Google+ Badge

venerdì 18 luglio 2014

LA SORDITÀ DELLA U.E.


CHI  URLA E CHI TACE




Con il governo italiano assurdamente bloccato nella sua “consegna del silenzio” nonostante il rapido approssimarsi dell’udienza del tribunale speciale indiano – il 31 luglio – chiamato a pronunciarsi (se così sarà, dopo due anni e mezzo dai fatti) sulla sorte dei due fucilieri della Marina Militare italiana Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, l’unica iniziativa politica nazionale che si levi a favore di una pronta soluzione dell’umiliante caso della prigionia in India dei nostri due marò è quella della Lega.
Già in sede ci assemblea inagurale della legislatura dell’europarlamento, lo stesso segretario leghista Matteo  Salvini aveva richiesto alla comunità europea un’iniziativa politica comune dell’Ue per risolvere il conflitto di giurisdizione con Nuova Delhi e per la tutela delle forze armate messe a disposizione della sicurezza dei trasporti marittimi europei.
E, sempre presso il parlamento europeo, è stata rivolta in queste ore, dal deputato leghista Mario Borghezio, una interrogazione urgente al presidente del Consiglio europeo Jean.Claude Juncker, perché si faccia rapida ed esaustiva chiarezza sulla situazione dei nostri marò e sulle cosiddette “regole d’ingaggio” e le dovute tutele europee e nazionali ai militari impegnati in missioni internazionali.
Purtroppo, come è vergognosa routine, in queste ore il vero “impegno” delle cosiddette “istituzioni Ue” e del governo Renzi è esclusivamente quello di incidere nella spartizione delle poltrone di comando dell’inutile e mostruosa macchina Ue: in particolare per promuovere l’attuale ministro degli Esteri Federica Mogherini all’incarico di “alto rappresentante” dell’Ue alla politica estera. Incarico unicamente utile ad accelerare una sottomissione dell’Ue nel suo complesso al Trattato Transatlantico di libero commercio (Ttip) che gli angloamericani desiderano firmato entro il prossimo autunno o comunque entro il semestre di presidenza italiana dell’Unione europea.  Trattato che eliminerà altri brandelli di sovranità nazionale, economica e finanziaria, agli Stati nazionali europei.
Sul fronte delle tutele ai militari in missione, Mario Borghezio ha comunque richiesto – e Juncker non potrà fare a meno di rispondere, anche se preferirebbe delegare alla Mogherini (che potrebbe essere nominata alla politica estera in agosto) una dichiarazione di impotenza – esatte informazioni sulle regole internazionali in vigore per il contrasto alla pirateria marittima.
“Con riferimento alle delle norme disposte dall’ONU attraverso l’Agenzia Marittima Internazionale (IMO) di Londra e, segnatamente, alle Best Management Practises - BMP 4-  e alle Rules for Use of Force –RUF  - per il contrasto alla pirateria marittima”, si sollevano specificatamente, nell’interrogazione urgente, le seguenti tre questioni:
- Sono stati approvati atti dispositivi comunitari che definiscano le regole di ingaggio per l’attuazione della sicurezza delle navi e dei porti contro atti illeciti e, in particolare, per il contrasto della pirateria?
- Sono stati approvati atti dispositivi comunitari o sono state emanate le direttive per l’applicazione dei mezzi cinetici nelle misure di contrasto alla pirateria onde definire appropriate misure cogenti che tengano conto del rischio di danni collaterali e allo scopo di evitare vittime totalmente estranee al fenomeno della pirateria?
- Con riferimento al noto incidente che ha visto coinvolta la nave italiana “Enrica Lexie” e che ha visto coinvolto uno stato Membro dell’UE e nel quale il perseguimento della  sicurezza marittima ha determinato vittime civili, esistono atti derivanti da investigazioni da parte dell’Ente europeo preposto che abbiano appurato o meno la conformità delle regole di ingaggio siano esse dettate dall’IMO o dalla  Unione Europea?”.
E’ evidente che le risposte a tali quesiti indicheranno di per sé l’assoluta incapacità politica e diplomatica dell’Ue (e dell’Italia) a far valere proprie ragioni normative e di sovranità.
Sicuramente i due militari del San Marco – e con essi le loro famiglie e i loro commilitoni, di tutte le armi, stanno pagando sulla loro pelle sia il dilettantismo e la sudditanza della politica estera nazionale e sia, purtroppo, un sospetto-certezza che esistano interessi e business considerati più preziosi della vita dei due marò.
Ma almeno la Lega ha gettato un bel sasso nello stagno, promettendo di non abbassare mai la sua offensiva per restituire un futuro ai due fucilieri di marina ancora ostaggi, dal 15 febbraio 2012, dell’inanità di ben tre governi italiani: Monti, Letta, Renzi.