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venerdì 27 settembre 2013

L'unica via d'uscita a questo caos è scritta nella Costituzione: basta applicarla

Lettera aperta a Napolitano



Signor Presidente della Repubblica,
nella nostra veste di Presidenti dei gruppi parlamentari di Forza Italia, intendiamo rappresentarLe alcune considerazioni a seguito della sua Dichiarazione relativa all'assemblea dei nostri gruppi parlamentari svoltasi ieri.
I gruppi parlamentari, nella loro autonomia costituzionalmente garantita, hanno ritenuto di riunirsi, per esaminare le prospettive di vicende prossime che investiranno direttamente attribuzioni rimesse in via esclusiva agli organi parlamentari dall'articolo 66 della Costituzione.
L'assemblea non era finalizzata né ad assumere decisioni sul governo del paese né, tantomeno, anche per l'evidente illegittimità di simili ipotesi, ad assumere orientamenti operativi sulle decisioni della magistratura o sulle prerogative del Capo dello Stato.
Né la riunione era istituzionalmente volta a manifestare solidarietà al Presidente Berlusconi, parlamentare anch'egli e leader del Partito, pur essendo questa una eventualità che non costituirebbe, com'è di tutta evidenza, alcuna ipotesi di comportamento inappropriato o ingiustificabile da parte di coloro che condividono, con il Presidente Berlusconi, i medesimi orientamenti politici e le medesime battaglie.
L'oggetto della riunione riguardava viceversa l'atteggiamento da assumere, ciascuno nella propria libertà, come si addice a parlamentari che rappresentano la Nazione e godono delle guarentigie di cui all'art. 67 della Costituzione, rispetto all'orientamento del Senato della Repubblica, che sembra ormai farsi strada e che comunque rappresenta un'eventualità molto concreta, in ordine alle determinazioni sull'applicazione al Sen. Berlusconi della c.d. Legge Severino.
In particolare, si tratta, come Ella sa, di una pronunzia che il Senato dovrà assumere nella propria qualità di organo della verifica dei poteri ai sensi dell'art. 66 della Costituzione, qualità che, secondo costante orientamento della Corte di cassazione e della Corte costituzionale, costituisce esercizio, seppure speciale, di funzioni giurisdizionali.
Sotto questo punto di vista, la riunione del gruppo era volta ad esigere il rispetto dell'organo parlamentare, allorché, come nel caso di specie, in questione è proprio lo Stato di diritto nella sua manifestazione suprema che è la Costituzione.
Com'è infatti noto, le norme sul sindacato incidentale di costituzionalità delle leggi impongono che qualsiasi organo eserciti funzioni giurisdizionali sia tenuto, allorché ritenga una questione di legittimità rilevante e non manifestamente infondata, a investirne la Corte costituzionale.
Si tratta di un dovere cui l'organo giudicante non può sottrarsi quando rilevi l'esistenza di un dubbio, senza necessità - va aggiunto - che sia previamente raggiunta da parte sua una certezza sulla incostituzionalità.
Che sulla c.d. Legge Severino vi siano consistenti dubbi di legittimità qualora la si voglia applicare al caso Berlusconi è dimostrato dalle tantissime voci, di ogni orientamento culturale, che tra i giuristi ed esperti si sono nelle ultime settimane levate.
Il rifiuto di ascoltare questi dubbi da parte di molti parlamentari, malgrado ci si trovi in una sede di verifica dei poteri, è stato ritenuto dalla totalità dei partecipanti alla riunione dei gruppi di Forza Italia, un'inaccettabile negazione dello Stato costituzionale di diritto, tale da rendere intollerabile la permanenza in un Parlamento che si dimostrasse cosi sordo alle ragioni della legalità.
Nessuno ha voluto interferire con la vita del governo o con le decisioni del presidente del Consiglio e del Capo dello Stato.
In gioco è solo, ma si tratta della questione più importante per dei parlamentari, il rispetto della Costituzione da parte dell'organo che rappresenta direttamente la sovranità nazionale: il Parlamento della Repubblica.
Desumere ulteriori intenzioni non corrisponde alle motivazioni dell'iniziativa che è e rimane rimessa alla sola libera coscienza di ciascun parlamentare di Forza Italia.
In fede
On. Renato Brunetta, Sen. Renato Schifani

ODISSEA

Pubblicato su  da Alfredo
1)Gen Termentini siamo arrivati a quasi 600 giorni e i nostri ragazzi sono ancora in India. Da un governo che ha nominato inviato speciale Staffan De Mistura potevamo aspettarci qualcosa di diverso? E se si cosa si aspettava che facesse questo governo?
Sono molto pessimista dott. D'Ecclesia per vari motivi. In tutta onestà, mi sarei aspettato ben altro da questo Governo ed in particolare dal Ministro Bonino da sempre paladina dei diritti umani e che invece per la vicenda dei due Marò non sembra essere coinvolta più di tanto.
Non si conoscono, infatti, prese di posizione del Ministro. Solo sporadiche frasi di circostanza, spesso retoriche come quando si esprime sull’equità e la rapidità del processo. Esercizi linguistici parlare di rapidità dopo che sono trascorsi 19 mesi dagli eventi e 6 mesi dall’insediamento del Governo. Offese ai diritti dell’uomo ed alla Giustizia garantendo equità in un processo penale.
Giorno dopo giorno mi convinco sempre di più che come avvenuto in passato per l’Ambasciatore Terzi, anche oggi il Ministro degli Affari Esteri è praticamente estromesso dalla gestione di un problema che invece dovrebbe essere di esclusiva competenza della Farnesina, Dicastero tenutario dell’expertise necessaria per la gestione di fatti e controversie internazionali.
In tutta questa vicenda, infatti, emerge e si conferma sempre di più un’ambiguità gestionale difficilmente comprensibile. Con il precedente Esecutivo abbiamo visto che fin dal primo momento la Difesa ha rappresentato il polo dove si sono concentrate le iniziative e forse anche delegate le competenze. E’ stata la Difesa, infatti, a dare l'ok all'armatore perché la Erica Lexie rientrasse sul porto di Koci ed a sottoscrivere - per quanto noto - l'impegno con l'India per rendere disponibili per un futuro interrogatorio gli altri 4 Fucilieri di Marina componenti il NMP coordinato da Massimiliano Latorre.
Il Ministro Di Paola ha pagato gli indennizzi alle famiglie dei due poveri pescatori uccisi e per i danni al peschereccio indiano. Un'iniziativa sicuramente non presa in autonomia dal Ministro ma coordinata con la Presidenza del Consiglio se non altro per giustificare l’onere economico da contabilizzare, difficilmente imputabile agli usuali capitoli di spesa. Un atto peraltro interpretato dagli indiani ed anche da qualche italiano come un'ammissione di colpa.
Una Difesa accompagnata da discontinue comparse dell'allora Sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura, come tale delegato dagli Esteri, ma in buona sostanza palesemente autorizzato a decidere in autonomia forse sempre dall’Esecutivo, non sempre in sintonia con l’ex Ministro Terzi.
Non solo un’ipotesi, quella della mancata condivisione fra Ministro e Sottosegretario nella gestione degli eventi, ma quasi una certezza considerando il ruolo palesemente ricoperto dal dott. De Mistura nel consigliare il rientro improvviso in India dei due Fucilieri di Marina nel marzo u.s., anche sconfessando sue precedenti convinzioni espresse qualche giorno in merito alla necessità di avviare un arbitrato internazionale.
Da quel momento il dott. De Mistura e non il Ministro degli Esteri é diventato l’interlocutore privilegiato per la trattazione del problema, delegato anche a rilasciare poche e scarne informazioni, di volta in volta riprese quasi testualmente dagli altri Dicasteri interessati alla questione.
Nominato Commissario del Governo per la vicenda, oggi risponde direttamente a Palazzo Chigi, limitandosi, quasi sicuramente, solo ad informare gli Esteri che diventa portavoce di decisioni prese da altri, forse anche con il coinvolgimento delle più altre cariche dello Stato.
L'italo svedese Staffan de Mistura, di fatto é diventato il gestore del futuro dei due marò e lo sta facendo con un approccio non sempre condivisibile. Una designazione che lascia perplessi, sicuramente imposta da valutazioni di vertice condizionate probabilmente anche da alleati importanti impegnati a difendere i propri interessi in India.
2) Il Ministro degli Esteri Bonino ha delegato ad altri le azioni,sembra decisamente fuori ruolo,e anche nelle dichiarazioni ha denotato un assenza e una non conoscenza assoluta della vicenda,deducibile da cose dette non solo in maniera improvvisata ma anche in maniera sciagurata e mi riferisco alle sue dichiarazioni sulle vedove,su quelli che non ci sono più e sulla cocciutaggine nel voler riportare a casa i due ragazzi. Caro Generale ma quando parla il ministro a chi si rivolge?
Credo di poter ripetere confermando quanto detto in precedenza: il Ministro Bonino si esprime sulla base delle informazioni di cui dispone e che al momento arrivano esclusivamente dal dott. De Mistura in quanto credo che anche il ruolo dell’Ambasciatore a Delhi sia stato al momento ridimensionato per quanto attiene ai fatti specifici.
Leggendo la Sua domanda, penso inoltre, che anche Lei che da tempo si occupa della vicenda abbia consolidato una convinzione simile alla mia, ma quello che mi lascia perplesso é il perché il Ministro Bonino abbia accettato un ruolo di subordine in una vicenda importantissima come quella di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Un’accondiscendenza che appare inusuale conoscendo le caratteristiche intellettuali, professionali e caratteriali della titolare del Dicastero degli Esteri.
Di fatto si sta ripetendo quello che é avvenuto con il precedente Esecutivo. Una Farnesina di fatto vincolata da decisioni superiori in cui il ruolo di de Mistura diventa dominante e condizionante le decisioni di Palazzo Chigi. Il perché ciò avvenga e sia avvenuto sulla pelle di due cittadini italiani non é facile ipotizzarlo, ma di fatto sta accadendo sulla scia di un passato sicuramente mal gestito e quasi sicuramente condizionato da lobby economiche ed alleanze politiche sul piano globale.
3)Grazie al vice ministro degli esteri siamo venuti a conoscenza che il governo italiano sin dal primo giorno aveva deciso di affidare all'India la gestione del caso.L'India li processa e se li reputa colpevoli ,si dimostra comprensiva non esasperando la pena che i nostri marò vengono a scontare in Italia.Può un governo trattare i suoi uomini a questa maniera gen.Termentini,come se fossero due criminali ?
Questo é l'aspetto che maggiormente indigna. Una serie di fatti che senza offesa per nessuno mi permetto di definire vergognosi per una serie di motivi. La cessione completa della sovranità nazionale delegando all'India il diritto di giudicare che nessuna legge internazionale prevede. Il non pretendere che ai nostri militari sia concessa l'immunitá funzionale riconosciuta dal diritto consuetudinario e pattizio, applicata, peraltro, dalla stessa India nei confronti di due suoi militari inquadrati nel contingente ONU impiegato in Congo ed accusati di stupro. Il non pretendere che L'India si attenga alla Convenzione di Montego Bay sul diritto della mare da Delhi sottoscritta. Riconsegnare due cittadini italiani ad un Paese che prevede la pena di morte per i reati loro attribuiti, confidando nei contenuti di un documento sottoscritto dall'Addetto di affari indiano a Roma, peraltro sconfessato di lì a qualche giorno dallo stesso premier indiano Singh in risposta ad una telefonata del Senatore Monti sullo specifico.
Questi i principali aspetti di cui io come cittadino italiano mi vergogno e non vado oltre nell’elencarli per non annoiare. Arrossisco, però, per questa serie di azioni che evidenziano la inefficacia delle parole dette e ridette in questi mesi dai rappresentanti istituzionali anche di elevato rango. I fatti stanno, infatti, dimostrando che l'impegno istituzionale italiano per i due marò é più formale che sostanziale, un interesse quasi obbligato dalle circostanze ma non sentito come dovere etico.
Parole e solo parole, fatti inconcludenti, che dimostrano una verità al momento incontrovertibile: la valenza indiana nella gestione delle trattative è di gran lunga superiore alla nostra e tale da evidenziare in ambito internazionale una pochezza italiana che va ben oltre la valenza economica del Paese.
4)Il 15 Agosto abbiamo saputo dall'inviato De Mistura che c'erano problemi con l'India per l'audizione degli altri 4 marò,hanno aspettato il 15 Agosto per comunicarlo,Cosa andava a fare De Mistura in India,oltre a portare le orecchiette,a trattare l'audizione dei 4?
E come mai continua a ricoprire quel ruolo ,riesce a farsene una ragione?
Alla prima domanda rispondo esprimendo un dubbio : forse il dott. de Mistura fa parte a quella categoria di Funzionari adusi a dire di fronte ad eventi importanti che potrebbero coinvolgerli direttamente, "io non c'ero, se ero presente ero momentaneamente fuori posto o impegnato in altro ".
Infatti, appare strano che un Commissario governativo incaricato di mediare per la sorte di due italiani dimentichi di anteporre a qualsiasi richiesta della controparte aspetti sostanziali come quelli dell'impegni sottoscritti a marzo del 2012 su un eventuale interrogatorio degli altri 4 Fucilieri di Marina.
Chi è titolare di responsabilità del genere non può permettersi di disconoscere o solo dimenticare aspetti che si stanno dimostrando fondamentali per la chiusura delle indagini e quindi l’inizio del processo. Elementi difficilmente impugnabili in quanto parte integrante di norme procedurali indiane che prevedono determinate prerogative e diritti decisionali a coloro a cui sono affidate le indagini.
Aver relegato in subordine questi vincoli rappresenta una imperdonabile sottostima della controparte che dimostra di essere tuttaltro che sprovveduta. Ancora una volta la conferma della pochezza dei contenuti dell'azione diplomatica italiana a fronte, invece, di una determinazione indiana.
I motivi per cui il dott. De Mistura rimane al suo posto sono noti solo a chi lo ha designato per questo incarico. Sostituirlo in questo momento, comunque, potrebbe dimostrare agli indiani che in questi 600 giorni l'Italia ha sbagliato tutto anche nella scelta dei propri Funzionari. Si potrebbe rimediare al danno affiancando al dott. De Mistura un supporto, "una spalla" giustificata dalla stanchezza del Commissario accumulata in questi 19 mesi.
5)Nessuna parola è stata proferita all'Onu sui marò,nessun incontro ,nemmeno al bar. E' normale tutto ciò Generale?
Una scelta incomprensibile ed assolutamente difficile da accettare come cittadino italiano. Non un cenno nell’agenda dei lavori, nemmeno un incontro "face to face" se non altro con gli indiani.
Un silenzio generalizzato ormai diventato tombale, come se qualcuno avesse dimenticato o gli è stato imposto di dimenticare che da 19 mesi ci sono due militari italiani in ostaggio di uno Stato terzo.
Non ci sono parole, se prima ho utilizzato l’aggettivo "vergognoso" ora non vado oltre altrimenti supererei ogni limite di decenza.
6) Non è venuto fuori nessun nome di chi ha dato ordini che non poteva dare,e a quanto pare in molti sono stati pure premiati .In tutti i paesi del mondo sarebbero cadute molte teste,in Italia no vengono premiati .Come mai generale hanno seguito alla lettera gli ordini del mandante o dei mandanti?
La parola "ordine" ha intrinseco il significato di un obbligo da rispettare. Un'adempienza che deve essere osservata e non disattesa (to must, per usare un termine inglese che rende benissimo il concetto ). Forse nell’intera vicenda qualcuno ha interpretato piuttosto che applicato regole e normativa.
L'Armatore avrebbe dovuto informare il Comando della Squadra Navale (CINCINAV) della Marina Militare per avvertire del rientro della Lexie in acque territoriali indiane. Un obbligo previsto da un’apposita convenzione sottoscritta tra l'Associazione armatori ed il Ministero della Difesa nel quadro delle norme attuative della legge 130/2011.
L'ex Ministro Di Paola avrebbe dovuto chiarire perché il Comando Operativo Interforze (COI) avvertito dall’Armatore sul rientro della Lexie a Koci come da lui stesso riferito al Parlamento il 15 ottobre 2012, non abbia coinvolto CINCINAV da cui dipendevano sulla linea gerarchico funzionale i Fucilieri di Marina. Una dimenticanza che lascia perplessi per due motivi. Il primo perché il Ministro della Difesa doveva sapere dei vincoli imposti da una convenzione stipulata dalla Difesa. Il secondo, più importante, é rappresentato dal fatto che l'allora Ministro, già Ammiraglio di altissimo rango, conoscendo le procedure applicate per il coordinamento operativo dei marinai e delle navi impiegate "Fuori Area" non abbia chiarito perché nella fattispecie ciò non sia avvenuto.
7) A quanto pare un ruolo particolare continua ad averlo Finmeccanica,e lei lo sbocco finale di tutti quelli che hanno dato gli ordini? E anche di quelli che dovevano monitorare?
Probabilmente Finmeccanica sta tentando di difendere come é giusto e corretto sul piano imprenditoriale i propri interessi. Si spera solo che non lo faccia sulla "pelle" dei nostri ragazzi sfruttando una situazione ormai ai limiti dell'inverosimile.
8)Cosa si può fare per i nostri ragazzi?E chi dovrebbe farlo gli attuali governanti che si sono bruciati tutti,o dei referenti nuovi nazionali o internazionali,quale può essere la via d'uscita gen Termentini?
A mio avviso l'unica via d'uscita ormai possibile, lecita ed incontestabile, é il ricorso all'arbitrato internazionale attivabile, peraltro, in brevissimo tempo come confermano esperti di diritto internazionale (anche in sole due settimane). Questa strada, però, è stata abbandonata.
Solo una determinazione internazionale potrebbe, infatti, indurre l'India a tornare sui propri passi. Un atto forse anche auspicato dagli stessi indiani che sono entrati in un loop senza fine a ridosso delle prossime elezioni politiche. Delhi potrebbe trovare un alibi nella risoluzione internazionale motivando ogni decisone come imposta dall’arbitrato.
Una soluzione che probabilmente agevolerebbe anche Finmeccanica nel risolvere i propri problemi con gli indiani.
caso marò:Intervista al gen.Fernando Termentini

I BISNONNI DELLE FRECCE TRICOLORI

La nascita del volo acrobatico


25/09/2013 - Quella che di fatto viene comunemente considerata la nascita dell’acrobazia aerea in Italia, il primo atto di quella tradizione di cui oggi è erede il 313° Gruppo Addestramento Acrobatico “Frecce Tricolori”, è l’assunzione del comando del 1° Stormo Caccia da parte del Ten.Col. Rino Corso Fougier , il 1° giugno 1928 presso lo storico aeroporto di Campoformido – Udine, anche se il formale passaggio di consegna avverrà il 1° settembre. Pioniere e iniziatore del volo collettivo in Italia, Fougier è un valente aviatore, portatore di un’idea innovativa, per alcuni rivoluzionaria, quale l’importanza dell’acrobazia come parte indispensabile dell’addestramento del pilota militare. Secondo Fougier, infatti, per conseguire la massima efficacia nell’impiego bellico dell’aeroplano, un pilota militare deve prima acquisire sicurezza, padronanza, sensibilità e coordinazione in qualsiasi assetto di volo. Esattamente ciò che si ottiene attraverso il volo acrobatico.


Ma la neonata Regia Aeronautica fatica ad accettare questa nuova impostazione addestrativa che nei ranghi del 1° Stormo trova invece terreno fertile. Rimane memorabile la dimostrazione di acrobazia collettiva fornita nella primavera 1928 da tre piloti del Reparto, i Serg. Magg. Fruet, Lana e Pancera, che lanciano i loro biplani Fiat CR.1 in audaci looping in formazione nel cielo di Campoformido. Proprio a Fruet verrà affidato il delicato compito di selezionare, presso la scuola di volo, i giovani piloti, futuri “cacciatori”, da avviare all’addestramento acrobatico. Ma per superare la diffidenza e in qualche caso l’ostilità di chi addita i “ragazzi” di Campoformio come dei “saltimbanchi del cielo”, il piglio caparbio di Fougier avrà bisogno anche di un’occasione per guadagnare il definitivo sostegno della Forza Armata. L’occasione si presenta nel luglio del 1929, quando Italo Balbo in persona , in qualità di Sottosegretario all’Aeronautica, pensa ai ragazzi del 1° Stormo per arricchire la manifestazione che l’Aero Club d’Italia sta organizzando per domenica 14 sull’aeroporto del Littorio (Roma) per accogliere i due aviatori statunitensi Roger Williams e Lewis Jance, protagonisti del primo collegamento aereo tra il Nord America e Roma. Balbo si attende molto dal 1° Stormo, un’esibizione acrobatica in piena regola con sei aeroplani (un settimo sarà a terra, come riserva) chiamati ad eseguire un programma che gli uomini di Fougier dovranno mettere a punto e provare in appena ventiquattr’ore!




Il tutto con caccia nuovi di zecca, i Fiat CR.20, con i quali non hanno mai volato prima. L’esibizione del Littorio, neanche a dirlo, è un trionfo. Solo pochi mesi dopo, vede la luce una direttiva operativa della Regia Aeronautica che riconosce finalmente la validità del metodo di addestramento caldeggiato da Fougier. Il manipolo di “indisciplinati”, piloti del 6° Gruppo, si trasforma così in una scuola di acrobazia destinata negli anni a riscuotere entusiasmo e consenso in Italia e all’estero.