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lunedì 8 giugno 2015

L'ASSURDITÀ

Diplomazia e Giustizia






Facciamo alcune considerazioni della vicenda senza riproporre l'intera storia ormai conosciuta da tutti, anche dai meno attenti.
Due sono gli errori fondamentali che hanno innescato la vicenda:
1° Il rientro della Lexie a Kochi,
2° Aver fatto sbarcare i nostri due Fucilieri.
La nostra "diplomazia" si è rivelata totalmente incapace, improvvida e inadeguata a gestire l'emergenza che si era creata, forse fidando troppo nel fatto che l'India "era un paese amico" e che bastasse qualche scusa e qualche pacca sulla spalla per risolverla non tenendo conto del periodo e delle contrapposizioni politiche che vi si stavano svolgendo.
Tutto questo col senno di poi e con la gestione affidata all'ineffabile De Mistura che era, certamente, molto abile ad ingraziarsi le autorità Indiane più che risolvere un caso al di sopra delle sue capacità diplomatiche.
Che le autorità del Kerala, abilmente, abbiano tratto in inganno il comandante della Lexie è un fatto ma aver consentito l'arresto di due militari in servizio effettivo sotto l'egida dell'ONU  contravvenendo a tutte le regole dei trattati che regolano la materia e, di per se, rischiando una dichiarazione di guerra, indipendentemente dall'azione commessa.
Si noti che il Kerala è uno stato dell'India (e non la nazione Indiana) ed era in forte contrapposizione politica col Governo centrale quindi quale occasione migliore per mettere in difficoltà l'odiata rivale Sonia Gandi?
Se i nostri Fucilieri avessero contrastato, con le armi, la salita a bordo abusiva (la nave è sempre territorio Italiano) dei trenta poliziotti non credo che si sarebbe arrivati ad un conflitto ma, piuttosto, ad una serie di trattative per stabilire la reale situazione ma, evidentemente, chi aveva il compito di trattare aveva fretta, o pensava, di chiudere la faccenda a tarallucci e vino.
Un atteggiamento ostile va controbattuto con risposte adeguate come nel caso dell'esclusione dei nostri esperti del ROS ad assistere alle prove balistiche doveva, da subito, generare il sospetto di manipolazioni e, di conseguenza, portare il MAE a disconoscere, e non accettare, l'autorità giudiziaria Indiana.
Vi è di certo che, in questo caso, l'India ha stabilito una serie di record negativi mai verificatisi nelle democrazie conosciute: 40 mesi di sequestro senza capi d'accusa definiti, 40 mesi d'indagini mai presentate ad una Corte, 40 mesi di rinvii per incapacità di applicazione di una legge (SUA Act 2002)che nulla a che vedere col caso in esame, divergenze tra magistratura e politica sulla definizione del caso, mancata applicazione del Codice Penale, accordi segreti  (inutili) con la controparte (ben tre governi succedutisi e che, solo l'ultimo ha disconosciuto l'autorità giudiziaria Indiana).
Anche la concessione di "licenze" è un assurdità giuridica tutta Indiana che dimostra e rafforza il sospetto che tutta la vicenda era più politica che giuridica ma la trasformazione è avvenuta durante il percorso allorquando la Suprema Corte ha tolto il caso al Kerala avocandolo a se e, da quel momento, è cominciata l'odissea "giuridica" per gli Indiani ma "tragica" per i nostri Fucilieri.
Inutile dire che, sin dall'inizio della vicenda, Come scrissi anche all'allora Ministro Giulio Terzi. prospettavamo (come gruppo) il ricorso all'arbitrato ma venivano accampate( da parte del suo staf) le scuse ridicole dei tempi lunghi e dell'accordo tra Stati mentre, in realtà si temevano ritorsioni per gli accordi economici (leggi Federmeccanica) e per le nostre aziende operanti in India.
Adesso l'India lamenta che non può procedere, nella causa , per la mancata  presenza e collaborazione dell'Italia e per questo è costretta a continui rinvii ma il sospetto viene spontaneo che, qualora si dovesse decidere di rimpatriare Salvatore Girone, il tempo trascorso in attesa di giudizio verrebbe presentato come giusta punizione agli occhi della comunità dei Pescatori per tacitarli.


A.Adamo