle palesemente corrotte, o che sono state disinformate da certi disonesti con patetici e flebili tentativi cercano di negare l'evidenza.
Assodato quanto la fiducia in voi stessi e nel vostro futuro sia importante, sicuramente comprenderete quanto sia vitale, ai fini di aumentare la fiducia in voi stessi, conoscere almeno quelle cose che accadono a certi livelli di potere, soprattutto quando le conseguenze di tali decisioni politiche prese da politici che sono all'atto pratico vostri mandatari (siete voi, almeno sulla carta... che li avete eletti...) e quindi fanno ricadere su di voi le responsabilità delle loro decisioni qualsiasi esse siano...
E comunque vadano le cose,  questi signori, comunque prendono lo stipendio.
Non si tratta di 400 euro al mese.. no.. e neanche di mille... qui si parla di decine di migliaia di euro, di immunità di vario genere e bonus che gli consente di usufruire di tanti beni in modo gratuito o comunque estremamente scontato.
E ovviamente i loro stipendi glieli pagate voi...
Vi hanno abituato dalla nascita a credere che fosse giusto.
Ma è davvero così?
L'art.1 della Costituzione dice che il Popolo è Sovrano.
Popolo Sovrano siete TUTTI VOI cittadini nessuno escluso.

E allora perché ci sono poteri che comandano al posto vostro e quando chiedete loro di aiutarvi, a meno che non siate loro amici diretti o parenti, vi lasciano in mezzo a una strada o in mezzo a guai, spesso in cui ci siete finiti proprio a causa delle loro negligenze e per disperazione?

Ora per poter entrare a conoscenza di certi argomenti quali ad esempio proprio il MES, occorre sia attenzione da parte vostra (ed è difficile a causa della quantità di problemi quotidiani che siete obbligati ingiustamente ad  affrontare) sia attenzione da parte dei notiziari che diano le dovute informazioni alla popolo su argomenti che lo riguarda... soprattutto quando tocca le sue tasche... le VOSTRE tasche, i vostri sudati risparmi e di conseguenza il vostro futuro.

Purtroppo nel caso del MES, tutto questo non è accaduto.
I telegiornali e i notiziari radiofonici infatti non gli hanno dedicato sufficiente attenzione: ed è questo il motivo per cui di questo Meccanismo Europeo di Stabilità ben pochi conoscono ancora oggi l'esistenza.

Ora però la divulgazione di argomenti che ritenete meritevoli di essere spiegati e insegnati ai vostri amici, diventa vostro compito.
Potrei dirvi direttamente io come stanno le cose, ma poiché alcuni articoli di questo importante trattato riguardano il Vostro imminente futuro, ritengo sia Vostro diritto e dovere di cittadini Italiani ed Europei, leggerli e comprenderli personalmente.

Qualora vi troviate qualcosa che effettivamente riduca la vostra sovranità, è possibile chiedere democraticamente ai politici competenti di modificare il trattato secondo quanto riterrete più opportuno. Inoltre , per chi ha tempo e volontà di conoscere quello che lo aspetta, sembrerebbe, che il sito ufficiale del Consiglio Europeo abbia pubblicato anche la versione italiana del trattato.
Invito quindi TUTTI i cittadini europei a leggerlo con Calma e Attenzione in ogni sua singola riga:

http://www.european-council.europa.eu/media/582889/08-tesm2.it12.pdf  (italiano)
http://www.european-council.europa.eu/media/582311/05-tesm2.en12.pdf (inglese)

giovedì 15 agosto 2013

Italia e islamismo

I DANNI DELLA SINISTRA

Chi c'e' dietro al Ministro Kienge...?


Post di Floriano Stevens



Il piano strategico e' di creare un Partito islamico in Italia, l'entrata in politica della Kienge' e' stata voluta dal P.D. che in modo ingenuo puntava sull'accaparrarsi il voto degli stranieri presenti in Italia che sono gia' piu' di 5.000.000 e la maggioranza e' islamica. Kienge' nel 2002 fonda l'associazione interculturale DAWA (in lingua swahili: magia) con l'aiuto dell' on. Khalid Chaouchi (deputato del P.D.) di origine marocchina islamico che fa parte della Consulta per l'Islam italiano prendono e stringono contatti con la Lega musulmana mondiale. Iniziano a collaborare entrambi con l'U.C.O.I.I. (Unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche in Italia) La presente Associazione è il prodotto della fusione di varie organizzazioni precedentemente esistenti, come i siriani e palestinesi, dell' Unione degli Studenti Musulmani in Italia (USMI) organizzazione, alcune organizzazioni islamiche femminili come l'Islam Donne e il contributo di alcuni individui, come Hamza Roberto Piccardo , ex militante di Autonomia Operaia convertito all'Islam e di fatto direttore della casa editrice Libreriaislamica.it (precedentemente conosciuto come "Al Hikma").Kienge' ha contatti forti anche con La Consulta per l'Islam italiano che è un organismo di carattere consultivo del Ministero dell'Interno formato da alcuni personaggi ritenuti autorevoli rappresentanti dell’Islam in Italia.Istituita con decreto nel 2005 dall'allora Ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, è stata confermata nel 2006 dal nuovo ministro degli interni Amato, Inizialmente la presidenza era stata assunta da Nour Dachan , leader della componente siriano della Fratellanza Musulmana , e la Segreteria di Ali Abu Shwaima , leader della componente palestinese della stessa organizzazione; successivamente tale carica è andata a Roberto Piccardo convertitosi anche lui all'islam.- Collaborano attivamente anche con il Co.Re.Is. (Comunità Religiosa Islamica), Sezione italiana della Lega musulmana mondiale, U.I.O. (Unione islamica in Occidente, di cui Mario Scialoja, italiano, ambasciatore a riposo e' direttore della Sezione italiana della Lega musulmana mondiale). Kienge' crea anche l' ANOLF L'Associazione è presente in tunisia,( 98% musulmani)in marocco,( 97% musulmani)senegal (92% musulmani) ed e' distribuita e organizzata capillarmente su tutto il territorio nazionale con uffici Regionali (20),le Sezioni Provinciali (101) e Territoriali (10)Tra pochi anni il ministro Kienge' si stacchera' dal P.D. e con il potere che avra' politicamente acquisito formera' un partito Musulmano che nel frattempo potra' contare su un bacino di circa 7.500.000 di voti, con i finanziamenti che gli verranno concessi facilmente dal Mondo Arabo potra'.......lascio a Voi la previsione....

Allora, mi chiedo:- che sia il caso di copiare il modello Putin?


Considerando che le premesse, che si realizzi quanto postato da Stevens, ci sono tutte  e
che il nostro buonismo ci penalizza indiscutibilmente sarebbe opportuno mettere un freno
a tutto questo.
Non si può lasciare che quello che hanno costruito i nostri Nonni e i nostri Padri venga stravolto da una congregazione di incompetenti capaci solo di interessarsi a problemi di casta e non ai bisogni reali degli Italiani.
Prima che la cosa sia irreversibile tocca a noi dire BASTA!
Tocca a noi "popolo sovrano" arginare tutto questo prima che si finisca come gli Egiziani.
Bisogna guardare oltre i Partiti e assumerci le nostre responsabilità (perché, se siamo a questo punto, lo dobbiamo a noi stessi).
Tocca agli "Italiani Veri" RINNOVARE COMPLETAMENTE  istituzioni, magistratura, vertici militari e tutto quell'apparato burocratico che strangola il nostro paese ma sino a quando restiamo inermi a guardare non possiamo lamentarci aspettando che altri risolvano il nostro problema.





















giovedì 8 agosto 2013

COME ALLUNGARE I TEMPI

Il Diritto è Indiano?





l’MHA  ha rigettato le tre opzioni che l’Italia aveva offerto per tentare di risolvere in modo ragionevole e soddisfacente (solo per noi) il problema sollevato dagli inquirenti indiani circa l’ottenimento delle testimonianze degli altri quattro Fucilieri non indagati, che si trovavano a bordo della Enrica Lexie con Latorre e Girone. E’ nota la pretesa degli indiani di interrogare nuovamente i 4 fucilieri, nonostante questi abbiano già reso le loro deposizioni all’epoca dei fatti (alle autorità del Kerala) e che siano stati interrogati numerose altre volte nel corso del sequestro della Lexie nel porto di Kochi, durato quasi due mesi ma essendo, le indagini, ripartite da zero quelle dichiarazioni sono state inficiate di qui il legittimo diritto della NIA di riascoltare i quattro testi per la nuova   fase istruttoria. Tra l’altro, essendo il Ministero degli Interni indiano titolare dell'inchiesta (su sentenza della Suprema Corte), non può agire in altro modo se non chiedere il rispetto dell'Affidavit firmato da noi per sbloccare il rilascio della Lexie e quindi evitare un inestricabile ginepraio dell’intera vicenda.
Comunque, nella circostanza l’Italia non ha dimostrato spirito collaborativo per venire incontro alle esigenze degli indiani, proponendo tre alternative: l’invito rivolto ad una delegazione di magistrati e di inquirenti indiani a venire a raccogliere le testimonianze ritenute indispensabili qui in Italia, a Roma; oppure di ricorrere ad un sistema di video-conferenza tra le parti; od ancora, ottenere le dichiarazioni richieste per iscritto con una rogatoria internazionale secondo prassi giuridiche consolidate. Ma, come detto, nessuna di queste tre soluzioni è stata ritenuta soddisfacente da parte degli indiani, che ancora una volta hanno tenuto a sottolineare che “fintanto che non otterrà queste dichiarazioni testimoniali la NIA, National Investigation Agency, non potrà concludere la fase inquirente, rimandandosi così sine die la possibilità di istruire un processo equo e rapido ai due Fucilieri”. In pratica un vero ricatto. La visita in Italia è stata esclusa perché secondo loro non permetterebbe l’applicazione del CrPC (Criminal Procedure Code) peculiare dell’India. La video conferenza non va bene perché filtra l’aspetto emozionale del rapporto diretto e non crea i presupposti per stabilire un feeling tra inquirenti e testi , mentre la rogatoria è stata esclusa perché darebbe luogo a richieste reiterate di approfondimenti e chiarimenti delle fredde affermazioni ricevute per iscritto, che solo con un processo interattivo diretto di domande-risposte si può sperare di potere ottenere.
La più immediata conseguenza di questa ennesima impasse, al di là dei messaggi improntati ad irresponsabile ed infondato ottimismo della Bonino e del suo vice Staffan De Mistura, è che si complica maledettamente in India la posizione dei due Militari italiani trattenuti sotto l’accusa di omicidio di due pescatori indiani. Le indagini che la Corte Suprema indiana aveva affidato alla NIA lo scorso mese di aprile insieme ad un termine perentorio di 60 giorni per condurle a termine sono infatti giunte ad un punto morto. Dapprima c’era stato il pretesto della necessità di riprodurre tutta la documentazione, atti, rilievi della polizia, verbali di deposizioni e di testimonianze, con ciascun atto scritto come capitava in una delle quattro lingue possibili, ovvero malayalam, hindi, italiano ed inglese, in una unica lingua comprensibile a tutti, cioè l’inglese. Questo ha comportato la richiesta della NIA, accettata dalla Corte di New Delhi, di poter sforare il termine dei 60 giorni per la conclusione della fase istruttoria e per la produzione del relativo FIR, First Investigations Report, in assenza del quale non può essere avviata la fase di istruzione del processo con la formulazione esatta dei capi d’accusa, o la dichiarazione del non luogo a procedere, a seconda delle conclusioni raggiunte sulla base degli elementi probatori emersi e presi in considerazione. Queste ulteriori lungaggini accettate supinamente dagli addetti ai lavori appaiono particolarmente gravi alla luce dei nuovi elementi acquisiti di recente e che rafforzano ulteriormente il convincimento dell’estraneità dei Fucilieri ai fatti loro contestati.
Un primo elemento,  riguarda l’ora in cui i Militari hanno sparato colpi di avvertimento in acqua per dissuadere un barchino di pirati, le 16.15 circa, che differisce di oltre 5 ore dall'ora che il comandante del peschereccio aveva indicato come quella dell’aggressione da parti di ignoti, cioè le 21.30 circa, nella quale aveva avuto luogo la sparatoria che ha causato la morte dei due pescatori. Un secondo elemento si è evidenziato nell'attenta rilettura delle dichiarazioni del procuratore generale della Corte Suprema di New Delhi Goolam E. Vanhavati. Questi ammette esplicitamente due cose: la prima era già nota ed è l’ammissione che l’incidente è avvenuto in acque territoriali internazionali, come l’Italia ha sempre sostenuto, ma ciò nonostante la Corte Suprema ancora non si è pronunciata in merito al quesito di competenza giurisdizionale sollevato da parte italiana che, giustamente, rivendica il diritto di rinviare a giudizio i due Fucilieri, se ne ricorrono gli estremi.
La seconda è una questione sfuggita ai più, inclusi tra questi non soltanto i distratti ministri del governo italiano di prima e di adesso, ma pare persino gli avvocati del collegio di difesa dei nostri Militari. Allo stato delle cose, i due Fucilieri sono ufficialmente accusati di “aver sparato contro un peschereccio indiano, causando la morte di due membri di equipaggio scambiati per pirati”. Ora noi ovviamente non siamo per niente esperti di diritto penale indiano, ma questa formulazione del capo d’accusa lascia chiaramente intendere l’attribuzione ai due Fucilieri, posto, ma non concesso che siano stati loro a sparare al St Antony, della volontà non di offendere, ma di difendersi legittimamente da individui ritenuti per il loro atteggiamento sospetto come pericolosi e determinati pirati, non certo degli innocui pescatori. In altri termini, questa accusa dovrebbe tradursi nel riconoscimento della legittima difesa personale, che resta tale anche quando solo fondatamente presunta e non inficiatile neanche nelle circostanze in cui a posteriori si venga a rilevare l’oggettiva inesistenza di una minaccia immediata, grave e reale all’incolumità propria e di altre persone poste sotto la propria tutela. Ovvio che in questo caso ci si aspetti che l’accusa di omicidio venga fatta decadere e che ai Marò venga immediatamente restituita la libertà personale, inclusa quella di rientrare in Italia. L’altra alternativa plausibile è che, proprio a causa dell’aver scambiato i pescatori per pirati, come dato per acquisito dagli stessi inquirenti indiani, l’accusa di omicidio venga derubricata in quella di omicidio colposo, mentre non regge più quella di omicidio volontario che è contraddittoria ed incongruente con l’accertata ignoranza dei Marò che si trattasse di pescatori, perché tutto in quelle circostanze ha concorso a fare ritenere che si trattasse di pirati.
Volendo metterci nei panni del PM, le accuse dovrebbero essere ridimensionate, oscillando tra l’eccesso di legittima difesa e l’omicidio colposo, reati per i quali il periodo di detenzione preventiva, arrivato a 18 mesi, sta ormai abbondantemente superando l’eventuale pena che si può ragionevolmente presumere che possa essere comminata nel caso, che appare assai remoto allo stato dei fatti, di riconosciuta colpevolezza dei Marò. Tra l’altro le famiglie delle vittime sono già state risarcite con 150mila euro ciascuna, per cui hanno rinunciato alla costituzione di parte civile, mentre quella richiesta dallo stato del Kerala è stata ritenuta inammissibile. Per queste ragioni, l’allungamento dei tempi di indagine diviene ogni giorno di più intollerabile ed insopportabile, ancorché assolutamente non giustificato. Eppure sembra che da questo punto di vista la situazione stia letteralmente precipitando. Per risolvere il problema della traduzione in inglese dei documenti, alla NIA era stata concesso lo spostamento dei termini per la produzione del FIR al 1 agosto, ma questa data ci è inesorabilmente scivolata alle spalle senza che nulla di nuovo si sia verificato.

A tale proposito, si deve ricordare che anche gli stessi Latorre e Girone erano stati convocati come testi, e pur potendosi allontanare sulla Lexie già in rotta verso il Corno d’Africa, preferirono essere collaborativi prestandosi a rientrare a Kochi per aiutare la polizia indiana in una azione che era stata definita di contrasto alla pirateria. Sappiamo tutti poi come sia andata a finire in quella sciagurata occasione, con i due disponibili Fucilieri Italiani passati proditoriamente dal banco dei testimoni a quello degli imputati, e di qui direttamente in cella. E'  comprensibile che l’italia si sia rifiutata di “consegnare” anche gli altri 4 Fucilieri, seppure richiesti solo come testimoni, che non rischiano a loro volta di essere accusati e trattenuti in arresto dagli indiani. Ora però non dimentichiamo che se vogliamo veramente che ci sia la conclusione della indagine e dell’istruttoria, un minimo di fiducia dobbiamo concederlo, è pur sempre una eventualità da annoverare nell'ambito dei possibili sviluppi della vicenda.
In conclusione, noi stiamo facendo gli indiani  e loro stanno facendo di peggio. Intanto si astengono da qualsiasi presa di posizione circa il conflitto di giurisdizione che dovrebbero riconoscere all’Italia secondo diritto internazionale, con ciò addirittura impedendo che il caso possa essere affrontato con l’atteggiamento positivo di volerlo risolvere. Poi si inventano ostacoli che non esistono, come quello della traduzione in inglese che ha comportato l’allungamento di due mesi dei tempi concessi per la predisposizione del Rapporto conclusivo sulle indagini.

C’è un nervo scoperto nella politica estera dell’India, l’ambizione più volte manifestata di essere cooptata nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU per meglio tutelarsi nei confronti di temibili potenze come la Cina e la Russia, o da nemici giurati come il Pakistan e lo Sri Lanka. E’ di ieri la notizia dell’uccisione di 5 soldati indiani lungo il cosiddetto Loc (Line of control) nel settore Poonch del Kashmir-Jammu della contrastata linea di confine con il Pakistan, morti per le quali l’India nulla può rivendicare se non lamentarsene. L’Italia è tra quelli che ha sempre sostenuto la candidatura dell’India, ora sarebbe giunto il momento di fargliela pesare. Per entrare nel CdS l’India si può scordare il voto della Cina, e forse pure quello della Russia, mentre Francia e Regno Unito non paiono impazienti di dare il loro consenso. L’Italia potrebbe minacciare l’India di schierarle contro non solo i suoi nemici dichiarati, ma tutti i Paesi alleati in ambito europeo e mondiale, Stati Uniti compresi. Di fronte ad una prospettiva del genere, forse, l’India scenderebbe  a più miti propositi e la faccenda dei Fucilieri si risolverebbe più in fretta.

lunedì 5 agosto 2013

IL VERO VOLTO DELLA SINISTRA

Da Almirante a Craxi chi tocca la sinistra muore

Il leader del Msi fu accusato di stragismo, quello del Psi distrutto per aver messo i comunisti nell'angolo. Da 20 anni nel mirino c'è Berlusconi



Vorrei conoscere la segreta legge in base alla quale chi si oppone alla sinistra è sempre un delinquente. Cito tre esempi principali, diversi per stile ed epoca, più altri casi paralleli. Quarant'anni fa il delinquente si chiamava Giorgio Almirante. Aveva ottenuto un gran successo elettorale, riempiva le piazze, spopolava in tv.
Perciò si decise che era un criminale, e dunque andava messo fuori legge col suo partito. Badate bene, il Msi in quella fase era meno fascista di prima, era in doppiopetto, era diventato destra nazionale, apriva a liberali e monarchici, aveva perfino partigiani. Ma allora risorse il fronte antifascista. La stessa criminalizzazione era avvenuta nel '60 quando l'Msi aveva svoltato in senso moderato, appoggiando un governo centrista, presto rovesciato da un'insurrezione violenta di piazza. L'antifascismo veniva sfoderato non quando si sentiva odore di fasci ma quando si sentiva odore di voti e di governo. Su Almirante piovvero stragi e accuse tremende, si creò un cordone sanitario per isolare la destra, la sua stampa e le sue idee, si favorì una scissione. La persecuzione finì quando il Msi tornò piccolo e innocuo. Le accuse di fascismo non risparmiarono neanche due combattenti antifascisti come Sogno e Pacciardi che erano però militanti anticomunisti. La campagna infame si accanì col Quirinale: Leone, eletto con i voti del Msi e senza quelli del Pci, fu massacrato e costretto a dimettersi, con accuse poi rivelatesi infondate.
Vent'anni fa il delinquente si chiamava Bettino Craxi, e la sua associazione a delinquere era non solo il Psi, ma il Caf, che comprendeva Andreotti e Fanfani vituperato anticomunista (poi sostituito da Forlani). Craxi aveva inchiodato il Pci all'opposizione, aveva conquistato la centralità del sistema politico, voleva modernizzare lo Stato. Eliminato.
Parallelamente Cossiga, da quando si emancipò dall'intesa consociativa che lo aveva eletto al Quirinale e cominciò a esternare contro i partiti, fu linciato, minacciato di impeachment, accusato di stragi e delitti. Fino a che Cossiga depose ogni progetto gollista e si limitò a esercitare l'arte del paradosso. Andreotti è un caso contorto ma anche lui diventò un delinquente solo quando smise di presiedere i governi consociativi.
Ora il delinquente si chiama Berlusconi, dopo un ventennio di caccia all'uomo.
Vi risparmio di farvi la storia del berluschicidio, vi esce ormai dalle orecchie. Dirò solo che rispetto agli altri lui ha l'aggravante tripla di essere ricco, di non essere un politico e di avere un grande elettorato. Con lui ci sono altri casi annessi (anche extrapolitici, come Bertolaso e don Verzè). Esempio? Il modello Lombardia di Formigoni&Cl, un sistema di potere analogo a quello delle coop rosse in Emilia, con le stesse ombre, ma con risultati di eccellenza in termini di amministrazione. Massacrato mentre le coop rosse furono risparmiate. Per la sanità la Lombardia fu indagata di pari passo con la Puglia di Vendola, ma con una differenza: la prima funzionava bene, la seconda no. Risultato: la prima fu sfasciata a norma di legge, la seconda no. Anche lì l'aggravante era il largo consenso recidivo a Formigoni.
Cos'hanno in comune i casi citati? Erano antagonisti della sinistra. E poi un'altra peculiarità: da Almirante a Pacciardi e Sogno, da Fanfani a Cossiga, a Craxi e a Berlusconi, volevano una repubblica presidenziale, bestia nera del Partito-Principe. Il mistero resta: come mai tutti coloro che si oppongono alla sinistra sono delinquenti, chi per eversione, chi per golpismo, chi per malaffare? C'è una spiegazione logica, scientifica a questa curiosa coincidenza? Cosa c'era di vero nelle accuse? Almirante era fascista, è vero, ed è pure vero che alcuni neofascisti erano violenti; ma Almirante e il suo partito non c'entravano nulla con stragi, assassini e violenze, di cui furono più vittime che artefici. Craxi navigò alla grande nel sistema delle tangenti, è vero, usò modi illeciti per finanziare la politica, ma la tangente fu inventata storicamente dalla sinistra dc parastatale e i finanziamenti illeciti, prima di Craxi riguardò la Dc, il Psi antecraxi, gli alleati, più i soldi che arrivavano da Mosca al Pci e le tangenti sull'import-export con l'est. Anche Berlusconi non è uno stinco di santo, ma se qualunque grande azienda italiana o qualunque grande partito italiano fosse setacciato, intercettato e perquisito con la stessa meticolosità, avrebbero trovato reati analoghi, anzi delitti peggiori e pure arricchimenti illeciti a spese del denaro pubblico. Appena si è scoperchiato l'affare Monte dei Paschi vedete cosa ne è venuto fuori, suicidi inclusi. Se avessero poi applicato il criterio usato per Berlusconi - il capo è colpevole degli illeciti compiuti nel suo regno - avremmo avuto in galera i due terzi del capitalismo nostrano e della partitocrazia.
A questo punto la conclusione è netta: o avete il coraggio di teorizzare l'iniquità razziale di chiunque si opponga alla sinistra, e dunque il nesso etico e genetico tra antisinistra e criminalità, o c'è qualcosa di turpe nella sistematica criminalizzazione del nemico. Certo, non tutti i giudici che si sono occupati di Berlusconi e dei casi precedenti erano di parte. Alcuni decisamente sì, erano di parte; altri invece erano solo nella parte, ovvero accettate quelle premesse non puoi che avere quelle conseguenze; si crea un meccanismo a cascata, una coazione a ripetere e a non contraddire le sentenze dei colleghi di casta.
Il punto era ridiscutere i presupposti dell'indagine, a partire dall'accanimento selettivo; e poi, a valle, porsi il problema della responsabilità, cioè considerare le conseguenze per l'Italia. I giudici non sono una vil razza dannata, sono nella media degli italiani: l'unica differenza è che solo loro dispongono di un potere assoluto, inconfutabile, irresponsabile. Che non risponde di sé né dei danni pubblici che arreca. La serra in cui fioriscono le sentenze è una Cupola editoriale-giudiziaria-finanziaria, benedetta da alcuni poteri transnazionali. Un allineamento di fatto, non un complotto premeditato; non è una congiura ma una congiuntura. La sinistra politica ne è solo il terminale periferico. 
Non sono affatto innocentista, ma l'esperienza mi conduce a una conclusione: ogni potere ha la sua fogna, in forme e misure diverse; ma alcune vengono portate alla luce e altre no.
Usciamo in fretta dalla seconda repubblica: non quella nata nel '94, ma quella abortita dal '68
.

PARTIGIANI ?

Sinistra lobotomizzata, cerebrolesa, giustizialista, affetta da amnesia ideologica conclamata

MORANINO 247956_4260000392558_84445054_n-300x187Quando la memoria fa difetto ci si può permettere di criticare tutti e tutto, d'altronde cosa ci si può aspettare da un partito che nell'arco di venti anni ha cambiato nome e simbolo numerose volte, come per cercare di nascondere i propri fallimenti e menzogne, e ha causato, più volte, la caduta di governi capaci per poi far credere al popolo che, loro, erano i custodi della verità, dell'onestà e della correttezza politica con fantasiosi teoremi ed ergendosi a paladini di categorie che in altri tempi subivano l'emarginazione generale.
Ai lobotomizzati cerebrolesi giustizialisti travestiti da garantisti, ai sinistronzi affetti da amnesia ideologica conclamata, ai sostenitori del regime illiberale giustizialista, ai cultori dell’odio a prescindere, oltre a dire loro che ormai la misura è colma, voglio ricordare che il loro compagno, partigiano, assassino, comunista, Francesco Moranino,  parlamentare del PCI, fu graziato dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat dopo essere stato condannato all’ergastolo per ben 7 omicidi.
Questi i fatti: 5 partigiani “bianchi”: Stazzera, Compasso, Francesconi, Scimone e Santucci, confidarono al compagno, partigiano, assassino, comunista “Gemisto” di voler raggiungere in Svizzera gli Alleati per costituire un gruppo partigiano autonomo, svincolato dai comunisti. Il compagno, partigiano, assassino, comunista, “Gemisto”, volle considerare questo intendimento come un tradimento.
Il compagno, partigiano, assassino, comunista, Francesco Moranino,  parlamentare del PCI, radunò una banda di di criminali antifascisti come lui, che in località Portula, uccisero tutti e cinque i partigiani “bianchi” e non contenti, con la vigliacceria nel proprio dna, massacrarono anche due delle loro mogli.
Ovviamente, il loro compagno, partigiano, assassino, comunista, Francesco Moranino,  parlamentare del PCI in forza della codardia che li contraddistingue, protetto dal Pci di Togliatti, fuggì prima del processo e della condanna in Cecoslovacchia (paese comunista loro amico).
Nel 1953 il Pci ebbe il coraggio di rieleggerlo deputato e lui ebbe l’arroganza, l’oltraggio di tornare in Italia.
Un anno e n giorno prima che io nascessi, il 27 gennaio del 55 la Camera dei Deputati per la prima volta nella storia della Repubblica, su richiesta della Procura di Torino votò l’autorizzazione all’arresto.
Il codardo, compagno, partigiano, assassino, comunista, Francesco Morarino,  parlamentare del PCI da buon codardo per evitare il carcere scappò di nuovo nel paese comunista amico, la Cecoslovacchia.
Il 22 aprile 1956 (non avevo neanche 3 mesi), a Firenze si svolse il processo in contumacia che lo condannò all’ergastolo per ben 7 omicidi.
Non è dato sapere come e perché, il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat lo graziò e lui il 27 Aprile 1965 felice e contento, come nulla fosse tornò in Italia.
Nella foto: Il graziato, compagno, partigiano, assassino, pluriomicida, comunista, Francesco Moranino, parlamentare del PCI.

venerdì 2 agosto 2013

ITALIANI: POPOLO O GREGGE

CERCASI STATO DI DIRITTO


Con una frase di Guglielmo il Taciturno: “Non occorre riuscire per perseverare, né sperare per intraprendere”. E adesso? “Tanti, troppi mesi dopo, sono ancora fermo lì…”. Si vorrebbe far battaglia, ma adesso persino il campo di battaglia è scomparso. “Siamo un paese che si è messo i pantaloni sotto le chiappe e se li tira su ogni volta che fa un passo”.
Il caso di Max e Salvo sta subendo una parentesi di silenzio dovuta alla risonanza mediatica della vicenda Berlusconi che rispecchia in pieno la dipendenza  politica di una certa magistratura consapevole di avere un potere capace di sovvertire la sovranità popolare.
A dare forza a questo tipo di Magistrati sono le contraddizioni tra Codice Penale, Codice Civile e Codice finanziario con articoli che danno ampio spazio all'interpretazione personale, alle teorie e alle supposizioni.
La condizione che si sta creando in Italia, penso, sia insostenibile per qualsiasi persona raziocinante e di buon senso.
Non è concepibile che una minoranza si faccia forza della condizione creata nel corso degli anni, con l'occupazione dei vertici del potere, per aggirare e sopraffare la maggioranza addormentata e incapace di reagire.
In effetti non si è mai visto un gregge di pecore che riesca a scacciare un .lupo o un branco di lupi ma ne subiscono passivamente le incursioni e, a volte, anche i cani che intervengono in difesa del gregge ne escono sconfitti.
Quale Stato lasciamo ai nostri giovani?
Che prospettive hanno?
Domande che tutti si pongono ma nessuno ha il coraggio di essere realista e dare una risposta sincera.
Dov'è lo Stato di "diritto" che tutela il cittadino nelle forme democratiche?
Dove sono le Istituzioni che salvaguardino l'operato delle Forze Armate e Forze dell'Ordine?
Evidentemente la nuova classe politica predilige la tutela degli immigrati, la tolleranza dei drogati, la clemenza con delinquenti e assassini o terroristi, il non fare l'interesse dei cittadini ma quello delle lobby, la persecuzione o rendere vano il lavoro delle forze dell'ordine, la tolleranza di uno sparuto gruppo di NO TAV
che causano danni enormi alla nostra economia; insomma tutto è permesso o tollerato dalle unioni gay alla strage, seppur accidentale, sulle strade.
E' a questo punto che mi domando:- ha ancora senso sentirsi Italiani?
Quanto possiamo durare a proteggere il gregge dall'attacco del branco?
In questo contesto non posso avere, o immaginare, una risposta ma la mia preoccupazione di Nonno mi consente di dire che non lascerò crescere i miei nipoti in Italia nonostante la mia ferma intenzione di adoperarmi ancora, con ogni mezzo,  per cercare di rendere la dignità e l'onore alla nostra bandiera e stranamente mi vengono in mente le parole pronunciate da una piccola grande donna la vedova dell'agente Vito Schifani della scorta di Falcone:-
“Io, Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani – Vito mio – battezzata nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato – lo Stato… – chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso.
Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro, ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare… loro non cambiano… di cambiare, di cambiare… loro non vogliono cambiare… loro non cambiano, loro non cambiano!… di cambiare radicalmente i vostri progetti, progetti mortali che avete...........Beh...c'è qualcuno che può convincermi che in Italia è cambiato qualcosa e che sia stata fatta giustizia?

mercoledì 31 luglio 2013

Incomprensibile Gioco

SCACCO O STALLO?


Nonostante siano emersi elementi che scagionano i nostri Fucilieri del S. Marco, o quantomeno di dubbio sul loro coinvolgimento dei fatti concernenti il peschereccio S. Antony, non è comprensibile la posizione del Governo Italiano che continua a mantenere la linea iniziale impostata dal precedente esecutivo.
Dopo aver sbandierato "priorità, impegno e team di Luminari del diritto internazionale" con dichiarazioni attestanti un "processo rapido ed equo" i nostri illuminati politici hanno pensato bene di giocare un po a braccio di ferro sulla questione dell'interrogatorio degli altri quattro Fucilieri, pur sapendo che esiste un affidavit che li impegna a rispettare tale richiesta, con l'unico risultato di allungare i tempi delle indagini e indispettire la magistratura Indiana che, sulla parola data, ha un concetto di sacralità che forse noi non abbiamo più.
Ma alla luce delle analisi peritali, svolte dall'ottimo Luigi Di Stefano, il collegio difensivo dei Fucilieri (composto anche da avvocati Italiani) quantomeno dovevano subito richiedere, alla Suprema Corte, l'acquisizione agli atti di tale documentazione come controdeduzioni alle teorie dell'accusa.
Ma, forse, la difesa vuole tenere tale documentazione come asso nella manica o prendere spunto da essa per impostare una linea difensiva difficilmente confutabile dall'accusa anche se, si presume, che siano ormai tutti a conoscenza di questa, visto il massiccio invio fatto da alcuni sostenitori della causa di Latorre e Girone a giornali, Agenzie e TV Indiane,  per non citare la NIA e la Suprema Corte.
L'incognita è sapere se queste ultime abbiano preso in considerazione la cosa; voci non confermate dicono che sono state valutate dai dirigenti ma non si conosce la considerazione ottenuta.
Rimane il fatto che, ne il MAE ne il Governo Italiano abbiano rilasciato dichiarazioni in merito anzi continuano a sostenere la teoria di un processo "rapido ed equo come se ci fosse già un accordo col giudice Monocratico del Tribunale Speciale.
Ora bisogna dire che, continuando su questa linea, tra India e Italia la partita  è  in stallo e che se la NIA non dovesse  poter terminare il proprio compito le ripercussioni sarebbero tutt'altro che favorevoli per Latorre e Girone.
L'impressione che se ne ricava è che il nostro governo non voglia sostenere l'innocenza dei nostri ragazzi in primis De Mistura che ha sempre dichiarato "incidente" il fatto,  perdurando su una linea che si è rivelata dannosa e umiliante per noi,  quindi i leader dei dicasteri interessati che continuano a fare dichiarazioni fantasiose come se tutto fosse già risolto e non volendo ricorrere all'arbitrato internazionale dichiarando che i tempi si allungherebbero.
Insomma il buon Macchiavelli  rimarrebbe sbalordito di fronte a simili comportamenti ma, evidentemente, chi ricopre incarichi istituzionali non pensa ad agire con raziocinio e secondo i dettami del Diritto ma predilige favorire gli interessi economici. e dare risposte di comodo ad eventuali interrogazioni.
A nulla valgono le pressioni dei numerosi gruppi che chiedono, a gran voce, giustizia per Massimiliano e Salvatore, le petizioni firmate da migliaia di persone, gli appelli delle associazioni d'Arma, i nostri politici rimangono impassibili e non accennano minimamente a cambiare tattica con la fondata certezza che se subiscono una pesante sconfitta non è colpa loro ma di chi li ha preceduti, se invece la partita si chiuderà a nostro favore, prontissimi a sbandierare l'efficacia del metodo adottato e pavoneggiarsi per una vittoria tutta loro.

venerdì 26 luglio 2013

MARINES ITALIANI IN INDIA

 La vergogna di due paesi



Si tratta di un documento inteso sia come un articolo per la pubblicazione pronti o come un progetto di testo da utilizzare liberamente, modificato e pubblicato da un giornalista in un paese senza diritti richiesto dallo scrittore originale.

Scritto il 15 lug 2013

di Stefano Tronconi

E 'ormai diciassette mesi da oggi il presunto incidente è avvenuto.
E 'stato 15 Febbraio 2012, intorno alle 4, quando la nave italiana Enrica Lexie, durante la navigazione nelle acque internazionali al largo della costa del Kerala, in India, ha subito un attacco da parte di una nave pirata. I marines italiani che forniscono sicurezza alla nave, secondo il loro racconto, respinsero l'attacco sparando colpi di avvertimento in acqua e l'aria. Sempre secondo la loro storia, la barca dei pirati interrotto l'assalto senza vittime su entrambi i lati.
Lo stesso giorno, alle 11:20 un peschereccio indiano tornò a riva in Kerala con i corpi dei due pescatori uccisi da ignoti.
La Guardia Costiera indiana e la polizia locale si sono affrettati a stabilire un legame tra i due incidenti e la storia di due marines italiani mistakingly sparano due pescatori indiani pensando che fossero pirati realizzati i titoli dei giornali di tutto il mondo.

Dopo diciassette mesi, un lasso di tempo sorprendente di per sé, i due marines italiani sono ancora detenuti in India con il permesso di lasciare il paese, in attesa che le indagini del loro caso da completare. Ma la vera notizia scioccante è che ora sta emergendo una storia completamente diversa di ciò che accadde in quel giorno. Sulla base di nuove prove emerse negli ultimi weks, sembra che non era nei Marines italiani che hanno sparato i pescatori. Tuttavia, essi sembrano essere stati volutamente inquadrato a causa di convenienza politica locale nel Kerala, mentre i deboli governi centrali di India e l'Italia stavano vergognosamente dai disposti e in grado di intervenire, mentre il caso dispiegato

La principale nuova prova documentale che ha capovolto il conto indiano degli eventi è il seguente:
un'intervista televisiva da parte del proprietario del peschereccio indiano all'arrivo sulla riva del Kerala affermando chiaramente che l'uccisione dei due pescatori avvenuto intorno alle 21:30 e non intorno alle 04:00 (ora della Lexie incontro Enrica con una barca dei pirati) come poi riportato nelle indagini di polizia;
il documento con il quale la guardia costiera indiana (ICG) ha chiesto l'Enrica Lexie a testa per Kochi per chiarimenti circa l'incidente della pirateria indica un tempo di 21:36 e quindi distrugge interamente la validità della richiesta che l'operazione di richiamare in porto l' Enrica Lexie, come riportato nella polizia e documenti ufficiali ICG, è stato iniziato alle 07:00;
infine, vi è il rapporto di un attacco pirata sofferto nelle acque al largo della costa del Kerala dalla nave greca Olympic Flair inviato all'Organizzazione marittima internazionale alle 22:20 il 15 febbraio 2012; in tale relazione ci sono molti dettagli che portano a pensare che avrebbe potuto ben essere il Flair olimpica, e non la Enrica Lexie, che in data 15 febbraio 2012 incrociato il peschereccio indiano.

Come è possibile che tale prova non è venuto alla luce per quasi un anno e mezzo? Come è possibile che l'intera indagine della polizia Kerala indica tempi e luoghi dei presunti eventi organizzati in modo da far sembrare che fosse i marines a bordo della nave italiana che hanno aperto il fuoco contro il pescatore indiano? Che cosa è successo in Kerala all'indomani di quello che oggi appare come due diversi incidenti che hanno portato alla realizzazione apparente di una causa contro i due marines italiani?

Abbiamo bisogno di non dimenticare che, al momento dell'incidente il primo ministro del Kerala, il signor Chandy, era impegnato nella campagna per le elezioni locali combattuta su una maggioranza rasoio-sottile. Il 16 febbraio 2012 Il Sig. Chandy si ritrovò con due pescatori morti (e le potenti organizzazioni di pescatori, che avrebbero influenzato un gran numero di voti, a gran voce chiedendo un colpevole), una nave italiana che, ignari di tutto il misfatto, aveva accettato di banchina nel porto di Kochi e una nave greca, la probabile involontaria responsabile dell'uccisione dei due pescatori, che nel frattempo si era salpato.
Cosa sarebbe un politico senza scrupoli, che non si preoccupa della giustizia, ma ha molto a cuore il potere, fare in un caso del genere? Le dichiarazioni quotidiane fatte da Mr. Chandy nei giorni immediati dopo gli incidenti, prima quindi dell'inizio di qualsiasi indagine seria, dichiarando che non vi era evidenza inattaccabile contro i marines italiani e che nessuna clemenza sarebbe stata mostrata verso di loro suonano davvero molto sospetto . Essi sembrano essere state indicazioni abbastanza chiare per la polizia locale del modo che l'indagine dovrebbe andare e, ovviamente, erano proprio quello che era necessario per vincere una quota molto maggiore dei voti del previsto alle prossime elezioni amministrative.

Nel frattempo, il governo centrale indiano, che è noto per la mancanza della capacità di intraprendere azioni rapide e decisive su qualsiasi questione, ovviamente non poteva essere d'accordo su tutte le linee di prendere su un caso che per molti motivi era davvero senza precedenti. Alcuni ministri e consiglieri giuridici erano pienamente consapevoli che l'India era violare le leggi internazionali e pratiche su come Stati sovrani che fare con un altro quando sfortunati incidenti avvengono. Tuttavia, in questo contesto di confusione generale, era abbastanza per il signor Chandy per garantire l'appoggio dell'ex ministro degli esteri indiano, Mr. Krishna (lo stesso ministro che non era in grado di distinguere il proprio discorso da quello di un collega portoghese e ha iniziato a leggere il secondo nel corso di una sessione delle Nazioni Unite) per andare avanti senza opposizione con il suo piano.

Ma, come è possibile che il governo italiano per diciassette mesi non ha davvero stava dai suoi soldati, non ha presentato alcuna denuncia formale in qualsiasi internazionale e / o l'organizzazione multinazionale tra i tanti di cui l'Italia è parte e ha sostanzialmente accettato alcun tipo di abusi su sua sovranità?
Lo Stato italiano non ha ancora raggiunto la bancarotta finanziaria, ma è ora di circa due decenni dal fallimento morale ed etica hanno di fatto dichiarato in Italia. L'alternanza tra centro-destra, governi di coalizione di centro-sinistra e di grande, o anche i governi guidati dai cosiddetti tecnocrati ha fatto alcuna differenza e la reputazione del paese ha continuato a tuffo. Il governo tecnico, in carica al momento e per la durata della maggior parte della vicenda Enrica Lexie, e ora il nuovo governo nominato di recente, hanno avuto solo un messaggio coerente consegnato alle autorità indiane nel corso degli ultimi diciassette mesi: 'L'incidente non dovrebbe pregiudicare le relazioni commerciali tra i due paesi ". In altre parole, le imprese prima che la giustizia, la stessa vergognosa filosofia che ha portato in questi ultimi giorni ad un altro imbarazzo internazionale con il rimpatrio in Italia al Kazakistan della moglie e la figlia di un leader kazako opposizione. Di fronte a tale debolezza italiana, anche il governo indiano tradizionalmente debole ha sentito alcuna pressione per consegnare la giustizia o di trovare una soluzione per il caso imbarazzante e imbarazzante il comportamento delle autorità in Kerala.

Beh, forse l'indiano e il governo italiano sta ancora pensando che possano continuare a giocare con questo caso, al fine di trovare un modo per salvare la faccia. A questo punto, e dopo l'emersione di nuove prove, non siamo d'accordo, e pensiamo che il tempo di consegnare la giustizia da sud subito scaricando i due marines italiani presumibilmente innocenti e di trovare una soluzione per il caso imbarazzante è sicuramente venire. Diciassette mesi lontano dalle loro famiglie, mentre i loro figli adolescenti crescono senza i loro padri innocenti dalla loro parte è sicuramente un tempo troppo lungo per accettare anche per i due soldati fedeli di qualsiasi paese.
Ciò che invece ha bisogno di iniziare sia in India che in Italia è una seria indagine per far luce su tutti gli errori, i comportamenti illeciti o addirittura criminali che si sono verificati lungo tutto questo caso. E 'una responsabilità che entrambi i paesi hanno nei confronti dei loro cittadini. Italiani non dovrebbero avere la sensazione che il governo del loro paese è pronto a sacrificare la loro a favore di eventuali accordi commerciali. Indiani non dovrebbe avere la sensazione che qualcuno attraversa per caso il percorso dei potenti e ben collegato (se qualcosa di simile è accaduto a due soldati italiani, si può certamente accadere a milioni di indiani) è a rischio di perdere la libertà e la dignità. Se gli Stati nazionali non possono garantire tali diritti di base ai loro cittadini, non hanno motivo di esistere o di comandare qualsiasi rispetto a livello internazionale. E questo vale sia per l'India e l'Italia.

LE PAURE DEI COMUNISTI













PERCHÉ QUESTI SIGNORI  SONO TERRORIZZATI CHE I FUCILIERI SIANO INNOCENTI?




ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/15807
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 625 del 20/04/2012
Firmatari
Primo firmatario: TURCO MAURIZIO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 20/04/2012
Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario              Gruppo                                                      Data firma
BELTRANDI MARCO        PARTITO DEMOCRATICO                                    20/04/2012
BERNARDINI RITA        PARTITO DEMOCRATICO                                    20/04/2012
FARINA COSCIONI         PARTITO DEMOCRATICO                                    20/04/2012
MECACCI MATTEO        PARTITO DEMOCRATICO                                    20/04/2012
ZAMPARUTTI ELISABETTAPARTITO DEMOCRATICO                                    20/04/2012
Destinatari
Ministero destinatario:
MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI delegato in data 20/04/2012
Stato iter: IN CORSO
Fasi iter:
SOLLECITO IL 28/05/2012
SOLLECITO IL 04/07/2012
SOLLECITO IL 26/07/2012
SOLLECITO IL 26/10/2012
SOLLECITO IL 06/12/2012
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-15807
presentata da
MAURIZIO TURCO
venerdì 20 aprile 2012, seduta n.625

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:

da articoli di stampa si è appreso che il 16 aprile 2012, presso la Camera dei deputati l'ingegner Luigi di Stefano ha tenuto un convegno illustrando in modo estremamente dettagliato le prove scientifiche che a sua detta scagionerebbero i militari del reggimento San Marco, Girone e Latorre, detenuti in India con l'accusa di aver ucciso in un conflitto a fuoco due pescatori indiani;

in precedenza la diplomazia italiana ha nominato a difesa dei due militari italiani due esperti balistici provenienti dai reparti delle investigazioni scientifiche dei carabinieri, il maggiore Paolo Fratini e il maggiore Luca Flebus. Allo stato dei fatti, non risulta che tali esperti balistici siano stati affiancati, ovvero sostituiti con altri professionisti tra cui l'ingegner Luigi Di Stefano;

i maggiori Fratini e Flebus hanno potuto presenziare marginalmente alle operazioni di perizia svolte dal laboratorio scientifico indiano del Trivandrum, assistendo di fatto solamente al sequestro delle armi presenti sulla petroliera «Enrica Lexie» e alle prove a fuoco;

l'ingegner Luigi De Stefano ha svolto alcuni incarichi di perizia nell'ambito di incidenti aerei, mentre non risulta essere conosciuto in ambito forense in qualità di esperto balistico -:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto in premessa e dei contenuti dell'analisi balistica del «caso dei marò» esposta alla Camera dei deputati dall'ingegner Luigi Di Stefano;

se e a quale titolo l'ingegner Luigi Di Stefano sia coinvolto nel presente caso;

in quale modo il predetto ingegnere sia venuto eventualmente in possesso di informazioni riservate relative al presente caso e se l'autorità giudiziaria competente ne sia informata;

Questi signori percepiscono uno stipendio per far perdere tempo alla Camera con richieste che
mirano volutamente a screditare un serio professionista che ha l'unica colpa di voler dimostrare l'innocenza dei nostri Fucilieri di Marina.
A chi giova questa interrogazione?  Chi è terrorizzato dall'idea che Di Stefano abbia ragione?
Parlamentari di scarsissimo peso politico spinti da chi? Come mai, solo dall'area della sinistra,
vi sono simili prese di posizione? Tutti questi interrogativi hanno una sola logica risposta:-
Hanno sempre avuto paura della verità.

LA PROVA CHE MONTI HA SEMPRE MENTITO


QUANDO UN INCAPACE FA IL TECNICO

di Giancarlo Niccolai

C'è un po' di confusione sull'Economia, su che cos'è e a che cosa serve. E' comprensibile, visto l'uso scriteriato e folle che ne ha fatto Monti, assieme a molti altri. Se seguite Byoblu.com sapete più o meno tutto quello che c'è da sapere, ma quello che forse non si è ancora capito bene, però, è che coloro che si definiscono "economisti", ossia scienziati che studiano l'economia, hanno decretato la "morte dell'economia di mercato" da almeno quarant'anni. Gli studi di Stiglitz, Fitoussi, Kenneth Arrow e Brian Arthur, solo per citarne alcuni, indicano chiaramente che la festa è finita.

Per capire perché la festa è finita, bisogna capire che il mercato non può gestire beni a prezzo infinito, come la salute o l'acqua nel deserto. Né può gestire beni pubblici come la sicurezza e le infrastrutture. E neanche beni ad informazione asimmetrica, come le assicurazioni o i titoli finanziari derivati. Scientificamente, si dimostra che il mercato fallisce nel gestire questi problemi. Significa che non si trova un prezzo di equilibrio, o il prezzo è assurdo, o in costante ed erratica variazione.

 Ma il colpo di grazia lo danno le economie di scala crescenti. Ossia, quei prodotti nuovi nella storia dell'umanità che possono essere prodotti all'infinito con un costo per copia via via decrescente. In tutte le teorie economiche, neoclassiche, austriache, keinesiane, marxiste, monetariste ecc. vige l'assunto che se produco un certo numero di pezzi di un prodotto, ogni copia in più mi farà guadagnare un po' di meno della copia precedente. Scorte, invenduti, problemi di gestione, materie prime che mano a mano che le uso costano di più, maggiore disponibilità di beni sul mercato ecc. sono tutti fattori che riducono il prezzo ed aumentano il costo di produzione. Ad un certo punto produrre l'ennesimo pezzo mi frutterà zero: andare oltre diventerebbe un costo.

 Ma da un po' di tempo, per molti mercati, le cose non stanno più così. Nei mercati ad alto contenuto di tecnologia (software, hardware innovativo, strumenti finanziari negoziati elettronicamente, alcuni tipi di servizi ad alta automazione come i servizi bancari, musica, cinema, televisione) i prodotti possono essere "stampati" all'infinito. In alcuni di questi mercati, addirittura, il prezzo di un bene tende ad aumentare mano a mano che esso diventa più diffuso. Ad esempio la pubblicità su Google. Tutte le teorie economiche studiate fino oggi, tutte quante, sono finite. I (neo)classici i (neo)Keinesiani, i (neo)Monetaristi e così via sono completamente fuori rotta. La stessa idea di PIL è inutile, sia nella finanza derivata come persino nell'economia reale, per esempio con mercati come quello del software, dei servizi tecnologici (motori di ricerca, social network), oppure dei "contenuti multimediali" che da soli e in pochi anni hanno fatto ormai mezzo PIL mondiale.

 Serve un cambio di paradigma, e il momento è adesso. Al di là dell'inganno dell'Euro, che crea un sistema di vasi comunicanti al contrario, permettendo a chi ha un vantaggio iniziale di crescere a dismisura a danno degli altri, e al di là delle ideologie di destra degli "uomini forti", per le quali la troppa democrazia fa male all'economia, il giocattolo si è rotto. Lo ha rotto un prodotto che non si può limitare, non si può pesare, perché nel momento stesso in cui lo pensi, ne hai creato di nuovo: il pensiero. Nessuna ricetta tradizionale basata sulla creazione di circoli auto-alimentati di scambio fra produzione e moneta, che sia essa la follia inflazionistica Barnardiana, o la lucida demenza dell'omicidio collettivo dell'austerità Montiana, può porre rimedio a questa situazione. E allora?

 E allora si studia! Si studia come possiamo vivere senza moneta, o almeno senza la possibilità di accumularla. Gli "economisti contro" (contateli: per titolo e numero: sono di gran lunga la maggioranza) propongono a gran voce teorie consolidate. Fanno bene, perché se almeno quelle fossero state seguite, se almeno il reganismo non avesse imposto al mondo l'idea assurda di sottoporre al mercato le operazioni che - era pacifico fra gli scienziati - il mercato era matematicamente incapace di gestire, almeno avremmo guadagnato un po' di tempo. Ma anche quelle soluzioni proposte dagli "economisti contro", che forse avrebbero potuto essere adeguate prima che la situazione fosse compromessa, ora sono inutili.

 "Decrescita" è una parola che ogni tanto risuona nei media, ma come un fantasma agghiacciante dal quale tenersi lontano. "L'orto sovversivo" è un concetto che pare, in qualche modo, solo grillino. Eppure vi sono studiosi seri e teorie solide, simposi periodici, intense e ferventi attività di ricerca applicata, pura, intellettuale e filosofica. Herman Daly è uno dei primi a proporre l'"economia a stato stazionario", ossia un'economia della non-crescita. E siamo ancora nel mondo dell'economia che ha una moneta, sebbene sia virtualmente impossibile accumularla all'infinito, dal momento che lo stock è fisso. Ma con una popolazione terrestre che si avvia a raddoppiare nell'arco dei prossimi cinquant'anni, anche le teorie economiche a stato stazionario entrano in crisi.: Infatti, il primo fattore per il mantenimento della stabilità economica è la stabilità demografica.

 E allora c'è chi va oltre. C'è chi prova a pensare ad un'economia senza moneta fatta di soli scambi. Grazie alle tecnologie moderne, grazie alla possibilità di organizzare i flussi di lavoro, di produzione dei servizi, del pensiero nel modo più razionale possibile. Determinando in tempo reale di cosa c'è bisogno - e dove ce n'è bisogno - è possibile costruire un'economia che non necessita della funzione di riserva della moneta. Un mondo dove vali per quello che dai alla comunità e la comunità c'è sempre e comunque, quando tu hai bisogno.

 E sapete dove si studia questa cosa? Beh, in molti posti ma, per ora, l'unico esperimento su larga scala è opera di un professore della Bocconi. Sì, la Bocconi: il pericoloso covo di squali della finanza, il tempio di Monti. E' lì che Massimo Amato sta realizzando su vasta scala un esperimento che, senza le potenzialità dell'informatica, sarebbe stato pura utopia. A Nantes le aziende si pagano così: lavorando le une per le altre, attraverso un sistema di rete diffuso di "crediti e disponibilità" che tutti i partecipanti al sistema possono verificare, in tempo reale.

 Dimenticavo; anche io sono uscito dalla Bocconi, e proprio sotto il rettorato di Monti. È lì che, per quattro anni, mi hanno ripetuto che le teorie economiche classiche fallivano miseramente alla prova dei fatti. Dei docenti che ho conosciuto, nessuno aveva una linea di pensiero che si sarebbe potuta ritenere affine a quella mostrata da Monti in questo periodo. Credo, nemmeno Monti stesso. E non credo che Monti non sappia quello che sta facendo: sono abbastanza convinto che in qualche modo creda che la sua linea di azione comporti il male minore.

 Ma quello che non ho ancora capito, e credo di poter dire anche molti bocconiani insieme a me, è: il male minore "di chi"?