sabato 14 marzo 2015

Correzione

la realtà che “vorremmo” ma che non c'è    



Il tribunale speciale di New Delhi incaricato di esaminare l'”incidente” che ha coinvolto i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone ha preso atto che il caso è tuttora all'esame della Corte Suprema. Nella gestione marò vi è stata una sottovalutazione da parte dell'Italia dell'India, una potenza economica ormai anche potenza politica
Negli ultimi tre anni in Italia si è parlato di India quasi solo in relazione alla  “vicenda marò” e in questi giorni se ne sta riparlando perché c'è stato un nuovo rinvio dell'udienza. E’ di qualche ora fa la notizia che il tribunale speciale di New Delhi incaricato di esaminare l'”incidente” che ha coinvolto nel 2012 i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone ha preso atto che il caso è tuttora all'esame della Corte Suprema ed ha quindi citato nuovamente le parti per il prossimo 1 luglio. Questo secondo fonti d'agenzia ANSA sul posto.
(A mio parere i continui rinvii sono dovuti all'incapacità dei magistrati di poter classificare il caso in quanto privi di elementi validi atti a istruire un processo).
Merita a questo punto fare qualche passo indietro per ripercorrere alcuni “passaggi chiave” di questa vicenda ai quali, in molti casi non è stato dato il giusto rilievo e la giusta visibilità e che hanno, da un lato, condotto ad interpretazioni non sempre corrette e a desueti e talvolta inappropriati atteggiamenti sciovinisti da parte di un pezzo del popolo italiano e dall’altro hanno fatto emergere una mancanza quasi totale di conoscenza da parte dei più dell’India. Un Paese che continuiamo a chiamare “emergente” ma che risulta in realtà essere  – e lo sta dimostrando -  un “player globale” del tutto “emerso” che rischia di far apparire noi, italiani prima ed europei poi, come “emergenti di ritorno”, immersi in una realtà come “vorremmo che fosse” piuttosto che quella “che è”.
(Qui, l'articolista se informato, avrebbe dovuto richiamare l'attenzione sulla iniziale conduzione disastrosa da parte delle autorità governative e della diplomazia fallimentare Italiana e non da "atteggiamenti sciovinisti da parte di un  pezzo del popolo Italiano".
Si ritiene innanzitutto necessario sottolineare come il termine “ incidente” al quale ci si riferisce quando si parla del fatto relativo ai marò non risulti appropriato e paia essere adoperato più per consuetudine che per ratio. Con il termine “incidente” ci si riferisce infatti ad un evento, ad un fatto che viene improvvisamente a interrompere il procedere regolare di un'azione; più specificatamente,  si tratta di un fatto imprevedibile, che ha gravi conseguenze e non è intenzionale, cui difficilmente risulta assimilabile l’azione compiuta dai marò, ossia l’esplosione di colpi d’arma da fuoco, soprattutto se a sparare sono per l’appunto due fucilieri di marina, che si immagina siano stati adeguatamente addestrati e ritenuti in grado di svolgere l’incarico al quale erano stati assegnati.
Tutto ha inizio il 15 Febbraio 2012:  la petroliera italiana Enrica Lexie naviga  al largo della costa del Kerala verso l’Egitto. A bordo ci sono 34 persone, tra cui sei marò del Reggimento San Marco con l’incarico di difendere l’imbarcazione da eventuali abbordaggi e assalti di pirati.  A breve distanza si trova il peschereccio indiano St. Antony  sul quale vi sono 11 persone. Intorno alle 16:30 locali si verifica il fatto che vede implicati i due marò:  l’Enrica Lexie ritiene infatti di essere sotto un attacco pirata e i due fucilieri aprono il fuoco contro la St. Antony uccidendo Ajesh Pinky (25 anni) e Selestian Valentine (45 anni), due membri dell’equipaggio, che si appura poi essere soltanto due pescatori.
( Ignorando completamente ricostruzioni ed analisi, svolte in questi tre anni, da giuristi ed esperti (tra i tanti citiamo lo splendido lavoro fatto dal perito giudiziario Luigi Di Stefano http://www.seeninside.net/piracy/sintesi.pdf ),  e prendendo per buone solo le tesi delle autorità del Kerala, si dimostra una scarsa conoscenza della vicenda e una giustificazione degli eventi piuttosto fantasiosa.
La St. Antony avvisa la guardia costiera del distretto di Kollam in Kerala che a sua volta contatta l’Enrica Lexie, chiedendo conferma dell’accaduto. L’Enrica Lexie conferma e a quel punto le viene chiesto di attraccare al porto di Kochi.
La Marina Italiana ordina al capitano della Enrica Lexie, di non attraccare e di non far scendere a terra i fucilieri.
Il capitano – che è un civile e risponde agli ordini dell’armatore e  non dell’Esercito italiano  – fa quanto richiesto dalle autorità indiane. E qui va subito sottolineato che la presenza di militari italiani a presidio di un mercantile privato italiano è possibile in virtù di una legge 130/2011 disegnata dall’ex. Ministro  della Difesa, Ignazio La Russa , mentre in genere, negli altri paesi, la difesa di un mercantile viene affidata  a contractors privati.
Questa interpretazione dei fatti è assolutamente imprecisa e fantasiosa
La notte del 15 febbraio, sui corpi delle due vittime viene eseguita l’autopsia e  qualche giorno dopo, il 19 febbraio i due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone dopo essere stati interrogati dalle autorità indiane ed essersi in prima battuta difesi affermando di aver sparato colpi di avvertimento e dunque di aver ucciso soltanto per errore, sono accusati di omicidio e arrestati. La Corte di Kollam decide che i due militari siano tenuti in custodia presso una guesthouse della CISF (Central Industrial Security Force, invece che in un normale carcere. L’allora sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura raggiunge i militari in India:  per l’Italia l’India non ha giurisdizione per il processo dato che sostiene che il fatto è avvenuto in acque internazionali; ha così inizio la controversia tra i due Paesi.
Nonostante  i tentativi di dimostrare una verità differente, per quanto concerne la posizione esatta in cui si trovava l’Enrica Lexie, la perizia svolta dalle autorità indiane è da considerarsi valida.
Precisiamo alla disinformata "giornalista" che le perizie delle autorità del Kerala sono tutte false e non rispondenti alla realtà dei fatti e realizzate a scopi politici del momento.
La squadra d’investigazione speciale che si è occupata del caso, già nel maggio 2012 aveva depositato presso il tribunale di Kollam la documentazione a supporto dell’accusa di omicidio, facendo riferimento ai risultati dell’esame balistico e alla posizione della petroliera italiana quando vengono sparati dai marò i colpi di fucile.  Secondo i dati recuperati dal GPS della petroliera italiana e le immagini satellitari raccolte dal Maritime Rescue Center di Mumbai, l’Enrica Lexie si trovava a 20,5 miglia nautiche dalla costa del Kerala, nella cosiddetta «zona contigua».
Il diritto marittimo internazionale considera «zona contigua» il tratto di mare che si estende fino alle 24 miglia nautiche dalla costa, entro le quali è diritto di uno Stato far valere la propria giurisdizione.
Documentazione risultata contraffatta, esami balistici contraddittori e invalidati dall'esclusione dei periti Italiani e dalla mutazione del calibro dei proiettili variato dopo la prima autopsia. 
A tre anni di distanza, dopo l’esclusione inizialmente paventata dall’India circa la possibilità di applicazione della pena di morte ai fucilieri italiani in virtù del SUA Act -  il  corpo di leggi sulla Soppressione degli atti illegali -  dopo la creazione di un Tribunale Speciale a New Delhi per il caso marò, dopo permessi su cauzione per il rientro in Italia dei due fucilieri in diversi momenti ( per es. le vacanze di Natale), dopo i risarcimenti alle famiglie dei pescatori indiani, dopo incidenti diplomatici  e malori, la vicenda è ad oggi ancora irrisolta.
La questione risulta infatti a tutt’oggi estremamente complessa, sia per il gravissimo fatto accaduto sia per l’interpretazione giuridica di molti passaggi, sia in termini di gestione diplomatica: di certo, la debolezza argomentativa dell’Italia è cosa che trapela immediatamente. E soprattutto risulta evidente la sottovalutazione dell’India da parte dell’Italia.
Tra le altre cose vi sono alcune questioni sulle quali sarebbe forse opportuno riflettere, per esempio, quanto costino i marò e l’incidente da essi provocato, all’Italia:  si stima che, solo per  avvocati, studi legali e consulenti, il costo sia intorno ai 4 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i costi impliciti nella permanenza presso l’ambasciata italiana in India, le spese di viaggio per i vari rientri in Italia, per le visite in India da parte dei familiari, etc....
Fa riflettere, sopratutto, il sequestro di due Militari Italiani che da tre anni sono costretti a soggiornare lontano dai propri affetti colpevoli solo di aver svolto con coscienza il proprio compito e che, se innocenti, non potranno mai recuperare tre anni di vita.
L’altra questione attiene al valore della vita umana: poiché l’accento è quasi sempre stato  posto sulla situazione in cui "versano" i marò – che a onor del vero non hanno fatto un solo giorno di carcere e hanno sempre alloggiato, con restrizioni minime della loro libertà,  in resort e hotel, prima di risiedere definitivamente nell’Ambasciata italiana - sarebbe forse opportuno porre la dovuta attenzione a coloro che sono stati uccisi, i due pescatori indiani.
Altrettanto discutibile e in realtà poco plausibile, la continua richiesta dell’Italia di “internazionalizzare” il caso marò, trattandosi a tutti gli effetti di una disputa bilaterale ( e molto economico – commerciale)  fra Italia e India come più volte sostenuto dallo stesso segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon che ha più volte definito il caso marò “una questione bilaterale che non coinvolge le Nazioni Unite”, rifiutando apertamente l’intervento dell’ONU nella negoziazione con l’India per riportare a casa i due marò, non intravedendosi gli estremi per un tale intervento.
Così come poco percorribile risulta la via dell’arbitrato internazionale che prevede, in primis, il consenso di entrambe le parti di avvalersene e per ora l’India non ha confermato la sua disponibilità.
Con un tasso di crescita medio negli ultimi tre anni del 5,5% e con una previsione del 7,5% per il 2018 -  rispetto allo 0,5% dell’UE nel 2013,  0,8 % nel 2014 e un previsto 1,1 % nel 2015 e rispetto al -1,4% nel 2013 dell’Italia , - 0,5% nel 2014 e +1% nel 2015 -  con un afflusso di investimenti dall’estero che negli ultimi 10 anni si è moltiplicato a tassi di crescita dell’11%, raggiungendo nel 2013 i  23 miliardi di dollari, con il settore dell’Information Technology cresciuto ad un tasso medio annuale di circa il 50% dal 1993, per un giro d'affari pari a 29,6 miliardi di dollari, con Bangalore ( designato Distretto mondiale dell’Innovazione da WEF) che fa oggi concorrenza alla Silicon Valley,  l’India è oggi una potenza economica mondiale e il suo peso economico si sta inevitabilmente trasformando in peso politico che forse l'Italia sta iniziando a comprendere.
Non sorprende peraltro che recentemente, a proposito della vicenda marò, l’attuale premier indiano Narendra Modi abbia affermato con estrema chiarezza come l’India sia uno Stato di diritto, e come la questione sia anzitutto all’attenzione della magistratura.
In questo "Stato di diritto" suscita perplessità, presso tutto il mondo giudiziario, che due persone debbano essere private della libertà per oltre tre anni senza che vi sia ancora un capo d'imputazione valido per istruire un procedimento penale e che il massimo organo giudiziario, la Suprema Corte, non sia in grado di esprimere un giudizio definitivo su una vicenda che è palesemente alterata da vizi di forma, omissioni, alterazioni e prove indiziarie contraffatte e illegali.
Nella gestione marò vi è forse veramente stata una sottovalutazione da parte dell'Italia di questo paese, che, da potenza economica sta diventando anche potenza politica e soprattutto l'Italia pare aver sottovalutato le conseguenze di un Giudizio pendente di fronte alla Corte Suprema di uno stato sovrano che è anche la più grande democrazia al mondo.
Visto la provenienza degli studi (Bocconi, Luiss, altari indiscussi del principale autore della causa dei nostri Fucilieri, per non far nomi Mario Monti) dell'Autrice Credo che il giudizio espresso in questo articolo sia frutto di pressapochismo o faziosità e scarsa informazione e la sua simpatia per lo stato dell'India le dia le basi per esprimere giudizi di parte e legati agli insegnamenti ricevuti; definire l'India la più grande democrazia del mondo mi sembra alquanto fantasioso. 
A. Adamo


Emanuela Scridel
Laureata all’Università L. Bocconi di Milano in “Economia politica”, Emanuela Scridel ha lavorato presso Organismi Internazionali quali le Nazioni Unite e la Commissione Europea e presso istituzioni pubbliche e private,  fra cui Confindustria, Ministero Affari Esteri, Ministero dei Beni Culturali. E’ attualmente Esperto presso la Commissione Europea e docente di strategie internazionali presso diverse università fra cui SDA Bocconi e  LUISS. E’ autrice di numerose pubblicazioni fra cui il volume: “L’India: da paese in via di sviluppo a potenza economica. Strategia di sviluppo e ruolo dei mercati finanziari internazionali”.

domenica 25 gennaio 2015

La verità fa male

Riprendo e pubblico un articolo del Gen. Fernando Termentini denunciando l'inammissibilità di voler censurare il pensiero da parte di chiunque.

Fucilieri di Marina, quattro domande alla Marina Militare


Il dramma che coinvolge Massimiliano Latorree Salvatore Girone  si avvicina al giro di boa del terzo anno e la vicenda si complica sempre di più con sfaccettature che devono assolutamente essere chiarite.

Misteri che non possono rimanere tali a partire dal perché l’allora Ministro della Difesa Gianpaolo Di Paola non senti l’esigenza morale di informare immediatamente il Parlamento che tutta la linea di Comando dei due Fucilieri di Marina era stata immediatamente avvertita su quanto accaduto  dall’Armatore della Lexie e aveva dato l’assenso perché la nave e l’equipaggio si consegnasse in mani ostili, rientrando in acque territoriali indiane.

Il Ministro, invece, ne dette notizia ufficiale solo il 18 ottobre 2012, 8 mesi dopo i fatti, perché sollecitato da un’interrogazione scritta. In quell’occasione (è agli atti parlamentari) ammise che la Difesa era stata informata che la Lexie sarebbe rientrata in acque indiane.

Esaminando  la vicenda nella sua completezza, traspare, inoltre, che nella migliore tradizione italiana, chiunque a livello decisionale sia stato coinvolto più o meno direttamente negli eventi ha progredito nelle sue funzioni professionali come, ad esempio, il dott. Staffan De Mistura e l’Ambasciatore Mancini prossimo ad assumere la prestigiosa carica di responsabile della Rappresentanza diplomatica italiana presso la Santa Sede.  

Inoltre, notizie di questi giorni ci confermano,  seppure ce ne fosse stato bisogno,  che i paventati interessi economici che avevano indotto a riconsegnare all’India i due Marò il 22 marzo 2013, con ogni probabilità non erano ipotesi ma certezze che meriterebbero di essere approfondite (http://fernandotermentini.blogspot.it/2015/01/caso-maro-urge-commissione-parlamentare.html).

Ieri l’ultima ciliegina sulla torta ! Vari quotidiani e riviste nazionali ci informano di una comunicazione del Comandante della Lexie, a cui, peraltro,  in passato avevamo accennato seppure superficialmente nelle pagine di questo blog, e lo fanno con precisazioni davvero interessanti quando scrivono che la email con la narrazione dell’accaduto era stata spedita alle 19.15 del 15 febbraio 2012 mentre l’armatore del peschereccio S. Antony ha sempre dichiarato che i suoi pescatori furono uccisi alle 21.30 (orari locali ndr).  

Gli stessi organi di informazione ci dicono anche che la email fu inviata anche alla nave militare Grecale, Ammiraglia dell’Operazione anti pirateria Atlanta, ed  al marittime Security Centre Horn of Africa e all’United Kingdom Marine Trade operations e quindi atto ufficiale internazionale. 
Dovrebbe, inoltre,  esistere anche un altro documento, fatta salva ogni possibile smentita o chiarimento della Marina Militare, il comunicato 04 del  15 febbraio 2012,  che informava : “I Fucilieri del Battaglione S. Marco, imbarcati come nucleo di protezione militare (NPM) su mercantili italiani sono intervenuti oggi alle 12,30 indiane, sventando un ennesimo tentativo di abbordaggio. La presenza dei militari della Marina Militare ha dissuaso cinque predoni del mare che a bordo di un peschereccio hanno tentato l’arrembaggio della Enrica Lexie a circa 30 miglia ad Ovest della costa meridionale indiana …..”.
A questo punto il condizionale è d’obbligo, troppi i dubbi e le incongruenze che dovrebbero essere chiarite,  almeno dalla FA di appartenenza dei due Fucilieri di Marina a cui proponiamo quattro quesiti.  

  1. Se è confermato che la nave Grecale abbia ricevuto la comunicazione dell’Armatore della Lexie, perchè solo ora se ne ha conoscenza pur trattandosi di un documento di estrema importanza per la difesa dei due Marò e fornire ai cittadini italiani un’informazione che potesse sgomberare ogni dubbio sull’operato di Latorre e Girone, riconsegnando ai due militari l’onore che loro compete ?
  2. I contenuti del “Rapporto Piroli” seppure segretato sono stati resi noti da un quotidiano italiano che ne è entrato in possesso. Sicuramente una fuga di notizie che forse andava immediatamente chiarita.
  3. Il comunicato 04 del 15 febbraio 2012 è confermato ? In caso affermativo sarebbe opportuno chiarire il perché ci troviamo di fronte ad una serie di comunicazioni non sempre congrue fra loro.
  4. Perché la FA Marina Militare non ha mai preteso che ai Sottufficiali Massimiliano Latorre e Salvatore Girone fosse garantito il diritto dell’immunità funzionale ?
La situazione è sicuramente complicata e forse una volta per tutte  sarebbe eticamente auspicabile che da parte della  Difesa fosse avviata un’indagine interna e dal Parlamento fosse nominata una Commissione di inchiesta. 


Fernando Termentini, 24 gennaio 2015 - ore 09,00

venerdì 26 dicembre 2014

Quale proposta ?

ESPERTI   INCAPACI  (Chi li paga?)




Passato il Natale e, nell'attesa della prossima udienza della Suprema Corte approfittando di una telefonata con alcuni amici Indiani mi sono permesso di chiedere un parere, sulla proposta italiana, riguardo il caso Latorre-Girone e il parere me lo da  Nariman:

"Non voglio entrare nel merito della vicenda ma qualsiasi proposta politica riguarda la politica e non il Diritto o la giustizia.
In India vi è un detto che recita:- "Se il topolino vuol spaventare l'elefante deve farsi vedere altrimenti rischia di essere schiacciato.
Ora, l'Italia nella vicenda dei due Fucilieri di Marina, si comporta come il topolino che si nasconde.
E' inconcepibile che, dopo quasi tre anni e la successione di tre governi, se ne possa uscire con una proposta che dovrebbe, a loro giudizio, risolvere la questione.
In politica si possono dire tante cose e fare proposte più o meno fantasiose ma, forse, non si rendono conto che qui la costituzione impone ai politici di agevolare la giustizia e non di contrastarla o indirizzarla sui voleri del parlamento.
Penso che si stiano indisponendo tutti i giudici della Suprema Corte con queste manovre politiche, proposte da sedicenti "esperti", tese ad aggirare la giurisprudenza e la magistratura e non son pochi i parlamentari che pongono interrogazioni per sapere se si segue l'ordinamento giudiziario o se il governo intenda scavalcare la Suprema corte".

Questa l'opinione personale di  Fali Sam Nariman    un distinto costituzionalista indiano giurista e avvocato senior per la Corte Suprema dell'India dal 1971 ed è rimasto il Presidente dell'Ordine degli Avvocati dell' India dal 1991.  Nariman è un  autorità riconosciuta a livello internazionale per quanto concerne  l'arbitrato internazionale . E' uno degli avvocati costituzionalisti più illustri dell'India e ha sostenuto diversi casi importanti. Egli rimase Ulterior Solicitor General of India,  nel periodo maggio 1972 -. giugno 1975.
Gli è stato assegnato il Padma Bhushan (1991), Padma Vibhushan (2007) e Gruber il Premio per la Giustizia (2002) ed è rimasto membro designato della Rajya Sabha , la Camera alta del Parlamento indiano per un periodo (1999 -2005). E' un  NDTV tra i 25 che rappresentano leggende indiane.

Va ricordato che, a differenza dell'Italia, l'India pone costituzionalmente leggi Internazionali e  trattati soggetti al proprio ordinamento giuridico-legislativo.
A questo punto vengono  spontanee alcune domande:-
- Che valore potrà avere una proposta politica su una questione giuridica?
- Il Presidente Modi si assumerà la responsabilità di porsi in contrasto con la Suprema Corte?
- Se il Governo Italiano non riconosce l'autorità giuridica Indiana chi dirimerà la questione?
- Quali ragioni impediscono di ricorrere all'arbitrato Internazionale?
- Se Latorre non dovesse rientrare cosa potrà succedere a Girone?

Queste sono domande alle quali si potrebbe rispondere se si seguissero i criteri giuridici ma.
alla luce di tutto quello successo in questi tre anni, e che sta succedendo ora, non è possibile rispondere a queste domande in quanto il comportamento dei politici tende sempre a prevaricare il Diritto sia esso Latino o Anglosassone e quando non si hanno le competenze necessarie si scade nel qualunquismo e nel pressapochismo con effetti devastanti per il diritto e la giustizia.

Ringraziando Nariman lascio a chi legge farsi un idea di quello che potrà verificarsi nella prossima udienza della Suprema Corte che si terrà a metà gennaio ma credo che i nostri due Militari, icone di fierezza, orgoglio e coraggio,  saranno i primi ad opporsi ad una simile proposta che li porterebbe a dichiarasi colpevoli se pur involontariamente vanificando questi tre anni di umiliazioni e disagi in favore della libertà.

A.A.





martedì 16 dicembre 2014

TURLUPINARE

Raggirare, ingannare beffando la buona fede o l’ingenuità altrui.

dal francese turlupiner dallo pseudonimo Turlupin di Herry le Grand, comico francese del 1600, famoso per le sue burle piene di ingegno e la sua abilità nel raggirare le persone . Attualmente il significato del termine è "preso in giro, beffato, imbrogliato"

Certo che, sia la giustizia che il governo Indiano, stanno cercando di avocare a se il primato di Turlupin.
Mentre i nostri governanti lo stanno applicando, giornalmente, verso gli Italiani incuranti dei ceffoni che ci vengono dati dai giudici Indiani (dei quali non riconoscono l'autorità sul caso) però ne accettano le sentenze.
Quella di oggi è l'ennesima sentenza che, se dal punto di vista giuridico era prevedibile, tutt'altro che ammissibile è il fatto che la Corte continui nel suo percorso aspettando decisioni Governative infischiandosene dei diritti civili e legali.
Scrive su FB l'amico Nicola Evoli: -da un punto di vista tecnico legale la risposta della corte suprema e' logica ma ciò' che la corte non si vergogna di dire e che i capi di accusa oltre 1000 giorni non sono stati depositati e su questo l'India non e' stata denunciata in ambito internazionale! -

Come non dargli ragione:
In poche parole quando non si riconosce l'autorità di un organismo ci si pone al di fuori dello stesso e di quello che rappresenta, non si discute con chi si disconosce ma si cercano strade alternative per dirimere la questione cosa che sembra essere di estrema difficoltà per
le nostre istituzioni che preferiscono "turlupinare" i cittadini Italiani con proclami, rassicurazioni, interrogazioni e dichiarazioni che tendono sempre a mascherare la realtà.
Tutto questo porta ad esacerbare gli animi e cosi si scatenano, sulle varie pagine, commenti, critiche, improperi contro politici e ministri e sopratutto, a torto, contro gli Indiani
incolpevoli delle manovre dei loro governanti come noi lo siamo dei nostri.Eppure di esempi di sana convivenza, di fratellanza, di altruismo e di pace ce ne sono tanti.
Non sono le persone ad essere cattive,  sono gli insegnamenti che generano le contrapposizioni
Sono le idee di chi si vuole imporre e primeggiare che spingono i più deboli ad emularle,
Sono le dottrine, che si ritengono assolute, che portano a negare altre verità.
Quindi è facile che i pochi prevalgano sugli altri in virtù della più spiccata capacità di seguire l'indottrinamento convinti che le loro azioni siano nell'interesse generale.
Siamo ridotti a dover attendere il momento di disperazione, il momento che vengano toccati i nostri interessi, il momento che vengano minacciati i nostri affetti più cari o la vana attesa di un salvatore.
Siamo governati da incapaci, timorosi e pavidi personaggi del tutto abusivi e senza essere stati eletti che rilasciano dichiarazioni pensando che tutti siano prostrati al loro verbo.
Accettiamo situazioni di disagio create da gente che pensa solo ad accumulare vantaggi economici.
Chiniamo la testa di fronte ad un'invasione, autorizzata da queste persone in maniera arbitraria, con rassegnazione.
Subiamo aumenti di tasse, di beni primari di consumo e tutta una serie di vessazioni.
Restiamo indifferenti sulla chiusura di imprese, di operai licenziati e del suicidio di tanti imprenditori come se il fatto non ci riguardasse.
Per contro siamo molto bravi a scrivere sui social network, fare ottime iniziative seguite da tanti utenti, esecrare governo e ministri, condannare politici e burocrati e fare le proposte più variegate per risolvere situazioni;
Molte, per non dir tutte, iniziative sono valide, cercano di raggiungere uno scopo di visibilità sul tema e sensibilizzare il Web,  salvo poi a venire stravolte con altri post che trattano argomenti diversi.
Il web è pieno di massime, detti, aforismi, parabole che tutti fanno proprie; non vi è argomento che non scateni la caccia al detto più attinente e sono pochissimi coloro che usano ler proprie espressioni.
Cari Italiani se non ponete subito una barriera a questo sfacelo presto sarà troppo tardi.
Forse non avete notato che, con la scusa dei tagli, stanno azzerando le forze di sicurezza e le FF.AA.
Non vi siete resi conto che la svendita delle nostre aziende ha lo scopo di renderci dipendenti in tutto dall'Europa.
Chi vedeva la luce in fondo al tunnel, aveva battuto la testa al buio e vedeva le stelle, il tunnel è ancora lungo.
Potrei starmene tranquillamente e serenamente a dedicarmi ad altre attività ma il mio brutto carattere mi spinge sempre ad affrontare le ingiustizie.
Chi ha dedicato la sua vita al servizio della patria dovrebbe conoscere tutti i principi e i valori che ci furono trasmessi da chi li aveva fatti propri e li tramandava a noi ma, evidentemente vi deve essere stato un periodo che,  quei valori e principi, furono accantonati per lasciar posto ad altri più in linea con i tempi attuali.
I comandanti conoscono bene le tematiche di un confronto, qualsiasi teatro operativo deve venir studiato, analizzato e valutato.
La capacità operativa non sta nelle parole ma nelle azioni come la capacità di comando sta nelle giuste valutazioni e nelle rapide decisioni.
Quando il contrasto assume posizioni inconciliabili la diplomazia non si è mai rivelata determinante, nelle situazioni difficili anzi, serve solo ad allungare i tempi sprecati con fiumi di parole da ambo le parti senza giungere a soluzione della contesa.
Non ci vuole tempo per risolvere le situazioni ma, determinazione, fermezza e imposizione dei propri diritti.
A. Adamo

martedì 11 novembre 2014

Dopo 53 anni

LE MENZOGNE DELL'ONU

Forse molti non sanno che:
I responsabili della strage, avvenuta nel novembre del ’61, furono individuati ed arrestati dalla gendarmeria katanghese di Thsombè, ma successivamente liberati dalle truppe delle Nazioni Unite di stanza in Congo.

Le critiche che giunsero da più parti alle Nazioni Unite per la gestione di alcune questioni internazionali, come ad esempio quella della Somalia, trovano un’ eco profonda nelle caligini della secessione del Katanga dal Congo ex Belga, avvenuta oltre cinquant’anni fa.
Il dramma katanghese è ancora vivamente impresso nella memoria occidentale e africana, e più particolarmente in quella italiana a causa dell’orrendo eccidio di Kindu, l’11 novembre del 1961, quando 13 avieri italiani trovarono una morte orrenda per mano della soldataglia comunista congolese.


 quella di Kindu è una “pentola” che nessuno ha piacere di scoperchiare anche a causa delle troppe ombre che sono rimaste sull’intera vicenda, che pesano sulle Nazioni Unite, sui governi congolese, americano e soprattutto italiano, che non si dette mai troppo da fare per chiarire i contorni di quella tragedia.
Ma oggi un elemento nuovo si aggiunge alla serie di inettitudini, imprudenze, falsità che circondarono l’episodio di Kindu:
il leader katanghese Moisè Thsombè individuò e fece arrestare dalla sua “gendarmerie” i responsabili di quel massacro, che furono però liberati dai caschi blu dell’Onu, prima che potesse aver luogo il processo, in occasione degli avvenimenti successivi che portarono alla capitolazione del grande statista africano.
Durante tutti quegli anni nei quali il Congo fu al centro dell’attenzione internazionale il tormentato Stato africano, come si ricorderà, fu infatti al centro, degli “appetiti” delle multinazionali dei metalli, delle grandi lobbies americane e non solo, che spesso erano legate a doppio filo con governanti e capi di Stato, africani e occidentali. In quegli anni persino il segretario generale delle Nazioni Unite, lo svedese Dag Hammarskjoeld, perse la vita in un incidente aereo in Rhodesia, mentre si recava a incontrate lo stesso Thsombè, incidente la cui dinamica non è stata a tutt’oggi mai chiarita.
L’episodio più noto di questo fosco periodo fu il massacro di 13 aviatori che formavano parte del contingente messo a disposizione delle Nazioni Unite dal governo italiano. Gli aviatori avevano trasportato a Kindu, nella provincia del Kivu, alcuni carri malesi e altro materiale (…). Alcuni soldati ubriachi (congolesi del generale Lundula) accusarono gli italiani (che si trovavano alla mensa in compagnia di alcuni caschi blu malesi, ndr) di essere mercenari belgi al servizio di Thsombè; tutto si svolse molto rapidamente: l’uccisione, lo smembramento dei corpi e il macabro banchetto che ne seguì. L’inchiesta dell’Onu fu altrettanto superficiale di quella del governo congolese (che in quei giorni aveva mosso guerra al Katanga secessionista di Thsombè con l’appoggio proprio dell’Onu, ndr) Solo le indagini delle autorità katanghesi, dopo la cattura in combattimento dei veri fomentatori ed esecutori della strage, avrebbero permesso la punizione dei colpevoli.
Poco si è detto anche sulle atrocità commesse dai caschi blu delle Nazioni Unite, in prevalenza indiani, nepalesi, malesi,etiopi e altri. Tra queste atrocità ci furono bombardamenti di ospedali, zone residenziali, cannonate sulle autoambulanze: quest’ultimo particolare, poi, fu ufficializzato dallo stesso comandante generale delle truppe delle Nazioni Unite in Congo, Mc Keown, che in un comunicato annunziò che “tutte le autoambulanze katanghesi sarebbero state mitragliate, perché era possibile che trasportassero mercenari europei”.

Mc Keown e Sturo Linner, quest’ultimo capo delle operazioni Onu in Congo, conoscevano già dall’11 novembre la sorte degli italiani.
E un altro incredibile particolare ci sbigottisce, rileggendo le cronache di Kindu: a quanto pare, i soldati congolesi, a centinaia, avendo scambiato gli italiani per mercenari al servizio di Thsombè, circondarono la base dell’Onu tenuta dai caschi blu malesi e, dopo averli percossi selvaggiamente, imprigionarono per alcune ore i malcapitati aviatori, senza che le truppe dell’Onu facessero assolutamente nulla per opporsi. Non un solo colpo di fucile venne sparato dagli oltre duecento soldati malesi. Il resto è storia di ieri: dopo la fucilazione, i corpi subirono quella sorte atroce.
La verità, per quanto scomoda e brutta, va sempre portata a galla, soprattutto quando essa può contribuire ad evitare che in futuro le forze sovranazionali di pace siano inviate nuovamente in difesa di interessi politici ed economici e non a protezione dei popoli oppressi da dittature quanto mai feroci e determinate solo ad arricchirsi. La prova di ciò è che da quelle lontane vicende sorse “l’astro” di Mobutu Sese Seko, sergente ai tempi di Thsombè, che approfittò del cataclisma congolese per mettersi in luce e conquistare il potere a forza di massa­cri e di pulizie etniche, per poi tenere il Congo sotto un giogo durissimo per quasi qua­rant’anni: il tutto sotto gli occhi benevoli dell’Occidente, i cui “cartelli” potevano ora liberamente rifornirsi di tantalite, uranio, oro, diamanti e quant’altro, col solo inco­modo di dover riempire le tasche di Mobu­tu e della sua cricca; ciò che permise al dit­tatore africano, quando vi fu la rivolta, gui­data da Laurent Desirée Kabila, di fuggire nella sua reggia in Costa Azzurra dove poi morì nel lusso più sfrenato.

giovedì 30 ottobre 2014

AFFARI INDIANI

Quando il Genio da fastidio viene Soppresso



EOLO, l'AUTO ad ARIA compressa.....
Free energy - Energia libera da 10Kw
Guy Negre, ingegnere progettista di motori per Formula 1, che ha lavorato alla Williams per diversi anni, nel 2001 presentava al Motorshow di Bologna una macchina rivoluzionaria: la "Eolo" (questo il nome originario dato al modello), era una vettura con motore ad aria compressa, costruita interamente in alluminio tubolare, fibra di canapa e resina,leggerissima ed ultraresistente.
Capace di fare 100 Km con 0,77 euro, poteva raggiungere una velocità di 110 Km/h e funzionare per più di 10 ore consecutive nell'uso urbano.
Allo scarico usciva solo aria, ad una temperatura di circa -20°, che veniva utilizzata d'estate per l'impianto di condizionamento.
Collegando Eolo ad una normale presa di corrente, nel giro di circa 6 ore il compressore presente all'interno dell'auto riempiva le bombole di aria compressa, che veniva utilizzata poi per il suo funzionamento.
Non essendoci camera di scoppio né sollecitazioni termiche o meccaniche la manutenzione era praticamente nulla, paragonabile a quella di una bicicletta.
Il prezzo al pubblico doveva essere di circa 18 milioni delle vecchie lire, nel suo allestimento più semplice.
Qualcuno l'ha mai vista in Tv ?
Al Motorshow fece un grande scalpore, tanto che il sito: http://www.eoloauto.it
venne subissato di richieste di prenotazione: chi vi scrive fu uno dei tanti a mettersi in lista d'attesa, lo stabilimento era in costruzione,la produzione doveva partire all'inizio del 2002: si trattava di pazientare ancora pochi mesi per essere finalmente liberi dalla schiavitù della benzina, dai rincari continui, dalla puzza insopportabile, dalla sporcizia, dai costi di manutenzione, da tutto un sistema interamente basato sull'autodistruzione di tutti per il profitto di pochi.
Insomma l'attesa era grande, tutto sembrava essere pronto, eppure stranamente da un certo momento in poi non si hanno più notizie.
Il sito scompare, tanto che ancora oggi l'indirizzo http://www.eoloauto.it risultano essere in vendita.
Questa vettura rivoluzionaria, che, senza aspettare 20 anni per l'idrogeno (che costerà alla fine quanto la benzina e ce lo venderanno sempre le stesse compagnie) avrebbe risolto OGGI un sacco di problemi, scompare senza lasciare traccia.
A dire il vero una traccia la lascia, e nemmeno tanto piccola: la traccia è nella testa di tutte le persone che hanno visto, hanno passato parola, hanno usato Internet per far circolare informazioni. Tant'è che anche oggi, se scrivete su Google la parola "Eolo", nella prima pagina dei risultati trovate diversi riferimenti a questa strana storia.
Come stanno oggi le cose, previsioni ed approfondimenti:
Il progettista di questo motore rivoluzionario ha stranamente la bocca cucita, quando gli si chiede il perché di questi ritardi continui. I 90 dipendenti assunti in Italia dallo stabilimento produttivo sono
attualmente in cassa integrazione senza aver mai costruito neanche un'auto.
I dirigenti di Eolo Auto Italia rimandano l'inizio della produzione a data da destinarsi, di anno in anno.
Oggi (2005) si parla, forse della prima metà del 2006...
Quali considerazioni si possono fare su questa deprimente vicenda ?
Certamente viene da pensare che le gigantesche corporazioni del petrolio non vogliano un mezzo che renda gli uomini indipendenti. La benzina oggi, l'idrogeno domani, sono comunque entrambi guinzagli molto ben progettati.
Una macchina che non abbia quasi bisogno di tagliandi né di cambi olio,che sia semplice e fatta per durare e che consumi soltanto energia elettrica, non fa guadagnare abbastanza. Quindi deve essere eliminata, nascosta insieme a chissà cos'altro in quei cassetti di cui parlava Beppe Grillo tanti anni fa, nelle scrivanie di qualche ragioniere della Fiat o della Esso, dove non possa far danno ed intaccare la grossa torta che fa grufolare di gioia le grandi compagnie del petrolio e le case costruttrici, senza che l'"informazione" ufficiale dica mai nulla, presa com'è a scodinzolare mentre divora le briciole sotto al tavolo...
La GENTE DEVE SAPERE !!! - vedi: Eolo rivive in Australia
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La Eoloenergie selezionerà 200 tecnici
La fabbrica aprirà a luglio 2006 L’iniziativa presentata all’Emiciclo L’Aquila.
Un prototipo di “trattorino” ideale per il trasporto merci all’interno di aeroporti e magazzini. Contenuto nelle dimensioni, con motore ad aria compressa e senza emissione di gas di scarico.
L’innovazione porta la firma della Eoloenergie Aquila che, a luglio del prossimo anno, aprirà in città uno stabilimento per la produzione di trattori con motore ad aria compressa. Già aperte le selezioni per il personale: si cercano 200 tecnici altamente specializzati, periti industriali e ingegneri.
La Eoloenergie aveva messo gli occhi sul sito ex Italtel, ma i tempi per l’insediamento sono troppo lunghi. La fabbrica verrà realizzata ex-novo.
La presentazione della Eoloenergie Aquila, società che si è costituita a gennaio scorso, è avvenuta in una gremitissima aula dell’Emiciclo, alla presenza di esponenti di spicco del mondo accademico e della politica.
Un’occasione per illustrare nei dettagli «il sogno tecnologico del primo propulsore ad aria compressa», interamente progettato dall’ingegnere francese Cyril Guy Negre, stretto collaboratore di numerose case automobilistiche di Formula 1.
La scelta dell’Aquila per l’insediamento della fabbrica che produrrà trattori da trasporto - in Italia sorgeranno altri due stabilimenti per la fabbricazione di generatori e motori ad aria compressa per le automobili - non è casuale.
La pronta risposta delle istituzioni locali e il prestigio dato alla città dalla presenza di un centro di eccellenza universitario hanno fatto pendere il bilancino a favore del Capoluogo.
«L’intero sistema è altamente innovativo», ha spiegato Joseph Guy Negre, presidente Mdi, «l’utilizzo dell’energia ottenuto tramite compressione dell’aria consente di annullare l’impatto sull’ambiente, portando a zero le emissioni di residui inquinanti».
Il progetto è frutto di dieci anni di ricerche e una cooperazione tra l’italiana Eoloenergie e la francese Mdi.
La Eoloenergie Aquila, che ha un capitale sociale di 10 milioni di euro ed è titolare per l’Italia e la Svizzera di un brevetto con tecnologia Mdi, produrrà e commercializzerà trattori industriali, carrelli elevatori, trans-palletts, trattori da trazione su gomma e su cingoli. L’energia prodotta dal motore“ Mdi Cats”, un propulsore in grado di sviluppare 12 Kw di potenza elettrica non alimentato da carburanti tradizionali, sfrutta l’aria compressa senza residui inquinanti e con consumi contenuti: una valida alternativa alle applicazioni mosse da motori endotermici o elettrici alimentati da batterie costose e inquinanti. «In fase iniziale occuperemo circa 200 addetti», ha dichiarato Annamaria Bonanni, responsabile relazioni esterne Eoloenergie Aquila, «un numero destinato a crescere in relazione all’espansione dell’azienda, che aprirà i battenti la prossima estate».
La Eoloenergie è alla ricerca di personale qualificato «tecnici e ingegneri che verranno formati», sostiene Bonanni, «e introdotti in azienda».
I curriculum possono essere inviati alla Eoloenergie Aquila, viale Crispi 28/A, L’Aquila.
http://www.pressante.altervista.org/index.php?option=com_content&task=view&id=128&Itemid=5
Questo nel 2006
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The Best Alternative Energy Car
In 1932, J.M. Custer of Piggott, Arkansas had an idea for a car that would run on compressed air. He not only built the car, but it actually ran. He used an engine that resembled a radial airplane motor in appearance. It was mounted upright in the same space occupied by gasoline motors in standard cars. Four tanks filled with compressed air powered the car 500 miles at a speed of 35 miles an hour. The engine did not require a cooling system, ignition system, carburetor, nor the hundreds of moving parts included in a standard gasoline motor.
The technology didn’t attract much interest for 75 years. But it’s resurfacing, using today’s high technology.
A research and development company called Magnetic Air Cars, Inc. is developing an air-powered prototype car in Silicon Valley. They believe that their design will be sufficient to power a modern new vehicle, or retrofit a used vehicle -- even a large SUV or truck.
It wasn’t all that long ago that the idea of making a car that could run on something as innocuous as air or water seemed completely preposterous. But fortunately, things do change, albeit slowly.
The Magnetic Air Car is actually not the first of its kind, although this Almaden Times article doesn’t mention that fact.
The Air Car, by Luxembourg-based Moteur Developement Int. (MDI) also runs on compressed air technology, and, according to a January article in the MIT publication Technology Review, the Air Car is already set to go into commercial production. MDI has struck a deal with India’s largest carmaker, Tata Motors, to put the non-polluting vehicles on the streets of India sometime this year.
The MDI Air Car may also offer up some healthy competition against the Magnetic Air Car here in the U.S.
According to an article in Popular Mechanics, Zero Pollution Motors -- the U.S. licensee for MDI -- expects to produce the world’s first air-powered car for the United States by late 2009 or early 2010.
Folks, this is a much better option than a hybrid or electric car, which literally envelopes you in strong electromagnetic fields. Best of all, it has NO EMISSIONS whatsoever.
We are simply running out of excuses for not converting to safer (and cheaper !), renewable energy sources that don’t turn the Earth into a toxic waste dump with every mile we drive.
Sources: Almaden Times September 11, 2008
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AUTO ad ARIA compressa - Ci siamo, arriva l'auto ad aria, 7000 euro e 100 km con 1 euro - 2012
In vendita a metà del prossimo anno la famosa MDI che ha fatto innamorare anche il colosso Tata. Il primo modello sarà un quadriciclo leggero. Ecco l'incredibile storia raccontata direttamente dal papà di questa macchina, Cyril Negre
By Vincenzo Borgomeo
Tutto pronto: entro la metà del prossimo anno 2013, sarà in vendita l'attesissima auto ad aria, una macchina che nel serbatoio ha solo aria compressa, il sogno di tutti in un periodo di caro-carburante.
La Motor Development International (MDI), con sede in Lussemburgo, è infatti ormai a un passo dal lancio commerciale e in anteprima a Repubblica.it ha rilasciato tutte le informazioni di dettaglio sul suo progetto (che pubblichiamo integralmente come Pdf 1 - 2 - 3 ).
Niente più segreti quindi. Si sa che costerà appena 7000 euro e che il primo modello ad arrivare sarà una city car, seguito poi da una gamma infinita di modelli, dalla berlina da famiglia alla piccola, dalla vetturetta per 14enni al Bus, passando per il veicolo commerciale, il trattore e il container. Non manca nulla, perfino un motore da attaccare a casa ad una presa di corrente per usarlo come generatore in caso di emergenza.
Evidentemente l'accordo stretto con la Tata nel gennaio del 2007 ha dato i suoi frutti e - soprattutto - la spinta giusta per passare dalla teoria alla pratica. "La prima auto ad aria ad arrivare sarà l'AirPod e sarà omologata come quadriciclo leggero "grande", quello per 16enni.
Poi ci sarà anche una versione baby, per i 14enni, e quindi una macchina vera - spiega lo stesso Cyril Negre, responsabile tecnico dell'auto ad aria della Mdi, il figlio di Guy Negre il fondatore della MDI - la sfida è lanciata".
Quando parla di 'lanciare' a che mercato si riferisce ?
"All'inizio l'AirPod sarà consegnata in Francia e daremo la precedenza a chi l'ha già ordinata, poi sarà la volta di tutti i Paesi europei. Ma il concetto di commercializzazione per noi è un po' diverso: non avremo concessionarie, ma tante fabbriche".
Cioè chi la produce la vende anche ?
"Si, esatto, nessuna concessionaria, ma officine: produciamo là dove vendiamo. Con vantaggi infiniti, economici, sociali. Pensi solo al fatto che un costruttore normale deve farsi carico di una logistica enorme perché produce in un solo posto e poi è costretto a spedire in tutto il mondo. Noi no. Da noi chi produce vende. Non paghiamo commissione al concessionario perché è la stessa fabbrica che vende la macchina, e questo abbassa enormemente i costi".
Si, ma dovrete avere diverse fabbriche, sparse per tutta Europa. E poi, scusi, perché prima parlava di vantaggi 'sociali'?
"I nostri piani di sviluppo sono molto precisi. Pensiamo di aver bisogno di 25 piccole fabbriche in Francia e 20 in Italia. Abbiamo già diversi contatti con molte aziende interessate a produrre le MDI".
E il 'sociale' ?
"Deve vedere il progetto da un'angolazione diversa, complessiva. Immagini di produrre un certo numero di auto in una sola officina o in 50 fabbriche sparse per tutta Europa. Nel secondo caso facciamo del bene perché serve il 30% di forza lavoro in più. Sembra uno svantaggio, ma è una grande vantaggio perché si entra nel tessuto sociale delle città, si dà forza alle famiglie. E poi non dimentichi che per fare ecologia, oggi, non basta fare macchine pulite, ma è necessario fare macchine che costano poco. E che richiedono poca energia per essere prodotte. Proprio quello che facciamo noi. In più non trasportiamo macchine finite qua e là per l'Europa. Le produciamo in loco, questo riduce ulteriormente le emissioni (e i costi) del ciclo produttivo".
Quante macchine riesce a produrre ogni officina ?
"Circa 7000 macchine".
Sta dicendo che solo in Italia volete produrre 140 mila pezzi l'anno ?
"Si, alla fine è questo l'obiettivo. E sono stime prudenti perché quando la gente conoscerà il nostro prodotto ci sarà un vero boom della domanda. La macchina costa poco, ma soprattutto costa pochissimo da usare, meno di 1 euro per fare 100 km. E poi il nostro concetto produttivo avvicinerà il pubblico al prodotto. Questi numeri fanno impressione ma se li distribuisce su 20 fabbriche il discorso è diverso. Oggi nessuno si può svegliare e trasformare in costruttore. L'unica strada è quella di creare tante piccole officine. Distribuendo il know how, non macchine fatte, è tutto più facile e veloce".
Le fabbriche saranno veri stabilimenti o solo fabbriche cacciavite ? Ossia produrranno davvero o assembleranno solo pezzi che arrivano da fuori ?
"No, saranno assolutamente fabbriche vere. Dove l''80 per cento della macchina viene prodotta in loco".
Veniamo ai luoghi comuni. L'accusa più diffusa è che per comprimere l'aria serve un sacco di energia.
"Si, ma il discorso vale anche per l'auto elettrica dove l'immagazzinamento dell'energia costa tantissimo. In realtà se analizza il progetto completo, noterà che le nostre auto sono ultra economiche. Tenga presente che una bombola fa 20 mila cicli, pari a 2 milioni di chilometri, quindi dura più della macchina, e questo è molto importante perché ha un riflesso diretto sui costi.
Molto spesso la gente dirà che non c'è energia nell'aria compressa. E' vero, ce ne è poca. Ed è vero che per comprimere l'aria serve più energia che per caricare una batteria. Ma poi per funzionare un'auto ad aria brucia meno energia perché è leggerissima, per cui nel ciclo 'dal pozzo alla ruota' la tecnologia auto-ad aria è vincente".
Torniamo alla macchina. Si può caricare in due minuti in una stazione di servizio specifica o in tre ore ad una normale presa di corrente. A bordo quindi c'è un compressore ?
"No, è lo stesso motore che spinge la macchina che funziona anche da compressore: non c'è motore e compressore, ma c'è solo un elemento che fa tutto. E che - volendo - può anche funzionare come generatore di corrente per appartamenti. Noi lo chiamiamo motore/alternatore. Bello no ?".
Forse troppo... A questo punto c'è una sola domanda possibile.
Come si fa a comprarla ?
"Basta andare sul nostro sito (www.mdi.lu) e aderire al sistema di pre-ordini. Tutto molto semplice".
Ma avere una gamma pazzesca, tante officine diverse, non rischia di complicare tutto ?
"No, affatto. Anzi, le officine sono simili, ma usano tecnologie differenti. Quando i numeri di vendita crescono cambia il modo di produrre".
Qual è stata la cosa più complicata da realizzare ?
"Il motore e la tecnologia. Poi una volta stabilito questo è stato tutto facile. Va detto però che per passare dalla vetturetta AirPod alla macchina grande (la AirOne) abbiamo dovuto mettere a punto un sistema che noi chiamiamo a doppia energia. Ossia fra la bombola e il motore c'è un piccolo motore benzina o diesel. Questo bruciatore (fuori dal motore ad aria) scalda l'aria prima del motore, quindi aumenta l'autonomia. La scalda a 600 gradi e non dà emissioni nocive, solo un po' di CO2, ma consente di triplicare l'autonomia quindi 350 km circa con consumi ridicoli: mezzo litro per fare 100 km".
Parliamo di potenze e prestazioni.
"La piccola AirPod ha 7 Kw, ma una coppia completamente piatta di 45 Nm e una velocità massima di 80 Km/h.
L'AirOne invece ha un motore da 15 Kw e fa i 100 orari. Ma è una macchina molto più grossa, pesa 400 kg.
E poi c'è l'AirCity - ancora più grande - che non è più un quadriciclo leggero ma una macchina vera, fa i 130 orari ed ha con 25 Kw di potenza".
E' vero che la tecnologia dei veicoli ad aria compressa è antica ?
"Si, c'erano carrelli nelle miniere che funzionavano così già nel 1870 e i francesi a inizio secolo fecero anche un tram, poi però arrivò il motore a scoppio...".
A proposito di motore a scoppio. Quelli fanno il pieno dai benzinai, in Italia ne abbiamo 20 mila. Le vostre stazioni di servizio invece ?
"Sono tutte da fondare. Possono ricaricare una macchina in due minuti, ma non sono adatte ai privati, costerebbero troppo.
Nel nostro progetto una stazione può rifornire fino a 85 macchine al giorno. Due minuti per riempire il serbatoio, poi il resto per pagare".
Ma 85 pieni al giorno sono circa 100 euro, come fa a vivere un erede del vecchio benzinaio ?
"Quel costo si riferisce a chi fa il pieno a casa, attaccandosi alla rete domestica di elettricità. Se si fa rifornimento in una stazione di servizio il costo è doppio, sono circa due euro. Sempre pochissimo, ma garantisce un buon margine di guadagno per il distributore perché noi li aiutiamo nella realizzazione dell'impianto. Una stazione di servizio normale, con compressori standard, costerebbe circa 130 mila euro, ma se invece si usano i nostri motori al posto dei compressori i costi si abbassano fino a 39 mila euro per stazione".
Ovviamente serve qualcuno che arrivi alle stazioni...
"Si, se non ci sono macchine in giro non c'è business. E' un sistema complesso, che va visto nell'insieme. Ed è questo che ha affascinato la Tata. Ha una visione globale".
Quando si parla di bombole la gente ha sempre paura...
"Ha ragione, ma lavoriamo con livelli di efficienza altissima. Siamo allineati la pressione di gonfiaggio del gas naturale con la differenza che dentro le nostre bombole non c'è Gpl o Metano, ma aria... Gonfiata a 248 bar. La bombola poi è la stessa di quelle del metano".
Quindi anche quelle vanno revisionate ?
"Si, ogni 5 anni, vanno controllate per legge. Ma voglio essere chiaro: in questa macchina non c'è niente di strano, nel motore ci sono bielle e pistoni, mentre il circuito dell'aria è lo stesso delle auto a Gpl o metano. Per questo nel nostro progetto c'è anche la voglia di rimettere in moto i piccoli garage. Nel sistema vogliamo far tornare in vita le piccole officine che potranno fare la semplicissima manutenzione di cui hanno bisogno queste macchine che non inquinano, non sporcano, hanno un olio motore eterno, non hanno circuito dell'acqua, non c'è alta temperatura di funzionamento. E le macchine sono fatte di pochissimi pezzi. La carrozzeria ne ha solo tre. Ma non le ho parlato poi di altri vantaggi legati all'aria compressa".
Ce ne sono già abbastanza...
"No: la temperatura del motore è al rovescio, cioé caldo fuori e freddo dentro, cioé meno 20 gradi dentro la camera 'di combustione' (nome improprio perché non brucia nulla, ma solo per capire il discorso). Per cui usiamo i 'gas' di scarico per raffreddare l'abitacolo, al posto del condizionatore. Ci sarà poi anche un piccolo baule per raffreddare le bibite. In più l'aria compressa può essere usata per fare sicurezza, per gonfiare airbag esterni e salvare i pedoni. Abbiamo già dei prototipi funzionanti simili a quelli della Volvo".
A proposito di pedoni, l'auto ad aria fa rumore ?
"Si, più dell'auto elettrica, ma molto meno di un'auto normale. Ha un rumore diverso, perché deriva da una sequenza diversa.
Al minimo non emette suoni perché il motore è fermo. Quando si accelera si sente uno sbuffo, un rumore indescrivibile, tutto suo, sembra quasi un motore a due tempi, ma con frequenze bassissime. Il motore poi alla velocità massima fa appena 1500 giri, quindi un ulteriore vantaggio".
Tratto da: repubblica.it
Inventa AUTO ad ARIA: poco dopo si "suicida".... - Feb. 2014
Il CEO di Tata Motors si suicida poco prima del rilascio della sua auto ad aria

E' stata rilasciata alla fine del 2013 ed è arrivata nei primi mesi del 2014. Ma non è un sogno, tanto è vero che alcuni paesi hanno già pianificato di tassare l'aria come la Gran Bretagna o l'Australia. Per maggiori informazioni, leggete di seguito, l'amministratore delegato della società è morto tre giorni prima del lancio sul mercato. Ufficialmente si è suicidato !

Fig.: L'ex CEO di Tata Motors
Un'ulteriore prova - se necessaria - che le compagnie petrolifere e i governi ci prendono per idioti riguarda l'imminente rilascio della linea di macchina della Tata Motors in India !
Si tratta di un motore automobilistico azionato ad aria. Tata Motors India ha previsto che la così detta Air Car potrebbe percorrere le strade indiane già nel 2014.
L'Air Car, sviluppato dal team di ex-Formula 1, l'ingegnere Guy Negro della MDI con sede a Lussemburgo, utilizza aria compressa per spingere i pistoni del motore e spostare la macchina. L'Air Car, chiamata il "Mini CAT" potrebbe costare circa 365.757 rupie in India o 8177 $ cioè 5225 €
Il CAT Mini è un semplice veicolo urbano molto leggero con un telaio tubolare, un corpo in fibra di vetro che è incollato e non saldato, oltre ad essere alimentato ad aria compressa. Un microprocessore è utilizzato per controllare tutte le funzioni elettriche della vettura. Un piccolo trasmettitore radio invia istruzioni alle luci, agli indicatori di direzione e a tutte le altre apparecchiature elettriche sulla vettura. In realtà non molte.
La temperatura dell'aria pulita espulsa dal tubo di scarico è tra i 0 e i 15 gradi sotto zero e questo la rende adatta per un uso interno come sistema di raffreddamento e senza la necessità di gas (AC) o di perdere potenza durante l'utilizzo.
Non ci sono chiavi, solo una scheda di accesso che può essere letto dalla macchina dalla propria tasca. Secondo i progettisti, il consumo è inferiore alle 50 rupie (1 € = 69 rupie) per ogni 100 km, si tratta di un decimo del costo di una vettura a benzina.
Il suo chilometraggio è circa il doppio di quello della vettura elettrica più avanzata, un fattore che lo rende una scelta ideale per i conducenti urbani. La vettura ha una velocità massima di 105 km/h (perfetto dal momento che non deve superare i 90 o addirittura 70 chilometri all'ora e i 50 in città) o 60 MPH e con questa velocità di consumo hanno un'autonomia di circa 300 km o 185 miglia. Per rifornire la macchina si necessiterà di stazioni di servizio adeguate con compressori d'aria speciali. Per fare il pieno serviranno solo due o tre minuti con un costo ridicolo di 100 rupie (1 € = 69 rupie). Questa vettura può anche essere rifornita a casa propria; in quel caso il rifornimento impiegherebbe circa 3-4 ore, ma può essere tranquillamente fatto durante le ore notturne.
Il serbatoio può anche essere ricaricata tramite una presa di corrente singola in 4 ore al costo di 1,50 € e consente un'autonomia di 150 km.
Tata Motors sta attualmente lavorando su una pompa ad aria compressa speciale che permetterebbe di fare il pieno in 3 minuti con un costo di circa 2,50 Euro.
Poichè non vi è un motore a combustione, è necessario solo 1 litro di olio vegetale per ogni tranche da 50.000 km o 30 mila miglia. Grazie alla sua semplicità, c'è pochissima manutenzione da fare su questa vettura.
La vettura in oggetto sembrerebbe quasi essere troppo funzionale e con i costi troppo contenuti per essere reale. Inoltre non dobbiamo dimenticare che potremmo finalmente respirare aria urbana pulita.
Resta da chiedersi quindi, quali saranno le contromosse delle compagnie petrolifere e se gruppi di pressione e uomini di potere tenteranno di avere l'ultima parola. Resta da capire cosa useranno come giustificazione, i governi occidentali, per non registrare questo veicolo in Europa e Nord America.
FONTE - Tradotto e Riadattato da Fractions of Reality
Lo strano "suicidio" DG Tata Motors a Bangkok ....

Dopo la morte del costruttore capo della Tata Motors di Bangkok, che cadde dal 22 ° piano dell'hotel, la polizia ha detto Lunedi scorso che hanno trovato quello che sembra un biglietto d'addio nella sua stanza.
Mentre Karl Slym, 51 anni, si trovava nella capitale thailandese per partecipare ad un consiglio della Tata Motors Ltd. Thailandia, il suo corpo è stato trovato Domenica su un balcone al 4 ° piano del Shangri-La Hotel, dove si trovava. "Inizialmente, possiamo solo supporre che si sia suicidato, ha detto la polizia nella persona del tenente colonnello Somyot Boonnakaew.
La finestra era piccola e ha dovuto fare uno sforzo notevole per passarci attraverso. " La lettera di presunto suicidio, che si trovava nella stanza, è stata inviata per analisi e soprattutto per verificare che sia la sua calligrafia.
La polizia ritiene che una donna era con il CEO nella stanza al momento della sua morte, ma ha detto di essere troppo "scioccata" per rispondere alle domande degli investigatori.
Domenica, la casa automobilistica ha annunciato che il suo CEO è stato ucciso , mentre la stampa indiana ha dichiarato che aveva perso l'equilibrio prima di cadere nel vuoto.
Karl Slym era a capo della Tata Motors nel 2012 ed era il responsabile per le operazioni in India e nei mercati internazionali, fatta eccezione per Jaguar e Land Rover. Laureato all'Università di Stanford, è stato in precedenza vice presidente di una joint venture della General Motors in Cina , SGMW e presidente di General Motors in India .
È lui che ha cercato di riposizionare il Nano (l'auto da 2.300 dollari della Tata Motors) come "seconda macchina" o come un'alternativa economica al posto dello scooter.

lunedì 27 ottobre 2014

Verba volant

La locuzione latina Verba volant, scripta manent, tradotta letteralmente, significa le parole volano, gli scritti rimangono.





Questo antico proverbio, che trae origine da un discorso di Caio Tito al senato romano, insinua la prudenza nello scrivere, perché, se le parole facilmente si dimenticano, gli scritti possono sempre formare documenti incontrovertibili.
Gli "internauti" non tengono in nessuna considerazione questa massima e, probabilmente, pensano di usare il web come veicolo di discussione del quale non rimarrà traccia e, molto spesso, si lasciano andare in commenti offensivi e scurrili con diatribe e litigi che sfociano in veri e propri assalti verbali.
C'è da dire che il mondo virtuale si presta a simili comportamenti, quando non si ha di fronte il proprio interlocutore ci si lascia andare a comportamenti diversi che non avendolo di fronte ma questo non toglie che quello che si scrive sulle pagine del web possa, per chi dispone di ampi archivi,  rimanere quale testimonianza di comportamenti discutibili.
Quante volte abbiamo pensato: quanto è narcisista qualcuno dei nostri amici su Facebook che continua a postare e ad aggiornare il proprio status o a taggarsi su nuove foto? Facebook, cosi come altri social networks, permette all'utente più o meno narcisista una buona dose di controllo su come il proprio sé viene presentato e percepito dagli altri: uno studio di Carpenter pubblicato su Personality and Individual Differences approfondisce la questione di come i narcisisti stanno su Facebook.
Nessuno vuole criticare l'autostima che ciascuno a di se ma considerando che, sui socialnetwork, sono presenti diversi livelli di cultura ecco che prevale chi appare più intraprendente, acculturato o che ricopra, o abbia ricoperto, livelli di prestigio.
Ma coloro che sono sempre pronti alla critica, al denigrare le iniziative e su queste scatenare inevitabili reazioni col culminare in offese e turpiloquio non si rendono conto che non è letto solo dal suo interlocutore e può subire conseguenze spiacevoli.
Premetto che ogni persona potrebbe essere unica. Mi chiedo il motivo per cui copiano da altri. Ogni persona potrebbe rendere il proprio blog, il proprio profilo, la propria pagina speciale, invece copiano quasi tutto, cambiando al massimo la foto. Il risultato di questo modo di essere fa sì che quando hai letto cinque pagine, puoi evitare di andare a leggere le altre, perché sono tutte uguali. Abbiate il coraggio di manifestare quello che siete a chi legge quello che scrivete: avrà una vera motivazione per tornare nella vostra pagina, perché gli date emozioni.
Di cosa ha paura le gente che si nasconde? Di essere giudicata? Forse se si nasconde ne ha motivo, forse se si maschera ha qualcosa di cui pentirsi, forse è solo così stupida da avere paura anche di se stessa, chi ha la coscienza pulita non ha bisogno di nascondersi.Spesso ci lamentiamo per motivi futili non pensando che di motivi validi ce ne sono fin troppi. Se ci guardassimo un po' intorno quando ci lagniamo per i nostri presunti problemi forse capiremo che non stiamo vivendo degnamente le nostre giornate perché pretendiamo troppo.  
Sono molti coloro che, pur non sapendo con chi stanno dialogando, si ergono a conoscitori della materia in discussione, si imbarcano in considerazioni giuridiche, Militari, filosofiche, maestri di vita che espongono le loro considerazioni,su qualsiasi argomento,  con la convinzione di esperti conoscitori della tematica; insomma c'è chi vorrebbe discutere di musica con Verdi e di fisica con Einstein.
 Il più forte non è chi sbraita, esulta e si auto incorona, aggredisce verbalmente o insulta credendosi migliore del mondo. Il più forte, è chi silenziosamente non molla, combatte, affronta e non critica la vita, ma trae da essa insegnamento. Trae insegnamento da tutto ciò che lo circonda e non perde la calma e non offende, anzi, ironizza. 

A.Adamo

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/social-network/frase-234900?f=t:371>


da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/comportamento/frase-236413?f=t:23>

lunedì 20 ottobre 2014

RICORDANDO

GLI  INIZI   


Mi piace, ogni tanto, tornare con la memoria agli inizi delle cose che intraprendo per poter analizzare quanto fatto o quanto tralasciato ma anche per valutare le conoscenze avuta durante tutto il periodo di attività e mi piace farlo in poche righe sintetizzando il più possibile.
Il fatto comincio  verso la fine di febbraio del 2011 con  il sequestro, da parte delle autorità del Kerala, di due nostri Fucilieri di marina comandati in servizio antipirateria su una petroliera Italiana la Enrica Lexie, inutile ripetere la Storia conosciuta da tutti specialmente da chi, da subito, creò un gruppo di sostegno ai nostri Fucilieri non credendo alle assurde accuse della polizia del Kerala.
Come dicevo, in quel periodo, scorrendo le pagine di Facebook mi imbattei in un Gruppo denominato "Ridateci i nostri Leoni", fondato dall'ottimo Andrea  Lenoci,  rimanendo perplesso vedendo che aveva 65.000 iscritti e comunque mi permisi di postare una mia opinione in merito alla vicenda e, da quel momento, mi feci coinvolgere in quella che ritenevo un ottima iniziativa.
La mia esperienza giuridica e la conoscenza della Nazione Indiana mi aiutò a fornire spiegazioni e consigli sulle varie situazioni che, man mano, si venivano a creare valutando gli sviluppi, anche con i miei contatti Indiani, per smentire o correggere alcuni articoli di stampa scritti con pressapochismo e, spesso, non corrispondenti alla reale situazione.
Devo ringraziare Tiziana Pilego la Rocca  che è colei che mi ha coinvolto nel gruppo che era particolarmente attivo e formato da persone con fondati valori e che si riconoscevano nella causa comune; mi tornava alla mente l'immagine degli antichi Legionari Romani, determinati, compatti, ove l'ordine, la disciplina, la fermezza e la capacità tattica li rendevano vittoriosi in tante battaglie e li portarono alla conquista del mondo.
Innumerevoli considerazioni postate sulla pagina davano addito a discussioni e contrapposizioni, a volte anche forti, ma sempre volte a chiarire concetti personali o critiche rivolte al politico di turno e, più in generale, a tutto l'esecutivo ma sempre nella correttezza di un linguaggio accettabile.
Quando cominciarono ad apparire i colpevolisti le discussioni divennero più accese e cominciarono a degenerare dando molto lavoro alle amministratrici e causando qualche estromissione dal Gruppo.
Ma arriviamo a novembre 2013 quando un post provocatorio scateno una ferma reazione da parte mia e del Gen. Termentini  (non sapendo che l'autore era Andrea Lenoci con un'altro profilo) con la conseguente uscita, da parte nostra, dal gruppo dopo aver appreso la reale identità dell'autore.
Già da prima si erano formati altri gruppi, creati dai fuoriusciti, di sostenitori dei nostri due Fucilieri
e si cominciarono a creare personalismi, competizioni e ricerca di visibilità in nome della causa non pensando che frazionando l'esercito le guerre si perdono.
Più di una volta ho rimarcato la necessità di unire tutte le forze in un unica compagine in grado di dialogare con le istituzioni al fine di avere un peso negli sviluppi della vicenda ma si è preferito dar credito a chi proponeva petizioni, interventi sulle pagine dei vari ministri, Manifestazioni ininfluenti,
fino ad arrivare ad esposti e denunce che non hanno avuto alcun seguito e non considerando che i comuni cittadini non possono dialogare con chi li governa se non con una rappresentanza parlamentare in grado di imporre le proprie richieste e questo risulta impossibile dal 2011 e cioè dall'ultimo governo legittimamente eletto dagli Italiani e fatto cadere con un abile colpo di stato.
A dicembre 2013 proponevo la costituzione di un Associazione per la Tutela dei Militari Italiani denominata A.T.M.I. e a tal scopo creavo una pagina ed un sito Internet trovando l'appoggio del Gen. Termentini e altri irriducibili entusiasti dell'iniziativa ma quasi da subito si delinearono le difficoltà che, comunque, sarebbero state superate.
Premesso che lo scopo dell'Associazione era prevalentemente legale e cioè perseguire chi causava danni, soprusi, vessazioni, prepotenze o reati contro i Militari e, nel caso specifico, perseguire legalmente TUTTI coloro che avevano causato la vicenda di Giorone e Latorre e, quindi, con costi di gestione non da tutti sopportabili e in effetti il gruppo contava 65 iscritti ma di aderenti all'Associazione ne risultavano solo 15.
Forse il lungo periodo della vicenda ha esacerbato gli animi e ha reso tutti un po più nervosi fatto sta che sono cominciate le divisioni, le contrapposizioni, i malumori per un post o una frase il tutto a scapito dell'unità di intenti.
Ma davvero si pensa che raggiungendo "5.000 mi piace" si possa ottenere la liberazione dei nostri due Militari?
Ma è concepibile pensare che una petizione con 500.000 firme di internauti e non legalizzate possano influenzare il segretario generale dell'ONU?
E' possibile credere che il boicottaggio dei prodotti Indiani possa dare disturbo alla Suprema Corte di quel Paese?
Per non parlare della Magistratura subissata da esposti e denunce che, per ora, giacciono in un cassetto in attesa di essere dimenticate.
Senza dubbio lodevoli iniziative ma che non hanno dato nessun risultato apprezzabile.

Strano popolo gli Italiani (e lo ripeto) Pronti a fare la rivoluzione se gli si tocca il calcio ma disposti a subire subdoli colpi di stato con la parvenza legale, aumenti di tasse, disoccupazione, suicidi di imprenditori, invasione di clandestini in nome della solidarietà,sopportare con rassegnazione aumenti di generi di prima necessità nella convinzione che "tanto prima o poi qualcuno farà qualcosa" per non parlare del comportamento dei parlamentari abusivi che tutto fanno fuori che gli interessi  degli Italiani i quali, evidentemente la maggior parte pensa  "la cosa non mi riguarda. Perché devo farlo io?".
Bene in questi 31 mesi di battaglie a colpi di tastiera e con tre governi succedutisi al fatto possiamo trarre la conclusione che il WEB si è dimostrato un ottimo passatempo per incontri, dibattiti, disquisizioni, proclami, diatribe e quant'altro ma, decisamente, totalmente ininfluente per ottenere risultati concreti al fine di far rientrare in patria Girone e Latorre, e solo quest'ultimo è potuto rientrare (con la magnanimità della  Suprema Corte Indiana) dopo aver subito un'ischemia ma col preciso impegno del Governo a rientrare in India a gennaio trattenendo il primo quale ulteriore garanzia.
Tutto questo, però, non toglie che anche le battaglie virtuali possano ottenere risultati concreti che determinano sviluppi positivi e mi riferisco al lavoro svolto dall'ottimo Ing. Luigi di Stefano che con determinazione e assidue analisi della vicenda stabiliva, con prove certe, l'assoluta estraneità dei nostri Militari alle assurde accuse mosse dalle autorità Indiane.
Qui, però, voglio ringraziare doverosamente tutti coloro che sono stati attivi giornalmente e hanno creduto in quello che facevano perdonatemi se non ricordo tutti i nomi ; molti non li ho più letti da tanto tempo, altri sono andati in altri gruppi ma gli inizi non si possono dimenticare.
Tutte le amministratrici del gruppo "Ridateci i nostri Leoni" e Andrea Lenoci, F. Termentini, Luigi Di Stefano, Antonio Milella, Alfredo Declesia, Bruno Serino, Nicola Marenzi, Nicola Evoli, Alessandro Matiocci, Monica Giuseppina Marini, Ciro Lancetto, Graziella Sozzi, Maurizio Tentor, Marcello Morelli, Gianfranco Pellicciari, Paolo Job, Cecilia Anitta Bertolini, Beatrice Speranza, Vittorio Guillot, Ulderico Ciullini, Edoardo Medini, Giada Jennyfer Camisasca, Pietro Camardi, Roberto Galland Stocchetti, Andy Holyred e tutti quelli che hanno dimostrato sincero interesse riconoscendosi nei valori fondamentali che consentirono ai nostri Nonni e Padri di far grande questo paese.

Concedetemi un'ultima considerazione che è questa: